Rom espulsi, ecco perché Sarkò ha ragione

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Il «diverbio» fra la Francia e l’Unione Europea, provocato dal rimpatrio di gruppi di rom irregolari effettuato dal governo francese, sta diventando sempre più infuocato. Reazioni stizzite da parte della Francia (con il presidente Sarkozy che ha replicato «se li prendano loro»), un «grande Stato» che non vuol sentirsi redarguire da nessuno, tanto meno dall’Ue, e accuse appena velate da parte dell’Ue di «disobbedienza» alle maggiori virtù del grande Sovrastato. Oltre al conflitto di autorità, aleggia poi intorno alla questione dell’immigrazione rom, in maniera più o meno esplicita, una vaga accusa di razzismo; meccanismo psicologico che si continua ad adoperare per mettere in penitenza gli Stati europei come se gli anni, le generazioni e i sentimenti non fossero mai passati. A questo meccanismo psicologico sarà bene dare il suo vero nome: è un ricatto che nessuno intende più accettare. I problemi dati dall’immigrazione nell’occidente europeo sono reali e gravissimi e molti cittadini si domandano come mai l’Ue sia capace soltanto di protestare e non di dare qualche suggerimento, di aiutare a trovare delle soluzioni.
Convinciamoci, però, che dall’Ue è impossibile aspettarsi soluzioni; anzi, dobbiamo augurarci che non ce ne fornisca mai perché sarebbero comunque contro i nostri interessi e a favore degli immigrati. Insomma, dobbiamo deciderci a guardare in faccia la realtà: l’immigrazione è voluta, sollecitata, aiutata, spinta dall’Ue, non per le virtù di solidarietà, di bontà, di accoglienza di cui si vanta e che sono soltanto argomenti di facciata, per giunta poco credibili da parte di uno Stato. Fino alla nascita dell’Ue, infatti, la storia non aveva mai conosciuto Stati «virtuosi». L’unificazione europea è nata per eliminare gli Stati, le Nazioni. Tutto quello che era possibile fare a tavolino a questo scopo i politici l’hanno già fatto: istituzioni sovranazionali, moneta comune, cittadinanza, eliminazione dei confini e così via. Ma sono i popoli che creano le Nazioni, gli Stati, non il contrario.
È questa la dura realtà (dura per loro) di cui i politici, i banchieri soprattutto, non hanno voluto tener conto nel progettare l’unificazione europea. Dato che l’unico sistema, o almeno il sistema più efficace per disintegrare i popoli è l’immigrazione, la presenza massiccia di stranieri, di persone diverse per lingua, per costumi, per religione, l’Ue ha programmato l’immigrazione. Adesso, però, è stato raggiunto un punto limite che i governanti dei singoli Stati da una parte, e i governanti dell’Ue dall’altra, non sanno come risolvere perché non avevano mai detto chiaramente ai cittadini qual era la meta finale: la fine delle Nazioni, dei singoli Stati. Fra l’altro poi, questa non è neanche la vera meta: l’unificazione europea è una tappa, quella principale, ma soltanto tappa, di quella mondializzazione cui aspirano banchieri ed economisti già da molti anni.
Ci troviamo, quindi, fra due fuochi, così come ci si trovano i partiti di Sinistra. Il «vuoto» di idee, e di uomini, che li contraddistingue e che li tenta a richiamare in aiuto il loro esperto in mondialismo, Romano Prodi, dipende da questo: non osano dire ai loro seguaci di entusiasmarsi per gli stessi ideali dei banchieri, ossia per l’Ue e per la mondializzazione, ma cos’altro possono fare? Io avrei una proposta: mettano le carte in tavola e aiutino tutti a discutere a viso aperto di questo che è adesso l’unico vero dilemma che abbiamo di fronte: salvare lo Stato oppure andare avanti verso la mondializzazione.

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COMMENTI

44 commenti su  1  2  3  4  5  6  7  8  9   pagine dal più vecchio | dal più recente
#44 el liga (210) - lettore
il 16.09.10 alle ore 19:27 scrive:
Chi chiede la secessione dall'Europa non sa cosa si dice: in ordine sparso noi stati europei non potremo che fare una brutta fine, altro che salvare le Nazioni (in cui io credo)! Certo questa Europa dei banchieri e dei burocrati non è l'Europa. Una vera Europa, conscia delle sue nazionalità e insieme conscia di essere una, va costruita, ma non distruggendo questa bensì animandola. Chi non lo capisce, e purtroppo metà dei popoli europei non lo capiscono, va contro (drammaticamente contro) la vita e le culture nazionali e anche gli interessi banali dei cittadini.
#43 Oliverus8 (785) - lettore
il 16.09.10 alle ore 19:21 scrive:
#38 Dulcamara: condivido in pieno, e aggiungo che, se, come tu dici, si può essere tacciati (ingiustamente), di razzismo, ebbene io rispondo che tali ci hanno fatto diventare. Nessuno deve essere respinto a priori, ma la legge è uguale per tutti: nessuno mi convincerà mai che un immigrato che fa i comodi suoi deve essere accolto, aiutato, sfamato, fornito di alloggio gratis e quant'altro, dato che non fanno lo stesso nemmeno per gli italiani che ne hanno bisogno. Ha ragione a Bossi, Sarkozy ha fatto bene.
#42 lunisolare (2325) - lettore
il 16.09.10 alle ore 18:57 scrive:
Condivido l'analisi, la UE esprime direttive formali, in maniera discutibile, la situazione che viviamo è una conseguenza della mondializzazione che ha generato una crisi finanziaria che si riverbera anche nella politica delle immigrazioni, se gli stati nazionali hanno dovuto intervenire sostenendo economicamente le banche e chiaro che i conti li pagheranno i cittadini , le risorse economiche saranno destinate agli ammortizzatori sociali per sopperire alla crisi dei consumi conseguenza di un aumento della disoccupazione, e la sinistra demagogicamente chiede un'integrazione degli immigrati, la difesa dei precari, gli ammortizzatori sociali, il lavoro, carceri più accoglienti cioè evita di affrontare il problema e da del razzista a chi prova a trovare delle soluzioni, discutibili anch'esse, ma la UE perchè non prova a trovare soluzioni sostanziali?
#41 decisamente (2524) - lettore
il 16.09.10 alle ore 18:22 scrive:
Grazie "Ida Magli" di esistere, sono perfettamente d'accordo...........
#40 liennoz (24) - lettore
il 16.09.10 alle ore 17:25 scrive:
viva Dio gli stati si devono dissolvere e confluire in un mondo che sia uno. E se i singoli uomini credono nelle loro tradizioni, non saranno mai gli immigrati a sottrargliele. è però vero che chi non crede davvero alla propria tradizione teme qualunque evento possa metterla in discussione. la Storia non si può fermare, prossima fermata: internazionalismo
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