giovedì 25 giugno 2009, 07:00
Quell’inchiesta che non porta da nessuna parte
La partenza, a tutta pagina, sembrava un colpo da ko: «Soldi, festini e prostituzione», titolava giovedì scorso la Repubblica. Pareva finita, per Silvio, ancora prima di ascoltare le registrazioni di Patrizia. È passata una settimana e invece non solo Berlusconi non è andato al tappeto, ma una domanda diventa necessaria: la polpa di quest’inchiesta, in questo affastellarsi di rivelazioni, dov’è? Siamo d’accordo, il premier ha ricevuto una escort, come si dice oggi per il mestiere più antico del mondo. Le avrebbe pure detto: «Aspettami nel letto grande». Bene, dobbiamo dirlo?, questa storia non ci piace. Noi non ne andremmo fieri. Altre ragazze sarebbero andate a Palazzo Grazioli e si sarebbero fatte fotografate in bagno. Ok. E poi?
I giornali, Repubblica in testa (lo stesso quotidiano che ora vuole querelare il premier) ci hanno fatto intendere altro. Molto, molto di più. Qualcosa che fa a pugni con leggi e codici. Già venerdì, il quotidiano di Ezio Mauro rilancia il titolo del giorno precedente portandolo ancora più in là: «Nuovo indagato, spunta la cocaina». I soldi. I festini. La prostituzione. E ora pure la cocaina. Le residenze del premier, mescolate negli articoli dei quotidiani, diventano ricettacolo di ogni nefandezza. E il sottinteso è sempre lo stesso: tutto avveniva in qualche modo alla presenza di Berlusconi o con il suo assenso. Sabato, il giornale fondato da Scalfari si supera. In prima pagina si legge: «Parla la seconda ragazza», che poi, se i calcoli sono esatti, è Barbara Montereale: «Così ci reclutavano per le case di Berlusconi». Ma chi reclutava chi? Per che cosa? Orge a pagamento? Festini con sniffate e séparé hard? A pagina 7 è la stessa Monteleone a ridimensionare il quadro delle perversioni: «Io, lo giuro su mia figlia, non ebbi con Berlusconi alcun rapporto sessuale». Mah. Certo, la ragazza precisa di aver avuto una busta, «ma senza fare nulla perché non sono una escort». E allora, Berlusconi si dovrebbe dimettere perché Barbara gli spiegò che i genitori erano morti, lei non ce la faceva a tirare avanti da sola, la figlioletta aveva problemi di salute?».
Nulla rispetto al carosello dei titoli, degli occhielli e dei catenacci che aprono squarci di perversione e malaffare da Romanzo criminale. E nulla aggiunge Lucia Rossini, la terza ragazza, fra quelle «reclutate», che ai megafoni di Repubblica afferma: «Nessun compenso per me, solo regalini da Berlusconi». E allora? Non importa. Tutto sembra sprofondare in quel grande cratere.
L’inchiesta, quella di carta, cresce anche nel week end. Repubblica, puntuale come un treno svizzero, spara lunedì un altro titolo bomba: «Si allarga il filone della cocaina». Ma dove si allarga? E che c’entra Berlusconi? Niente, però sta in mezzo alla tempesta, se non altro in senso geografico. Dagli articoli apprendiamo infatti che c’era un traffico di droga lungo la direttrice Bari-Civitavecchia-Olbia. A corredo, la solita Barbara Montereale ci spiega che a Villa Certosa c’erano pure ragazze slave. Modelle? Amiche? Escort? No, «erano ragazze dell’Est. Lo si capiva dall’accento con cui parlavano italiano». Il resto, tutto il resto, non conta.
Ma in definitiva cosa avrebbe fatto Berlusconi? Dov’è la polpa? La Procura di Bari tace, Berlusconi non risulta al momento indagato, né qualcuno ha ancora chiesto l’utilizzo di sue eventuali intercettazioni. Patrizia D’Addario avrebbe concordato con Gianpaolo Tarantini un compenso. Berlusconi sapeva o addirittura sarebbe stato lui a pagarla? «Gli unici spezzoni pubblicati di presunte registrazioni della D’Addario - risponde Franco Bechis su Italia oggi - mostrano un premier convinto di conquistare la ragazza, mentre le fa la corte».