Quella cieca ossessione di "Repubblica"

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La Repubblica di Ezio Mauro ha rifiutato qualsiasi revisionismo, anche il più moderato, per timore di perdere una quota dei suoi lettori. Quella più vecchia intellettualmente. La più allineata ai miti della sinistra. La più ostinata nel difendere la favola storica che per anni le è stata presentata come l’unica verità. Non soltanto dai partiti di sinistra, ma da molti testi scolastici di storia. Ho lavorato per quasi cinquanta anni in tanti giornali. E so bene che tutti sono in qualche modo prigionieri dei propri lettori. Per entrare in crisi, non è necessario perderli per intero: è sufficiente vedersi abbandonare da una frazione non secondaria di chi ti compra ogni giorno.
È quel che sta accadendo a La Repubblica. Non ha perso lettori che militano a sinistra, tranne i più radicali e frustrati. Bensì quelli che da un giornale pretendono equilibrio nelle cronache, pluralismo di opinioni, analisi politiche non viziate dal partito preso. Non riesco a capire perché Mauro non abbia scelto questa seconda strada. E sia rimasto inchiodato sul perbenismo pedagogico, tutto inclinato a sinistra, in difesa del partito Democratico. Lo ha deciso lui, essendo un moderato intelligente? Lo ha deciso il suo editore? Lo hanno deciso, e glielo hanno imposto, i piccoli centurioni de La Repubblica, il blocco di redattori e degli opinionisti importanti? Penso sia stata una scelta di Mauro, un direttore troppo forte e autorevole per lasciarsi imporre qualunque cosa.
Sta di fatto che da un errore di strategia culturale sono nati altri errori. Il più evidente è l’aver fatto de La Repubblica la bandiera della battaglia continua, ossessiva e irrazionale contro il centrodestra e, soprattutto, contro Berlusconi. Il Cavaliere, o il Caimano, viene preso di mira ogni giorno in ogni pagina del giornale. Nelle cronache, negli editoriali, nelle rubriche, nelle vignette, persino nella scelta delle fotografie.
Il Cavaliere non è un padreterno. Ha molti difetti. E sbaglia spesso, come accade a tutti i leader di partito. È giusto che la stampa lo controlli, lo critichi, lo attacchi quando è necessario. Ma considerarlo il genio del male, un nuovo Mussolini o un Hitler redivivo, pronto a mettere l’Italia in catene, serve soltanto al suo vittimismo. E induce a commettere troppi passi falsi.
Nell’ultimo anno, l’acume politico de La Repubblica ha fatto cilecca non poche volte. L’abbaglio più vistoso è stato quello di convincersi che il centrosinistra di Veltroni avrebbe vinto le elezioni politiche del 2008. Molti indizi inducevano a pensare il contrario. Ma in largo Fochetti hanno preferito non vederli. Di questa cecità i lettori de La Repubblica hanno avuto un esempio difficile da dimenticare. È il pronostico di Scalfari, scolpito alla fine di un suo ennesimo editoriale contro le malefatte del Caimano. La domenica 30 marzo 2008, due settimane prima del voto, Eugenio concluse così la sua predica festiva: «Ho un presentimento: il centrosinistra vincerà sia alla Camera sia al Senato. Fino a pochi giorni fa pensavo il contrario, che non ce l’avrebbe fatta. Ebbene, ho cambiato idea. Ce la fa. Con avversari di questo livello non si può perdere. Gli elettori cominciano a capirlo. Io sono pronto a scommetterci».
È anche per questa cecità che, tra la fine del 2008 e l’inizio del 2009, La Repubblica è entrata in crisi. Il giornale di Ezio Mauro non è l’unico a soffrire. Tutti i grandi quotidiani, a parte La Stampa di Anselmi e Il Sole 24 ore di Ferruccio De Bortoli hanno il fiato grosso. Perdono copie per una crescente disaffezione dei lettori. E perdono pubblicità, a causa della depressione economica che fa sparire gli inserzionisti. I ricavi degli editori si riducono. Diventa obbligatorio tagliare tutti i costi, anche quello del personale di redazione. Pure i collaboratori di rango si vedono ridurre i compensi. Ma è la mia vecchia La Repubblica a soffrire di più. Nel dicembre 2008, secondo i dati della Federazione italiana degli editori dei giornali, aveva perso il 15.2% delle copie diffuse rispetto al dicembre 2007. E il suo distacco dal Corriere era cresciuto perché la flessione di via Solferino non aveva superato l’8%. È evidente che il pensiero unico non rende. Parlo del pensiero di largo Fochetti. Qui si forma un giornale obeso per numero di pagine, monolitico, sempre uguale a se stesso, prevedibile e noioso. L’esatto contrario del foglio libertino teorizzato da Scalfari. Tutti gli editorialisti la vedono allo stesso modo e scrivono il medesimo articolo. Di solito sparacchiando contro Berlusconi, il mostro da abbattere. L’effetto è quello del disco rotto che ripete di continuo una sola canzone. Le opinioni in contrasto con il coro non sono ammesse, come dimostra la mia piccola vicenda. Pure il lettore più distratto sa in partenza cosa leggerà l’indomani su La Repubblica. Del resto, molti lettori, soprattutto a sinistra, non vogliono avere sorprese, visto che hanno già tante disgrazie. Desiderano essere rassicurati nelle loro opinioni. Rifiutano di veder mettere in dubbio quello che pensano. E alle domande imbarazzanti preferiscono i luoghi comuni, le prediche abituali, il rosario immutabile delle invettive e degli elogi. In questo senso, cito Andrea Romano, «La Repubblica è l’unico vero giornale di partito che sopravviva in Italia». Però tanti altri lettori non ragionano così. E cambiano giornale o smettono di acquistarne uno.
(*tratto da «Il revisionista», Rizzoli)

