Quella feroce crociata laica contro i credenti

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Da un paio d’anni a questa parte, quando incontro giornalisti o conosco persone nuove, mi capita una cosa strana. Dopo i primi convenevoli, tutti improvvisamente si irrigidiscono e, con uno sguardo imbarazzato, precisano: «Guardi che io sono laico». Avendo ben chiara l’etimologia delle parole - pur sembrandomi assolutamente fuori luogo l’osservazione - li rassicuravo. Sono laica anch’io, non ho mai preso nessun voto di un qualche ordine religioso. Poi con il passare dei mesi ho capito che c’era una grande battaglia in corso, una battaglia feroce e senza esclusione di colpi.

Il mondo sembrava diviso esattamente in due. Da una parte appunto i laici, difensori del progresso e della civiltà, e dall’altra i credenti, oscurantisti, alfieri del regresso, sessuofobici e nemici della libertà dell’uomo. E naturalmente io, in quanto credente, agli occhi di tutte le persone che mi incontravano, rientravo nella seconda categoria. Non ero preparata a trovarmi sul banco dei retrogradi, degli ottusi e quindi a dover rispondere a domande di imbarazzante limitatezza. Come tutte le persone solitarie, sono abituata a fare delle riflessioni piuttosto profonde e articolate sulle cose e davanti alla marea di questi pregiudizi e luoghi comuni mi sento completamente spiazzata.

Che cosa vuol dire credere? Obbedire ciecamente a una persona? Osservare dei rituali rassicuranti? Vivere nella paura dello scandalo, del peccato? Ho una natura anarchica e ribelle e difficilmente avrei potuto adattarmi a una qualsiasi di queste opzioni. Non sono cresciuta in un ambiente cattolico e dunque non ho assorbito - per fortuna - i nefasti condizionamenti di una fede trasformata in usanza, nella ripetizione vuota di formulette dal sapore dolciastro. Sono inoltre voracemente curiosa. Le cose che non comprendo, le voglio capire, come voglio costantemente riuscire a superare i limiti e gli ostacoli. Non ho mai avuto una folgorazione sulla via Damasco come San Paolo né quella più moderna di André Frossard. Piuttosto ho sempre sentito in me il forte desiderio di ricercare un senso e altrettanto forte la voce della coscienza. Sono stati proprio questi due fattori a spingermi verso un cammino di conoscenza e di studio che dura tutt’ora.

La maggior parte dei miei amici non è credente, eppure non ho mai sentito la necessità di criticarli, di cambiare la loro visione del mondo o, tanto più, di giudicarli. La diversità di idee mi è sempre sembrata una delle ricchezze della vita e non un nemico da combattere. Mi colpisce molto, dunque, lo spirito di feroce crociata che pervade l’universo dei laici. Perché tanto livore, tanto impiego di energia, tanta intolleranza verso persone che hanno una diversa visione del mondo? Perché tanto impellente è il bisogno di convincere le persone credenti che hanno imboccato una via sbagliata? Forse perché da noi si leva una voce in difesa della vita e contro altre barbarie che, astutamente e subdolamente, si vogliono far passare come progressi per la libertà dell’uomo?

Non c’è forse dietro questa crociata delle certezze - perché queste persone, beate loro, vivono confortate da straordinarie certezze - la volontà di rimuovere la parte più profonda dell’uomo, la più oscura, quella che lo lega al mistero del male e alla finitezza e che ne fa una creatura perennemente alla ricerca di senso?

È proprio da questa ricerca che nascono le inquietudini, i dubbi e le domande. E le domande, inseguendosi l’un l’altra, a un certo punto si scontrano con qualcosa che non è più fonte di ragionamento, ma di meraviglia, perché, a un tratto, ci si rende conto che la realtà dell’infinitamente grande e dell’infinitamente piccolo sfugge alla percezione della nostra mente.

