
I cecoslovacchi seguono con interesse la carriera di Corrado Augias: «Donat partirà l’8 febbraio 1967 per New York dove lavorerà per la Rai con il compito di piazzare negli Usa i programmi culturali preparati a Roma. Ha firmato il contratto per due anni con lo stipendio di 1.400 dollari al mese. La moglie lo raggiungerà in aprile con la bambina e con la donna di servizio». I cecoslovacchi cercano di capire se il trasferimento del giornalista e della sua famiglia possa rappresentare un’opportunità.
Prima di tutto occorreva appurare se Corrado Augias fosse disposto a continuare la collaborazione durante la permanenza negli Stati Uniti. In secondo luogo era necessario il nulla osta della sezione d’intelligence cecoslovacca che curava i rapporti con gli informatori residenti negli Stati Uniti (Settore 3). Dalla lettura dei documenti sembra emergere che Corrado Augias si fosse reso disponibile ad incontrare negli Stati Uniti dei cecoslovacchi. Molti i documenti che avvalorano questa tesi. Il giorno prima d’imbarcarsi per New York, Corrado Augias e la moglie incontrano Jaros. Il verbale dell’appuntamento: «Era l’ultimo incontro con Donat. Avevo ricordato a Donat il nostro accordo che se venisse qualcuno con il mio biglietto da visita sul quale egli stesso aveva scritto l'indirizzo, sarebbe stato sicuramente un amico da frequentare. Mi aveva assicurato la sua disponibilità dicendo che sarà sempre un grande amico della Cecoslovacchia. Non riusciva a capacitarsi che era l'ultima volta che ci vedevamo».
Quindi sembra che Corrado Augias acconsenta ad incontrare sul territorio americano dei cecoslovacchi forniti di un segno di riconoscimento rilasciato da Jaros o dai suoi colleghi. Una precedente informativa stilata dall’amico dell’ambasciata cecoslovacca riporta con più precisione le regole da seguire in caso d’appuntamento: «Gli ho chiesto di concedere favore ed amicizia al mio amico che eventualmente manderò da lui. Era entusiasticamente d’accordo, posso contare su di lui. Abbiamo concordato che se dovessi sapere che un mio amico parte per gli Stati Uniti lo cercherà mostrando il mio biglietto da visita. Gliene ho dato uno scrivendoci sopra il mio indirizzo di Roma ed il numero di telefono. Su un altro mio biglietto da visita Donat aveva scritto il suo recapito americano. Ho detto che, se dovesse andare qualcuno con quel biglietto da visita, cioè quello sul quale aveva scritto il suo indirizzo, significava che costui era un mio buon amico».
In un altro documento viene ribadita la disponibilità: «Se qualcuno si rivolgerà a lui a nome di Jaros, vale a dire un membro dell’ambasciata o della missione, Donat lo frequenterà volentieri e cercherà, per quanto gli sia possibile, di soddisfare le necessità». Infine il maggiore Vaclav Majer in un’informativa interna ancora una volta sottolinea quanto già più volte emerso: «Se verrà contattato a nome di Jaros, secondo le proprie disponibilità, Donat manterrà volentieri dei contatti con qualcuno dell’ufficio di rappresentanza diplomatica negli Usa e cercherà di venirgli incontro».
Dopo il benestare del dipartimento che si occupava delle faccende italiane (Settore 1), occorreva quello che si occupava di quelle statunitensi (Settore 3). Quindi la pratica Corrado Augias-Donat venne valutata sia a New York che a Praga. Un documento datato 2 marzo 1967 classificato «top secret» recita: «La posizione di Donat non convince: l'ufficiale che stila la nota è molto critico riguardo la “preparazione operativa del caso prima della partenza da Roma per New York” e lamenta anche che non siano stati eseguiti “controlli di sicurezza“» su Corrado Augias. Il giornalista avrebbe potuto essere un infiltrato dei servizi italiani. Per quel che riguarda la qualità del servizio offerto da Donat il documento si esprime in termini contraddittori: «Donat è un caso senza ambizione e concretezza che passa per un contatto dal carattere confidenziale. Questo anche in prospettiva, nonostante a chiunque studi il fascicolo Donat, deve essere chiaro che in realtà non è così». La conclusione della lunga informativa: «Bisogna applicare più serietà nelle valutazioni (...) Vogliamo riconsiderare il caso con il referente del suo settore».
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