Quella pretesa superba di avere l’ultima parola

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di Pur non condividendo alcune sue idee, ho sempre provato simpatia per Lucio Magri, così come ho sempre letto con interesse e stima il manifesto, da lui fondato. La cultura infatti non è tanto ripetere ciò che noi siamo, o pensiamo di essere, ma imparare da quello che non siamo.
La notizia della sua morte mi ha dato dispiacere, e ancor più dispiacere apprendere il modo in cui ha voluto dare fine ai suoi giorni. Non sono un prete e non intendo condannare. Non posso nemmeno escludere me stesso dalla possibilità di compiere io stesso un atto del genere: non perch´ ci abbia mai pensato, ma perch´ non sono così sicuro di me da sapermi a priori capace di affrontare certe situazioni.
So però una cosa: che, se venisse un giorno così, potrei sempre invocare l'aiuto di Dio e contare sull'aiuto di tanti amici, che sono la mano di Dio.
Magri è andato a morire in Svizzera, dove si può avere il suicidio assistito, dove cioè ci sono persone fidate, stipendiate, che ti aiutano (non so e non voglio sapere come) a concludere la tua vita. Non voglio nemmeno immaginare come sia la vita di questi generosi cittadini, cosa chiederà la loro moglie, la sera, quando rientrano a casa dal lavoro. Mi basta rilevare una differenza importante: per morire è sufficiente una persona fidata, rassicurante; per vivere, invece, questo non basta, occorrono degli amici, occorre una compagnia profonda. Si muore sempre per evitare qualcosa, mi disse una mamma davanti al cadavere del proprio figlio di vent'anni, morto di cancro.
Quanto alla modalità scelta da Magri per morire, la trovo particolarmente triste. In ogni suicidio c'è un messaggio, una lettera criptata. Impiccarsi non è come spararsi un colpo, tagliarsi le vene non è come buttarsi dal decimo piano. Sono tutti messaggi, lettere, biglietti: quelli veri (perch´ quelli lasciati scritti generalmente sono pieni di bugie).
Scegliere il suicidio assistito è, tra tutte le soluzioni, la più malinconica, per certi aspetti (chiedo scusa a Magri) la più proterva. Chi si uccide è come se dicesse: l'ultima parola su di me voglio dirla io. Ma nessuno, per quanto ateo, può essere così certo di questo pensiero: non possiamo escludere che la smentita dei nostri pensieri ci balzi davanti, all'improvviso. Ce lo ha insegnato Shakespeare, nel suo Essere o non essere. Per questo, e non solo per soffrire il meno possibile, di solito ci si ammazza in fretta.
Magri sapeva bene queste cose: la scelta di andare in Svizzera lo dimostra. Voleva cautelarsi contro la possibilità stessa di cambiare idea, contro i fantasmi della vita, che si possono incontrare anche nelle nebbie della morte.
Un'ultima considerazione, visto che la tragedia si è svolta in Svizzera. C'è da credere che il povero Magri abbia pagato chi lo ha aiutato nel grande passo. Ora, so che quello che sto per dire non è granch´ cattolico, ma io sono abbastanza d'accordo con l'idea, molto svizzera, che ciascun uomo abbia il suo prezzo. L'espressione «la vita umana non ha prezzo» è una di quelle che condannano chi le usa a perdere tutte le battaglie civili alle quali partecipa. È quasi matematico. Io cerco di non usarla mai perch´ non dice chiaramente nessuna verità.
Ma proprio qui sta il paradosso. Se la vita di un uomo ha un valore economico, vuol dire che la vita non è solo un fatto privato, e che togliersela dicendo «è roba mia» è insensato. Se un uomo bruciasse un miliardo di dollari (meglio lasciar perdere l'euro, per adesso) dicendo sono miei, ci faccio quello che mi pare, noi giustamente disapproveremmo: il suo gesto in qualche modo danneggerebbe anche noi.
Figuriamoci se, al posto di un mucchio di carta, c'è un uomo.
Con questo, mi guardo bene dal giudicare Lucio Magri. Ho solo cercato di spiegare perch´, prima dell'accordo o del disaccordo col gesto in s´, una notizia come questa ci lascia tanto tristi.
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COMMENTI

7 commenti su  1  2   pagine dal più vecchio | dal più recente
#7 KATYN1943 (272) - lettore
il 01.12.11 alle ore 17:33 scrive:
Io non ho provato ne simpatia ne antipatia per questo uomo che ha seguito una chimera sanguinosa e sanguinolenta senza discostarsene. Mi sono solo e sempre domandata come hanno fatto gli uomini come lui a seguire questa scia di sangue che ha sin dai primi anni del novecento ha illuso e precluso la vita di qualche miliardo di uomini!!! Le morti accertate sotto i regimi comunisti si annoverano a circa 80 milioni. Sono stati sogni sognati, di una società bella, pulita, libera dal condizionamento occidentale, paritaria ed uguale. Appunto un sogno. Tanti si sono svegliati, 80 milioni di uomini riposano si fa per dire sotto due metri di terra, altri vivovo una realtà vagheggiata. Magri viveva il comunismo a modo suo, con tutti i benefit dell'occidente. E quando preso dallo sconforto della moglie morta, non ha trovato di meglio che farsi suicidare!!!!
#6 gesmund (485) - lettore
il 01.12.11 alle ore 10:58 scrive:
So cosa si prova. E lo sa anche Dio.
#5 petra (1569) - lettore
il 30.11.11 alle ore 14:28 scrive:
Sono solo fatti suoi. Mi dispiace però, per questo uomo bellissimo....
#4 gdn1963 (134) - lettore
il 30.11.11 alle ore 12:59 scrive:
I Cattolici vedono la vita secondo il proprio credo. I Mussulmani vedono la vita secondo il proprio credo. TUTTE le religioni vedono la vita secondo la propria professione di fede. Questo non è un problema; lo diventa quando tutti i credenti di qualunque religione essi siano pretendono di imporlo a chi non crede. Io non credo, non credo alla sacralità della mia vita e rivendico il diritto di gestirla come ritengo in linea col mio modo di ragionare. Senza offendere ne imporre nulla a nessuno
#3 niclar (7) - lettore
il 30.11.11 alle ore 10:58 scrive:
Sono ateo. Dicono che la vita è un dono di dio e che l'uomo è dotato di libero arbitrio. In tal caso il donatario diventa PADRONE della PROPRIA vita e, grazie al libero arbitrio, ne dispone a suo INSINDACABILE giudizio. Nel condannare il suicidio (diretto o procurato), si interviene indebitamente nella sfera intima dell'individuo e perciò la legge non ha alcun titolo per intervenire a favore o contro.
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