Referendum: il premier apre, la Lega è fredda

Berlusconi: "Valuteremo se accorpare elezioni europee, amministrative e referendum". Maroni prende le distanze: "Sa come la pensa la Lega". La Russa: "Sì all'election day, ma meno ballottaggi"

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Milano - Sulla possibilità di accorpare il referendum alle elezioni europee ed amministrative nel cosiddetto election day Berlusconi è stato chiaro: "Ne parleremo al prossimo consiglio dei ministri. Penso che valga la pena fare un ulteriore riflessione perché le argomentazioni che sono state esposte sono degne di approfondimento". Il premier non ha escluso, dunque, che alla fine il governo possa decidere per il sì all'accorpamento. Ma questa decisione, com'è noto, potrebbe infastidire - e non poco - la Lega. Alle parole del premier non si è fatto attendere il commento di Roberto Maroni, ministro dell'Interno: "Berlusconi sa come la pensa la Lega, il risparmio derivante è di soli 173 milioni". Il tema dei soldi non è casuale: è uno dei cavalli di battaglia dei referendari. La tesi è arcinota: perché si devono buttare via centinaia di milioni di euro mandando gli italiani tre volte alle urne nel giro di poche settimane (compreso il turno di ballottaggio delle amministrative)? Intanto la battaglia politica va avanti, giorno dopo giorno. In attesa del consiglio dei ministri in cui si deciderà sul voto. 

Guzzetta: non minacciare fuoco e fiamme "Si possono avere tutte le opinioni sul referendum, ma quello che io trovo molto scorretto è utilizzare la posizione che si ha nel governo, per esempio del ministro dell’Interno, per esempio della Lega, per minacciare fuoco e fiamme se il referendum non verrà boicottato. Questo non è un modo che approviamo di far politica". Così il presidente del comitato promotore del referendum elettorale, Giovanni Guzzetta. "Se si è contrari lo si dica, ci si batta contro il referendum - è l’invito di Guzzetta - ma non si usi la propria posizione istituzionale per boicottare un’iniziativa che è prevista dalla Costituzione e che i cittadini vogliono".

"Apprezzato l'apertura del premier" Il presidente dei referendari torna a sottolineare l’opportunità di tenere in un unico giorno referendum ed elezioni: "Abbiamo fatto questa proposta un mese fa - dice -. Prima che ci fosse questa tragedia ci sembrava una proposta sensata, oggi alla luce di questi fatti non farlo sarebbe criminoso e scellerato. Per questo abbiamo molto apprezzato le parole del premier, che ha riconosciuto che c’è necessità di riflettere su questo punto". Quanto alle possibilità di successo della consultazione, Guzzetta dice di temere che "ci sarà un tentativo, con questo strumento dei ricatti e dei veti, di mettere il silenziatore su questa campagna, ma noi combatteremo perché ciò non accada".

La guerra sulle cifre "Le odierne affermazioni di Maroni sul tema del referendum lasciano basiti - dice Guzzetta -. Oggi il ministro dell’Interno trova l’ardire di affermare che il costo per il mancato abbinamento del referendum all’election day sarebbe di soli 173 milioni di euro. E che dunque, deduco dalle sue parole, anche in un momento di tragedia nazionale come quello che stiamo vivendo si potrebbero tranquillamente mandare in fumo tutti questi soldi, soltanto per far contenti i dirigenti del suo partito". Il presidente dei referendari contesta le cifre fornite dal ministro dell’Interno, "dal momento che gli autorevoli economisti de Lavoce.info hanno già dimostrato che, sia nel caso di un voto nella data del 14 sia in quella del 21 giugno, la forbice dei costi sarebbe stimabile tra i 313 ed i 400 milioni di euro".

Segni: D'Alema è per il sì "Penso che se si votasse a scrutinio segreto i sostenitori del referendum sarebbero in larga maggioranza". Lo ha detto Mario Segni, che si è poi soffermato in particolare sulla posizione del Partito democratico. "Ho l’impressione che le cose siano in netto miglioramento nel Pd - ha sottolineato - Posso dire che D’Alema mi ha detto di essere favorevole, non solo all’accorpamento, ma di essere favorevole al 'sì al referendum'. L’ho incontrato privatamente e mi ha autorizzato a dirlo pubblicamente, che bisogna non solo andare a votare, ma votare sì".