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COMMENTI

51 commenti su  1  2  3  4  5  6  7  8  9  10   pagine dal più vecchio | dal più recente
#51 ultimomambero (1) - lettore
il 28.05.09 alle ore 17:45 scrive:
Pansa è bravo e coraggioso. Tuttavia non posso non ricordare una sua intervista di qualche anno fa, nella quale sosteneva che i giovani di sinistra sono culturalmente più preparati e "antropologicamente" migliori di quelli di destra. La ricordo perché mi rimase impressa, fu la stessa cosa che disse Claudio Amendola. Solo che da uno come Amendola una sciocchezza simile me l'aspetto, da Pansa no.
#50 Caterpillar (1247) - lettore
il 26.05.09 alle ore 20:05 scrive:
#33 Menenio Agrippa, non è necessario essere intellettuali o giornalisti per indovinare il contenuto di un articolo di Repubblica semplicemente osservandone il titolo. Il suo volume di vendite è inspiegabile ed andrebbe approfondito (è diverso se nel totale si comprendono le copie omaggio ed i resi), anche se viene considerato dall’intellighenzia e dalla “cultura” come un testo sacro, una specie di “catechismo” con le risposte pronte e confezionate per ogni occasione. Come se i lettori non fossero in grado di avere idee proprie, non fossero liberi di crearsi un’opinione autonoma. Repubblica è l’esempio concreto di tradimento del codice etico dei giornalisti, di infedeltà nei confronti della deontologia professionale che vorrebbe il giornalista strenuo difensore della verità e della libertà come i magistrati dovrebbero esserlo della legge. Oggi vengono difesi i giochi di potere e le politiche da basso impero, mentre il lettore, cornuto e mazziato, abbocca, sorregge e si crede pure intelligente.
#49 luiginaelena (266) - lettore
il 26.05.09 alle ore 19:28 scrive:
Gen sig Pansa,leggerLa come sempre mi ricuora Le spiego perche':ho votato a sinistra per molti anni,ero giovane e idealista,poi c'e' stato questo attacco ignobile ad una persona che con la distruzione della dc si affacciava alla politica,questo mi ha fatto pensare.Voto a destra con un certo rimpianto(forse della gioventu)non condivido molte scelte di Berlusconi,ma sono convinta,non so perche', che la sinistra usi sempre da anni la demonizzazione dell'avversario e questo non mi piace.Forse Repubblica dovrebbe riflettere nel prendere certe posizioni cosi' poco serie per un giornale nazionale.
#48 carlo474 (248) - lettore
il 26.05.09 alle ore 19:16 scrive:
A Wolf: bravo. Se serve una mano.... a Colui che, nel rispetto della tradizione COMUNISTA, rilascia patenti ed etichette vorrei semplicemente far notare che è affatto vero che Pansa sia il primo, o l'unico, a scrivere di certe porcate e che se non vengono ancora fuori è grazie a chi, come lui, non vuol sentire altro che la campane della parte "migliore" della società e della "cultura" italiana. Solo un esempio: "Meridiano d'Italia Illustrato" edito il 17 Aprile 1952. Vi è molto più di quanto riportato da "Il Sangue Dei Vinti".....MILLENOVECENTOCINQUANTADUE........ ma bisognava saper leggere e VOLER leggere....e far di conto!
#47 Wolf (6447) - lettore
il 26.05.09 alle ore 19:12 scrive:
#34 Vasilij Grigorevič Zajcev: mi fa piacere che la lettura dei commenti le sia di aiuto. Vede, il sarcasmo mal-riuscito è sintomo di profonda tristezza e per questo godo, godo nel vedervi col musone, verdi di invidia e rossi d'ira. A me lei non fa ridere, la compatisco per la sua condizione di perdente cronico.
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