Risparmiata da Tangentopoli ora la sinistra paga dazio ai pm

Nel 1992 l’allora Pci scelse di autoassolversi e di regalare il potere alla magistratura anziché fare i conti con il passato. Oggi Bersani guida un esercito di cadaveri politici

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Al di là dei necessari accertamenti della magistratura, per la quale chi scrive «non» ha molto spesso il massimo della fiducia, il quadro delle indagini che emerge sull’area dalemiana del Partito democratico è particolarmente deprimente: un sistema di collegamenti poco chiari, di scambi di favori, di alcune probabili «patrimonializzazioni» personali, una realtà che dimostra anche una certa continuità rispetto al passato «comunista» ma senza più niente anche lontanamente di quella sorta di alone tipico dei finanziamenti illegali di un’organizzazione convinta di un destino rivoluzionario.
Si assiste sostanzialmente a una vecchia macchina che continua a macinare vecchia acqua ma senza più alcuna delle giustificazioni di un passato segnato da una cosa enorme come la guerra civile europea che dal 1914 al 1989 ha sconvolto il nostro continente.
Molte mosse tattiche di Pier Luigi Bersani appaiono di repertorio, solidamente «classiche»: così la demonizzazione dell’avversario, così la tattica mirata a isolare «il nemico principale» Silvio Berlusconi per poi costruire su questa base un’alleanza a proprio favore, in tanti slogan propagandistici messi in circolazione si coglie l’eco di una antica sapienza che ha avuto pochi rivali per decenni. Insomma se si considerano le «parole» pare di risentire il suono di cose dette e ridette negli anni della Prima repubblica da parte dei nipotini di Palmiro Togliatti. Però la pelata bersaniana invece di ricordarci Lenin richiama alla mente Maurizio Ferrini, piuttosto che farci venire in mente l’Armata rossa riporta a borselli e pedalò. Le sue grida paiono solo disperati e sgraziati tentativi per non pagare il biglietto che i vari soci, da Nichi Vendola a Rosi Bindi (per conto di Romano Prodi), e il burattinaio oggi in azione, Carlo De Benedetti, si preparano a presentare. La particolarmente insensata caciara antiberlusconiana sembra più una via per un «speriamo che io me la cavo» che una strategia di lotta. Anche persone organicamente e storicamente «collegate», da Susanna Camusso a Giuseppe Mussari, non guardano più allo stato maggiore ex comunista del Pd per orientarsi: cercano piuttosto di intrecciare alleanze con una Emma Marcegaglia alla ricerca di un qualche destino che con la banda di fantasmi rappresentata da Bersani. Anche le toghe amiche (basta considerare persino il vecchio stratega della magistratura militante Luciano Violante) ormai preferiscono «mandare» ordini di servizio via avvisi di garanzia, che dialogare con i «compagni» come esemplarmente faceva per esempio un Gerardo D’Ambrosio.
Quello a cui si assiste è la fine di una vicenda iniziata nel 1992 quando gli eredi di una forza fondatrice della Repubblica, il Pci, preferirono per non pagare i conti con il proprio passato, abdicare al loro ruolo nazionale, alla radice delle proprie basi sociali (da quegli anni furono molto più attenti agli interessi di certe banche che a quelli degli operai), affidare la gestione della Repubblica ai pm invece che a una Costituzione rinnovata.
Una forza di cui si ha tutto il diritto di pensare tutto il male necessario ma non di celarne la grandezza, si trasformò così in una gigantesca nomenklatura occupata essenzialmente dall’impegno a salvare se stessa. È questo il cadaverone con cui deve fare i conti la politica nazionale. Sarebbe bene che le nuove generazioni, gli Zingaretti, i Renzi, tutti quelli meno invischiati con una storia arrivata al capolinea, si dessero una mossa, perché l’urgenza di un nuovo patto costituzionale di cui l’Italia ha bisogno richiede anche una sinistra che non sia completamente morta.
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COMMENTI

#4 antonin9421 (1980) - lettore
il 07.08.11 alle ore 14:18 scrive:
Bersani applica il 'manuale del bravo comunista' per "...non pagare il biglietto che i vari soci, da Nichi Vendola a Rosi Bindi (per conto di Romano Prodi), e il burattinaio oggi in azione, Carlo De Benedetti, si preparano a presentare..." e lì pure si abbeverano quei sinistri qui convogliati per scribacchiare e calunniare..
#3 pietrom (971) - lettore
il 07.08.11 alle ore 13:49 scrive:
Leggo i commenti #1 e #2, diametralmente opposti, e mi tocca valutare quale sia dal mio punto di vista il più aderente alla realtà. Il primo fa un'analisi degli ultimi anni, dimenticando che il principio "la giustizia e' uguale per tutti" e' una barzelletta. Il secondo commento invece guarda alla situazione italiana da una certa distanza, e identifica le terribili responsabilità di chi ha tradito l'Italia e di chi avrebbe dovuto controllare, a sua volta traditore. Tutto cio' per il *potere* fine a se stesso.
#2 little hawks (262) - lettore
il 07.08.11 alle ore 11:46 scrive:
Noi vogliamo dimenticare che il PCI era strettamente collegato col PCUS in un'epoca in cui il Parlamento italiano aveva stabilito democraticamente l'appartenenza dell'Italia alla NATO. I rubli piovuti in italia, la cartiera di Arbatax dove veniva quasi giornalmente il legname dal mar nero su mezzi ben dotati di antenne per lo spionaggio a radiofrequenza, le notizie fatte giungere dalle cellule ad orecchie interessatissime oltre la cortina di ferro, i corsi per "dirigenti" in territorio russo e tante altre cose ben note a chi era chiamato a difendere il paese dai nemici, devono rendere chiaro a tutti che nel PD vi sono ben altri scheletri negli armadi! Quando si decise di non ripulire il paese dai traditori per evitare una guerra civile, si è deciso come struzzi di mantenere in piedi un inganno, di rimandare a tempi futuri la necessaria chiarezza di cui ha bisogno il paese. I traditori della patria dovrebbero avere il buon gusto di dimettersi tutti dalle cariche pubbliche!
#1 piero1952 (409) - lettore
il 07.08.11 alle ore 11:09 scrive:
Vediamo se dopo aver tentato per circa 10 volte in differenti articoli dedicati al tema, questa volta ci riesco a passare la censura. Si vede che la VERITÀ scotta. Qualche giorno fa il giornalino apriva con una notiziona da prima pagina" 101 indagati nel PD", ricordate? Ebbene, a parte il fatto che trovo rivoltante che un partito politico (chiunque) abbia nelle sue file a rappresentarci degli eletti indagati, sotto processo, addirittura già condannati, anche definitivamente. Ma facciamo un poco di chiarezza. Questi i numeri REALI degli indagati, sotto processo e condannati, oggi presenti nel parlamento (alla data del 20-09-2010): PDL=57; PD=15; UDC=9; LEGA NORD=7; UDEUR=2; Rosa nel pugno=1; IDV=1; Senatore a Vita=1. Piccola riflessione: se il PD ( i comunisti, secondo voi) ha oggi 15 parlamentari in questa lista, ed è presente dal 48 in parlamento, dove ha raccattato i suoi deputati il PDL, presente nel paese da poco più di 17 anni, per averne quasi 4 volte tanto?(di più compreso il premier e la lega)
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