Rotondi: voto sì ma niente campagna "Il referendum non impegnerà nè il governo nè il Pdl: ognuno farà ciò che crede. Io ho raccolto le firme e, naturalmente, andrò a votare. Ma dato il mio ruolo di ministro non potrò fare campagna referendaria e me ne dispiace molto". È quanto dichiara il ministro per l’Attuazione del programma di governo, Gianfranco Rotondi.

La Russa: propongo data unica "Ricordo che non è stata data dalla sinistra ancora nessuna risposta alla mia proposta di ridurre a un solo giorno le tre consultazioni elettorali". Così il ministro della Difesa e coordinatore del Pdl, Ignazio La Russa. All’indomani dell’apertura del premier alla possibilità di tenere il referendum nell’election day, La Russa ricorda la propria proposta ancor più avanzata: "Mettere insieme le tre votazioni (europee, amministrative, referendum) il 7 giugno, prevedendo i ballottaggi solo nel caso non venga superato il 40%". A questa idea, lanciata da tempo, il ministro lamenta di non aver avuto nessuna risposta dal Pd, che invece sta facendo una campagna per tenere il referendum il 7 giugno.

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COMMENTI

64 commenti su 1  2  3   4  5  6  7  8  9  10   pagine dal più vecchio | dal più recente
#49 swiller (1381) - lettore
il 11.04.09 alle ore 8:43 scrive:
#43 Mario Toffolo. Commento impeccabile.
#48 pellini susanna (2467) - lettore
il 11.04.09 alle ore 8:25 scrive:
Beh governo ed opposizione devono spiegare come mai se la prendono con la lega che spende 200 milioni di euro per fare un elezione importante,e poi stanno trattando il condono per lottomatica che ha evaso 98 miliardi?Se non sbaglio sinistri in testa e Berlusconi al seguito di questa megaevasione manco ne parlano.A dimostrazione che questo è un paese dove la malafede regna sovrana.Con 98 miliardi si rimettono in piedi con costruzioni antisismiche 30 citta' come l'aquila.Questo Guzzetta o è un ignorante o è in malafede,ignorando quel credito d'imposta accertato dalla guardia di finanza e di cui è vietato parlarne alla stampa ed al parlamento con uno schieramento trasversale di papponi in malafede.La verita' è che si tenta di accapparrarsi i voti della lega obbligando chi è al governo di fare lista unica per non disperdere voti.Vorrei sapere cosa aspetta la lega a mollare Il PDL spocchioso e tracotante che bara per nascondere le sue debolezze a spese del fronte del nord?
#47 leonida alle termopili (451) - lettore
il 11.04.09 alle ore 8:14 scrive:
abrogate le specialità di Trentino -Alto Adige Südtirol, garantite internazionalmente e noi tirolesi di lingua tedesca, italiana e ladina chiederemo l'autodeterminazione per gestire la nostra terra autonomamente anche dal punto di vista politico. L'Alpenregion o Euregio, se preferite, non è lontana da venire ed è già in discussione tra le provincie di Trento Bolzano ed il Land Tirol austriaco. Nulla contro l'Italia che fino ad ora ha rispettato la nostra autonomia ma se le cose dovessero cambiare, si potrà cambiare anche l'aspetto istituzionale rinnovando il nostro vecchio, amato, Tirolo storico.
#46 Farusman (716) - lettore
il 11.04.09 alle ore 3:28 scrive:
Ma chi è questo Guzzetta? Ma chi lo conosce? Sa benissimo che a far buttare i soldi agli italiani è stato lui e i suoi degni compari inventandosi un inutile referendum; sa benissimo infatti che il referendum non attirerebbe più del 30% degli elettori e quindi non raggiungerebbe mai e poi mai il quorum necessario perchè il risultato sia valido. Quindi sia serio: a lui dei soldi che si sprecano non intresssa un bel nulla. Ciò che gli interessa è aprofittare della percentuale di elettori che si recherà alle urne per le elezioni europee.
#45 pezzodifesso75 (43) - lettore
il 11.04.09 alle ore 2:03 scrive:
Questa è la lega ... collusa ormai da anni con i giochetti di potere romani ed evidentemente insensibile ad una tragedia avvenuta su suolo italiano in favore del boicottaggio di un referendum con evidente spreco di denaro pubblico. D' altronde sono abruzzesi... mica padani. Che tristezza. W L' ITALIA !!!
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Alessandro Sallusti
Gli Stati Uniti lo salutano come il "salvatore d'Europa", lui elogia Berlusconi "statista" ma poi sale in cattedra  continua..
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