Insomma un bel caos all’italiana. Da una parte i consiglieri di centrodestra (Antonio Verro in prima linea, orientato ad astenersi e poi Alessio Gorla e Guglielmo Rositani) che esigono che vengano approntati palinsesti dominati da maggiore pluralismo. Che tradotto in poche parole significa o chiudere alcuni dei programmi sgraditi come Report, Che tempo che fa e Ballarò o, comunque, imporre un efficace contraddittorio. Obblighi che dall’altra parte vengono visti come «censure dittatoriali». Sullo sfondo le illazioni che vedono un premier sempre più infuriato e desideroso di mettere la sordina a chi ritiene dannoso per la tenuta del governo. In mezzo a tutto questo c’è Lei, la neo dg che in poche settimane è riuscita a risolvere la questione Santoro, ma che ora sconterebbe la «colpa» di non essere riuscita a tacitare del tutto il giornalista strappandogli una clausola di non concorrenza (peraltro non prevista per i giornalisti). Perché se Santoro, come pare, andrà a fare la sua trasmissione su La7, continuerà a infiammare il suo pubblico antiberlusconiano. E, dunque, a che pro tutto questa fatica? Il canale Telecom attende di raccogliere i pezzi pregiati in uscita dalla Tv di Stato (e magari anche a prezzo ribassato visto che si troverebbero «senza lavoro»): ma, alla fine, una La7 ancora più forte e potente, tutta incentrata sull’informazione, carica di redditizie «star del giornalismo», non creerebbe ancor più problemi al governo e pure a Mediaset?
Questi i ragionamenti che si consumano in queste ore in molti ambienti, soprattutto a viale Mazzini dove, alla fine, il problema non è tanto rinnovare i contratti ai «divi della sinistra», perché comunque non si possono lasciare dei buchi enormi di palinsesto e di bilancio, ma come farlo. Se, infatti, il neo dg apporterà alcune modifiche e si impegnerà a garantire che i programmi in questione rispettino certe logiche, magari chiedendo il controllo degli ospiti o dei contenuti o tagliando alcuni spazi orari, a quel punto la palla passerà ai vari Fazio, Dandini, Floris, Gabanelli (aggiungiamo anche Luciana Littizzetto e Maurizio Crozza)... Toccherà, insomma a loro, decidere se restare in azienda e magari cominciare una lunga manfrina come quella avvenuta con Santoro, compresa di liti, oppure decidere di accettare la corte di La7 o di altre aziende. Certo è che - conoscendoli - non chineranno il capo, anche se sono ben lontani dalla predisposizione al «martirio» di Santoro.
In ogni caso, oggi, alla Lei interessa incassare l’approvazione dei palinsesti. Poi, però, i giochi non finiranno qui. Una volta approvati, se lo saranno, si tornerà subito a parlare di nomine (ce ne sono in ballo una trentina). E allora il neo dg probabilmente dovrà ringraziare chi l’ha aiutata (la sinistra e la Lega) e, magari, subire le vendette di chi non ha accontentato abbastanza sulle questioni del «pluralismo».
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