La consapevolezza del divino non nasce dunque dalla paura né dal conformismo, ma piuttosto dalla meraviglia, dal saper vivere con emozione e stupore la ricchezza - anche tragica - che la realtà di ogni giorno ci propone. Vivere con la fede non vuol dire chiudere delle porte perché si teme quel che c’è dietro, ma aprirle tutte perché non c’è niente dietro che ci possa far paura. Né la morte - questo grande mistero che tutti ci attanaglia - né la malattia, né l’imprevedibilità della vita.

L’accettazione del mistero ci permette di far scivolare in secondo piano quella cosa così noiosa e ingombrante che si chiama «io» e che ci ossessiona con le sue monotone cantilene dalla nascita alla tomba, questo tronfio nanerottolo che ci vuol far credere che la realtà sia solo quella che lui è in grado di proiettare sullo schermo della nostra mente, che sa domare e manipolare secondo i suoi desideri, e che nulla - al di fuori del suo raggio d’azione - possa esistere. Io penso in realtà che la vita non sia stare in una gabbia, seppur confortevole, e difendere con alti strilli il suo perimetro - come vuole quel nanerottolo - ma fuggire da tutte le gabbie, da tutto ciò che rimpicciolisce e umilia la misteriosa grandezza e dignità dell’uomo.

La fede nella mia vita non ha portato alcuna chiusura, alcuna paura. Anzi, quelle che c’erano, le ha spazzate via, spazzando via anche molte certezze. Per questo resto strabiliata davanti all’immagine spauracchio del credente che viene agitata in questa battaglia, diventata ormai guerra aperta. E questa guerra, alla fine, non è la guerra tra le ottuse truppe del Papa e i paladini del progresso autodeterminato, ma tra chi è in grado di ascoltare ancora la voce della propria coscienza - che sia credente, agnostico, buddista, ebreo o musulmano - e ha a cuore la delicata complessità dell’uomo e chi ascolta invece unicamente la rumorosa grancassa dei media.
Susanna Tamaro

