Quelli che vogliono l’aborto a domicilio

di -
«A me non l’ha detto nessuno che alla fine mi sarei trovata da sola, nel bagno di casa mia, mezza priva di sensi dal dolore e dalle perdite di sangue, a tirare lo sciacquone che si portava via quello che sarebbe stato un bambino. Questo è stato per me il famoso aborto farmacologico». Così comincia il drammatico racconto (pubblicato dal Corriere padano) di una ragazza che ha abortito a Piacenza con la Ru486, la pillola che per molti è ancora il simbolo di un aborto meno traumatico e invasivo di quello eseguito con altri metodi. L’abbiamo detto tante volte: il metodo chimico è fisicamente doloroso, come ha riconosciuto il senatore Ignazio Marino, e psicologicamente invasivo, come ha affermato Piergiorgio Crosignani, il primo a sperimentare la Ru486 in Italia.
In Francia, le donne che scelgono l’aborto a domicilio sono sottoposte a un colloquio preliminare per verificare la presenza di una serie di requisiti psicosociali; non si può accedere al metodo in caso di «livello cognitivo insufficiente, vulnerabilità emozionale o psichica, mancanza di disciplina, isolamento relazionale o fisico» e di «scarsa resistenza al dolore». Tradotto in poche parole, significa che una donna deve aspettarsi solitudine, sofferenza, ansia, mancanza di garanzie sanitarie. Eppure ancora tanti, compreso Filippo Facci, non vogliono convincersi che non si tratta della scelta tra «una pratica ospedaliera e culturalmente traumatica» e un’altra «privata e culturalmente non traumatica». Quello che è in gioco non è la preoccupazione di offrire alle donne la pratica migliore. Altrimenti non si capisce lo straordinario caso di due farmaci (la Ru486 e il Cytotec, entrambi necessari al protocollo dell’aborto chimico) promossi ostinatamente da parlamentari, presidenti di regione, consigli regionali e comunali, assessori locali, e non dalle aziende che li producono. Se i politici che sostengono la Ru486 fossero mossi solo da uno straordinario interesse per la salute della donna, avremmo dovuto vedere una identica mobilitazione per la diffusione del metodo Karman, o magari contro l’eccessiva percentuale di parti cesarei in Italia. Ma quando Enrico Rossi, assessore alla Sanità in Toscana, fa esprimere il Consiglio regionale a favore dell’uso di un farmaco abortivo tuttora illegale, quando praticamente tutte le Regioni amministrate dal centrosinistra seguono a cascata il suo esempio, il motivo è politico.
Come ha scritto anche Facci, la 194 è ormai per tutti la legge che «non si tocca»: si sa che riaprire un dibattito parlamentare sull’interruzione di gravidanza può provocare solo lacerazioni e crisi, a destra come a sinistra. Ma introducendo l’aborto a domicilio, la 194 sarebbe modificata nei fatti, senza la necessità immediata di un rischioso passaggio parlamentare. Diffondere la pillola abortiva vuol dire trasferire l’aborto fuori dall’ospedale, e smontare silenziosamente la legge italiana, che prevede l’obbligo di eseguire gli interventi nelle strutture pubbliche. Questo renderebbe definitivamente inapplicata e inapplicabile la prima parte della 194, dedicata alla prevenzione dell’aborto e al sostegno delle maternità difficili. È facile ipotizzare che l’Italia seguirebbe l’esempio francese, dove la vecchia legge Veil, la più simile alla nostra in Europa, è stata modificata alcuni anni dopo l’introduzione della Ru486. Oggi in Francia si può chiedere la pillola al medico convenzionato, che fornisce i farmaci per abortire, gli antidolorifici di routine, il foglietto con le istruzioni, il numero di telefono del pronto soccorso più vicino. Una firma, e poi a casa, da sola, per poi raccontare, come la ragazza di Piacenza: «Mi sento male a ricordare la solitudine, la mancanza di tutela, la mancanza di tutti».
Si dice: ma le donne possono scegliere, e la pillola abortiva è un’opzione in più. Una studiosa femminista, Gail Pheterson, ha documentato come l’idea di scelta sia sostanzialmente aleatoria, e come sia invece il sistema sanitario e l’orientamento dei medici a indirizzare verso il metodo abortivo. In alcuni Paesi, come Olanda e Germania, la Ru486 è commercializzata, ma le donne non la scelgono, tanto che la ditta che la distribuisce in Germania meditava di ritirarla dal mercato, mentre in altri, come la Francia, è ampiamente usata. La scelta, in realtà, è tutta politica, ed è tra chi vuole applicare la 194 e chi la vuole svuotare dall’interno. Senza toccarla, naturalmente: almeno per il momento.
Eugenia Roccella

