Altro giro e altra ipotesi. Lo zoccolo duro del pubblico cinematografico è formato da giovani e giovanissimi, quelli che si stravaccano in sala coi popcorn tenendo le scarpe ben in vista in cima alla poltrona davanti. Per questi vocianti spettatori il sessantunenne Christian De Sica è troppo vecchio, non fa più parte del loro (limitato) mondo, per tacere della Ferilli, che per un teenager è praticamente coetanea della Lollo o della Loren. Tanto è vero che la meglio gioventù cinematografara i biglietti quest'anno li ha comprati in massa per I soliti idioti o per Checco Zalone, ariguarda caso, comici sotto i trentacinque anni, oltre che nati da una costola della tv. Chi ha visto nel (semi)crollo dei cinepanettoni uno schiaffo al becerume e alla volgarità, i rampanti modelli cinetelevisivi proprio non li conosce. Zalone non si esprime certo in dolce stil novo e lo sguaiato Mandelli de I soliti idioti usa il «vaf» e affini come puro intercalare. C'è anche chi formula un'altra congettura. De Sica non fa più ridere perché si è improvvisamente affinato. In effetti Vacanze di Natale a Cortina sembra una commedia di Monicelli o Risi, non per qualità, beninteso, pur con tutto il rispetto per Neri Parenti e gli sceneggiatori di lunghissimo e onorato corso Enrico e Carlo Vanzina. Ma per perentoria riduzione delle parolacce e drastica abolizione di peti e rutti. Così i ragazzotti che prima sghignazzavano in coro ad ogni rumore di dubbia (si fa per dire) provenienza, ora non hanno più modo di esaltarsi ai giochi di parole e ai quiproquo, perfino troppo eleganti per chi è avvezzo a scompisciarsi in maniera decisamente naif.
Il passaparola nelle discoteche ha fatto il resto: ragazzi, state a casa, perché non si ride mai. Bugia: si ride molto di più, ma nell'encomiabile assenza di pierinate. In una stagione povera, in tutti i sensi, anche il ritrovato Woody Allen del magnifico Midnight in Paris si è dovuto accontentare delle briciole. Peggio ancora è andata al raffinato francese The Artist: figurarsi una commedia muta e in bianco e nero. Con l'aggravante, imperdonabile, dell'intelligenza. Se ne riparlerà a fine 2012, quando Natale a Shanghai lotterà gomito a gomito con Twilight 17 o Il figlio del gatto con gli stivali. Comunque aspettiamo a dar per (cinematograficamente) defunti gli alfieri del cinepanettonismo. Christian De Sica ha sette vite: il pubblico prenatalizio non è il suo e soltanto a Befana definitivamente sparita tirerà le somme. E c'è da giurare che ancora una volta si prenderà la maglia rosa. Una maglia magari un po' scolorita e con qualche rattoppo. Ma sempre rosa. Anche Sherlock Holmes dovrà togliersi il berrettino di lana scozzese e ammettere: «Elementare Watson, Christian è sempre Christian».
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