COMMENTI

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#62 William_2009 (2) - lettore
il 03.05.09 alle ore 17:33 scrive:
Premetto che uso rarissimamente questi "forum", perché ritengo che se gli argomenti valgono la pena di essere commentati, lo spazio che vi si può dedicare è troppo piccolo. L'argomento della Sig.ra Tamaro è di estrema attualità. I commenti spaziano un po' troppo fuori del tema, oppure contestano il fatto stesso. Mi soffermo solo su questo. Sono stati scritti libri negli USA, ed uno si traduce "L'anticattolicesimo: l'ultimo pregiudizio accettabile". Vi è anche una sigla usata da giornalisti e produttori cinematografici: ABC ("all but catholicism": tutto, ma non il cattolicesimo). Per una puntuale e giornaliera recensione degli attacchi e degli insulti al Cattolicesimo (Cristo compreso, per non parlare del Papa, a dispetto delle leggi vigenti), invito a visitare il sito di AVVENIRE "www.avvenire.it", alla Rubrica "Lupus in pagina". Tutto ciò andrebbe approfodito con calma e metodo. Però non avrei usato il termine "crociata", che fu una difesa di terre cristiane da invasioni islamiche.
#61 Sylvia Mayer (8996) - lettore
il 03.05.09 alle ore 16:55 scrive:
*#44 km_fbi*-Caro amico,la ringrazio per il cortesissimo consiglio.Vorrei pero'spiegarle il mio pensiero,ed il suo percorso.Diversamente dal tipo di"laici"cui la Tamaro si riferisce,da decenni e per decenni ho approfondito.Mi chiede da dove viengono i principi etici nei quali mi riconosco.Ed afferma che l'unica vera rivoluzione che ha senso e'attribuibile al Cristo.Senza nulla togliere al ramo cristiano(non cattolico:cristiano)dell'albero genealogico della cultura cui appartengo,io mi riconosco innanzitutto in radici di secoli prima(che affondano in un humus ancor piu'antico).Mi riferisco alla Grecia. "Dall'Oriente egiziano,mesopotamico e indiano,in Grecia i veicoli di influssi culturali furono molti:la misurazione dei terreni,i metodi di calcolo,le cognizioni astronomiche e mediche,nonche'culti e dottrine religiose,e concezione del mondo,tutti concetti che i Greci appresero dagli Orientali,tutte concezioni formulate con un'aureola di magia o esposte con religiosità sacerdotale.[...]
#60 Sylvia Mayer (8996) - lettore
il 03.05.09 alle ore 16:54 scrive:
"Il genio greco,sulle stesse concezioni ebbe l'intuizione iniziale di studiarle su un piano piu' scientifico,ponendosi il problema della ricerca razionale,attraverso l'osservazione della scienza intesa come conoscenza razionale della natura."Parti' dalla speculazione sul mondo fisico o cosmologico, per approdare al problema dell'Uomo[...]alla ricerca di un principio al di la' della fisica. La filosofia greca si avvia a diventare metafisica e d'ora in avanti si presentera'come ricerca di una causa prima.[...].Ciò che ha importanza e interesse sono gli uomini,la società[...].I greci non indagarono piu'sulle cose,ma l'uomo e i suoi problemi quali la conoscenza,la societa',la morale,[...] il diritto,lo Stato,il linguaggio[...].Le risposte che trovarono sono dette umanistiche(o spiritualistiche).
#59 Sylvia Mayer (8996) - lettore
il 03.05.09 alle ore 16:53 scrive:
Non credo in un dio,ne'alle rivoluzioni,e ritengo che tutto sia un evolversi,quindi che anche il pensiero,la filosofia,l'etica ed anche le religioni siano un susseguirsi di apporti precedenti e di correlazioni."Niente si crea,niente si distrugge,tutto si trasforma".Non potendo scrivere un trattato,semplifichero'al massimo.I miei riferimenti: Talete(Mileto, 640 a.C.-624 a.C. circa),considerato il primo filosofo della storia occidentale..La scuola Ionica(i presocratici.Anassimandro-Mileto, 610 a.C.-546 a.C. circa),una fusione di Physis(natura)e lògos (razionalita')."Teogonia" di Esiodo e "Cosmogonia" di Ferecide di Siro riconducono tutta la realta' a un primo "Ente" nel postulato che da esso sia nato il tutto..La scuola pitagorica( Pitagora,575 a.C.),quella Eraclitea (Eraclito, Efeso,dopo la II meta'del VI sec. a.C."Panta rei"-Senofane.).La scuola Eleatica (Parmenide,Zenone,Melisso di Samo-VI e V secolo a.C).
#58 Sylvia Mayer (8996) - lettore
il 03.05.09 alle ore 16:53 scrive:
"Per la scuola di Elea non c'e'stata nessuna creazione perché l'Essere(per i filosofi eleatici tutto e'Dio),non puo'essere stato creato dal non-Essere,ovvero cio'che esiste non puo'essere stato creato da cio'che non esiste,quindi l'Essere e'sempre esistito.[...]I filosofi eleatici cercavano di perseguire la ricerca di un Essere unico,eterno ed immutabile."Poi:Socrate (Atene, 469 a.C.) ed i suoi allievi Platone(Atene, 427 a.C.-Atene,347 a.C.)ed Aristotele(Stagira 384-383 a.C) che aiutarono a porre le fondamenta della storia della filosofia occidentale.Poi,certo(sto andando a balzi in avanti)c'e'l'ebraismo(che affonda le sue radici nell'Antico Testamento-Tanakh,circa 1800-1700 a.C.)ed il cristianesimo.Ultimo balzo al recente,per concludere,il giusnaturalismo("diritto naturale"e"diritto positivo").Giusnaturalisti per antonomasia gli autori del Seicento e del Settecento d.C. Grozio/Huig de Groot (1583-1645),Hobbes(1588-1679)), Locke (1632-1704)), Rousseau (1712-1778), Kant(1724-1804)...
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