mercoledì 31 gennaio 2007, 07:00
Scalata alla Telecom
È tutto pronto per sfilare Telecom a Marco Tronchetti Provera. Il che, in altri Paesi, potrebbe corrispondere ad una semplice legge di mercato. Purtroppo da noi la vicenda si complica: tra dossier, veline ai giornali, inchieste della magistratura e odori di avvisi di garanzia. Non è detto che Tronchetti alla fine perda il controllo, ma la manifesta ostilità della politica avrà il suo peso.
Cerchiamo di andare per ordine. Ci sono due strade fondamentali che si intrecciano nella vicenda Telecom-Tronchetti: una finanziaria ed una giudiziaria. Con profili drammatici, culminati nella morte, ancora da chiarire, di un dipendente Telecom. Ed una pattuglia di dipendenti e consulenti della società telefonica assicurati nelle patrie galere.
Il profilo finanziario parte da una scommessa fatta sei anni fa da Tronchetti e dalla sua Pirelli: comprare il gruppo telefonico dalle mani di Gnutti e Colaninno ad un prezzo elevatissimo e superiore ai 4 euro. Nel giro di poco lintero settore delle tlc si è sgonfiato, le Torri sono state distrutte e la concorrenza si è accesa. Dal primo giorno di lavoro Tronchetti e i suoi hanno dovuto gestire un forte debito, nato e cresciuto nelle passate gestioni. Comincia qui la prima puntata della nostra saga allitaliana. Nellinfuocata, per Telecom, estate del 2006 il debito della compagnia telefonica diventa improvvisamente il problema del capitalismo italiano. Sono volate indiscrezioni di tutti i colori, fino alla necessità di ricapitalizzare la Pirelli che attraverso la scatola finanziaria Olimpia ne detiene il controllo. Nulla di tutto ciò si è poi verificato. Il debito oggi è più o meno quello di pochi mesi fa: è cospicuo ma sopportabile. E per di più Pirelli ha svalutato la sua partecipazione nella telefonia senza colpo ferire. Una bolla di sapone: niente di concreto. Se non una pressione fortissima sulle quotazioni e mesi di graticola per i manager finanziari di Telecom. Chi parla più del debito oggi? Dove sono finite le cassandre finanziarie di ieri?
Ma, dicevamo, la vicenda finanziaria si intreccia strettamente con quella giudiziario-politica. Parallelamente allindebolimento reputazionale sul profilo del debito, la gestione Tronchetti ha avuto a che fare con una banda di malfattori. Un gruppetto capitanato da un dipendente di primo livello e capo della security, Giuliano Tavaroli. Nel teorema, per ora non giudiziario ma mediatico-politico, Tavaroli e i suoi (con appendici alla Greene nei servizi segreti, superspioni e femme fatale) operavano per conto di Tronchetti. E per avvantaggiarlo in una serie di partite: compreso lo spionaggio sul numero uno della Rcs e il dossieraggio su un giornalista economico. Il tutto condito da un giro di fatture false. Nella versione di Telecom gestione Guido Rossi, che nel frattempo ha sostituito Tronchetti, in quella di Pirelli e secondo le prime carte dei Pm milanesi (singolarmente in contrasto su questo aspetto con il proprio gip) la banda di Tavaroli&C. non solo non riferiva a Tronchetti, ma operava a suo danno. E per questo motivo linchiesta su tutta la vicenda è partita anche su segnalazioni alla Procura fatte proprio da Telecom.
Ma limpianto giudiziario, ancora tutto in movimento, avrebbe poco peso se ad esso non si fosse associato un cordone di interessi politici e finanziari. Entra così in gioco una cordata finanziaria che sta lavorando ai fianchi Tronchetti. Pronta, secondo quanto risulta al Giornale