
Roma - «A me sembravano ben attrezzati». Che vuol dire attrezzati? «Passamontagna, bottiglie». «A me invece - dice un’anziana di passaggio dalla Piramide, al Testaccio - sembrava come nel ’45, quando c’erano quelli che dicevano: facciamo la guerra!, ma la guerra era finita...». Ecco le versioni della gente che ieri pomeriggio ha avuto la sventura di imbattersi nell’Onda della protesta studentesca, in quel rivolo, anzi, di un migliaio di studenti che ha abbandonato il percorso stabilito e si è diretto verso la stazione Ostiense di Roma minacciando «Se ci bloccate il futuro bloccheremo la città!», con l’obbiettivo di occupare i binari dei treni e della metropolitana, di fare la guerra. Una guerra in un momento che doveva essere di tregua.
Era la prima giornata di cortei dopo i segnali di distensione arrivati dal governo sulla riforma della scuola: il decreto del ministro Mariastella Gelmini appena approvato prevede 135 milioni per 180mila borse di studio, un’altra parte della riforma verrà discussa invece con un disegno di legge, per consentire così un maggiore dialogo con le opposizioni. Ma la piazza non recepisce, ieri almeno non ha reagito sempre con «intelligenza», come aveva chiesto in un messaggio anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Non a Roma. L’Onda c’è, «l’Onda non si ferma», hanno urlato i manifestanti, e fin qui il corteo era tranquillo. «No 133», hanno scritto a pennarello su molti muri della città, fino alla stazione del quartiere Ostiense, dove il tentativo di irruzione nella stazione è stato fermato dalla polizia con uno scontro in cui un ragazzo è stato ferito (non gravemente), alcuni poliziotti sono rimasti contusi e una giornalista del quotidiano Repubblica ha preso «una manganellata in testa», come denunciano dal suo giornale.
«Protesta pacifica», scrivono gli studenti dei Collettivi delle università romane in un comunicato di fine giornata. Organizzata per aprire una personale «vertenza con Trenitalia», perché l’azienda deve concedere «treni speciali per la manifestazione nazionale del 14 novembre a Roma, giorno dello sciopero dell’Università».
Vogliono i treni: ecco perché ieri a Pisa un gruppo di manifestanti ha bloccato i binari della stazione e le Ferrovie sono state costrette a cancellare 16 convogli. Ecco perché a Roma si è andati alla guerra contro la stazione Ostiense. E la polizia «ha caricato», vanno all’attacco i manifestanti: «Hanno cercato di fermarci con la violenza».
L’impressione visiva è stata quella di un corpo a corpo, una pressione dei manifestanti e la resistenza della polizia. Un’azione di contenimento e «non una carica», fanno sapere dalla questura, necessaria perché gli agenti schierati davanti all’ingresso erano pochi a paragone con la massa di manifestanti che tentava lo sfondamento per conquistare una stazione sempre affollatissima come è quella della linea Roma-Ostia.
Anche dall’interno confermano: «Siamo stati un po’ lenti a chiudere i cancelli - spiega al Giornale un addetto della vigilanza - qui dentro era pieno di gente, di passeggeri, e finché non sono stati chiusi la polizia ha tentato di arginare i manifestanti».
1
2
3
4
pagine
dal più vecchio
|
dal più recente















