venerdì 28 dicembre 2007, 07:00
Quella fabbrica di pentiti che ha annientato Contrada
La vera storia giudiziaria dellex super 007 del Sisde che rischia di morire in cella
Il fatto è che Bruno Contrada non è stato soltanto vittima delle faide interne ai corpi dello Stato, ma è stato il sacrificio propiziatorio al teorema del «terzo livello» e della connivenza delle istituzioni e del potere politico con la mafia. Inizialmente il processo che hanno tentato di fare a Contrada e che ancora echeggia in certe dichiarazioni delle vedove dellantimafia che si oppongono alla concessione della grazia, doveva essere il processo per la strage di via DAmelio: Contrada doveva essere lagente dei servizi segreti «deviati» che per conto del potere politico (leggi Andreotti, ma indagheranno pure su DellUtri e Berlusconi come «mandanti delle stragi») avrebbe fatto assassinare dalla mafia il giudice Paolo Borsellino e la sua scorta, dopo aver tentato di assassinare Giovanni Falcone con il tritolo sugli scogli dellAddaura. Lhanno scritto e fatto scrivere in centinaia di articoli e in decine di libri, lhanno messo persino in un film: Contrada che si aggira sul luogo della strage pochi secondi dopo lesplosione del tritolo. Non sono riusciti nellintento, non fossaltro perché Contrada in quegli istanti era in barca con dieci testimoni molte miglia al largo di Palermo e hanno ripiegato sullo scivoloso «concorso esterno», buono per tutti gli usi e facile a sostenersi con la volonterosa collaborazione dei soliti «pentiti». Ora temono la revisione del processo, che può smascherare i «pentiti» e scoprire gli autori della trama. E temono anche la grazia: meglio che Contrada muoia in carcere e al più presto.