ANNUNCI GOOGLE

COMMENTI

6 commenti su  1  2   pagine dal più vecchio | dal più recente
#6 ermetere (1551) - lettore
il 12.03.08 alle ore 17:51 scrive:
Mah! Quanto disquisire sul nulla. se la legge fosse applicata in ogni punto, gli aborti scenderebbero a cifre evanescenti. Ad abortire prima dei tre mesi, di fatto, sono solo quelle donne che di fatto non hanno scelta alcuna (spesso perchè, proprio per mancanza di una applicazione seria, le scelte non gliele hanno prospettate): sposate al terzo figlio e oltre, immigrate,magari clandestine, giovanissime che non san nemmeno come han fatto a ritrovarsi incinte, eccetera. invece di promuovere l'aborto come fosse una contraccezione o un giochino divertente, quando è ovviamente una personale e dolorosa tragedia nella vita di una donna, forse occorrerebbe muoversi sul campo di una contraccezione decente, anche con l'uso della pillola del giorno dopo, che invece non è abortiva. E se proprio è andata male comunque, verifica,applicando seriamente la legge, se non sia possibile portare comunque avanti una gravidanza, con aiuti, sostegni, l'affido alle strutture (in tanti vorrebbero e non possono)... La RU, non serve a niente, se non a scaricare totalmente sulla donna, pure il peso della pratica ospedaliera. E se abita troppo lontano per prevenire le problematiche? Cordialmente, E.U.
#5 Ale! (552) - lettore
il 12.03.08 alle ore 17:31 scrive:
L'ipocrisia del pensiero progressista dominante, oltre a non aver più pudore, cerca addirittura di cambiare le carte in tavola per pace della loro coscienza, reinterpretando il significato scientifico di vita. Denota il razzismo ideologico insito nelle loro teorie, l'eugenetica, sogno che appare e scompare nelle epoche storiche. Chi non appare normale, chi è deforme, chi con sindromi insignificanti non è degno di campare al Loro cospetto di benpensanti. Il significato di vita, viene da loro adottato in base alle loro bieche filosofie. La vita non è degna di rispetto nella loro società ideale. A meno che non vesta in cachemere, non sieda nei salotti radical chic di cui fanno parte. Essi non definiscono vita un bimbo anche se di 3 o quattro settimane. Se il cuore batte, e BATTE, chi se n'importa, meglio l'egoismo. Se poi è supportato dai benpensanti dei salotti, meglio ancora, mi fan sentir meglio! Essi definirono "materiale abortivo" il bimbo di otto mesi ucciso assieme alla mamma, l'anno scorso. Sono fiero di pensarla a modo mio, ormai ridotto con pochi altri all'estinzione. Almeno di testa uso la mia, non quella che il progressismo ed il sessantotto ci impongono d'usare. Lieti saluti.
#4 Barak Obama (19) - lettore
il 12.03.08 alle ore 15:15 scrive:
Definire l'aborto come l'uccisione di un bambino è scorretto, è due volte scorretto: è scorretto da un punto di vista teorico, direi biologico, perché non riconsce che la nascita è un processo in cui l'inizio(l'incontro tra uno spermatozoo e un ovulo) e la fine(un bambino) non sono la stessa cosa - nè giuridicamente, nè concettualmente, nè terminologicamente. Ma sopratutto è scorretto da un punto di vista etico, umano direi, perché non rispetta il dolore profondo di cui si fa carico una donna che abortisce: definirla un'assassina mi sembra incivile e poco caritatevole. In ogni caso qui si sta parlando d'altro, in ospedale a chiedere la somministrazione della RU486 non ci vanno donne che devono decidere se abortire o meno, ci va chi ha già deciso, la sua scelta (dolorosa, che non sta ne a me ne a nessuno giudicare)l'ha già fatta. In questo contesto avere la possibilità di scegliere una soluzione alternativa rispetto al raschiamento non mi sembra un male. I problemi non nascono quando ci si offre una scelta in più i problemi nascono quando qualcuno ci toglie ogni scelta. Sono d'accordo sul fatto che la donna debba essere correttamente informata, ma una volta che l'informazione è stata data la scelta se abortire o meno, e in che modo farlo, è solo della donna.
#3 Ale! (552) - lettore
il 12.03.08 alle ore 14:24 scrive:
Quando si tira lo sciacquone, oltre al bambino nel water ci finisce pure quel che resta della coscienza. L'uso di questo farmaco, permette pure a persone che non s'azzarderebbero ad abortire chirurgicamente, per timore, vergogna o semplicemente per evitare un inutile perdita di tempo, a gettare appunto nel water quel poco di coscienza che potrebbe rimanergli. Poi assistiamo a correi in omicidio , la Banelli, a cui, ovviamente, viene scontata la pena. Per l'ipocrita è meglio uccidere un bimbo che non può urlare, ma guai a sfiorare un assassino! Questo è il progressismo e ciò a cui ci ha portato. Lieti saluti.
#2 andrea1a (11) - lettore
il 12.03.08 alle ore 14:20 scrive:
Qualè il problema? caro Barak, il problema è che dietro alla "semplice" RU486, che a mio avviso viene pubblicizzata con troppa superficialità (sembra che la RU sia come l'aspirina, la prendi ed il giorno dopo torna il buon umore).Bisogna ricordare che dietro a tutto c'è l'uccisione di un bambino!!! e questo mi sembra più che sufficiente. Nessuno nega il diritto alla decisione autonoma della donna, ma questo ESIGE una maggiore informazione e attenzione alle future mamme per aiutarle nella tragica scelta. Io sono per la difesa della vita. Ciao
6 commenti su  1  2   pagine RSS commenti | Cosa sono?
Alessandro Sallusti
Gli Stati Uniti lo salutano come il "salvatore d'Europa", lui elogia Berlusconi "statista" ma poi sale in cattedra  continua..
Scrivi al direttore

L'opinione

di Nicola Porro
Siciliotti è quel signore biondo, con i capelli quasi più ridicoli...
di Stefano Filippi
A che gioco gioca Silvio Berlusconi? Leggete l’intervista che...
di Marcello Foa
Gran bel colpo della Stampa, che stamane pubblica un’intervista...
di Alberto Taliani
 Mentre infuria la polemica sui mammoni e sull’illusione del posto...
di Paolo Giordano
Se poi te li ritrovi qui, tra i velluti di un cinque stelle con vista...
di Dan Segre
Perché la Cina segue la Russia nel bloccare le sanzioni contro la...
di Sum ergo Cogito
Per credere nell’infinito occorre accorgersi che il mondo é...
- correlati
+ correlati