Scuola, tetto per stranieri Il ricorso di due mamme: "E' una discriminazione"

Depositato il ricorso di due mamme contro Miur e Sovrintendenza scolastica lombarda: l’imposizione del tetto del 30% per gli alunni stranieri viola il principio di parità del trattamento

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Milano - L’imposizione del tetto del 30 per cento per gli alunni stranieri nelle scuole viola il principio di parità del trattamento tra italiani e stranieri al diritto all’istruzione e, dunque, è discriminatorio. Lo sostengono in un ricorso depositato oggi contro il ministero dell’Istruzione e la Sovrintendenza scolastica regionale per la Lombardia le mamme di due bambine di 10 anni, una rumena e l’altra egiziana, insieme all’Associazione studi giuridici sull’immigrazione e ad Avvocati per niente oggi.

La richiesta al ministero Nel documento chiedono al giudice di imporre l’accettazione delle domande di iscrizione di tutti gli alunni stranieri con le medesime condizioni previste per gli italiani nonché di dichiarare il carattere discriminatorio del comportamento tenuto dal Miur e dalla sovrintendenza scolastica regionale nell’aver adottato il primo la circolare 2.10 che fissa il tetto e la seconda la circolare 18.1.10 Iscrizioni alle scuole statali e paritarie di ogni ordine e grado che fornisce le direttive applicative. I ricorrenti sollecitano una rapida fissazione di udienza perché il termine delle iscrizioni è fissato per il 27 febbraio per quanto riguarda le scuole dell’infanzia e le elementari e per il 26 marzo per quanto riguarda le medie.

Le "classi ghetto" Le due mamme, che devono iscrivere le figlie alla prima media, e le due associazioni, ricordano che secondo quanto dichiarato alla stampa dal ministro Mariastella Gelmini la "finalità del provvedimento è evitare la formazione di 'classi-ghetto' cioè con una eccessiva concentrazione di alunni privi di adeguate conoscenze linguistiche o con peculiarità culturali". Ebbene, i ricorrenti ritengono "legittima" questa finalità, ma aggiungono che "certamente il mezzo utilizzato non è né proporzionato, né necessario", oltre che vietato da norme nazionali e internazionali. Assistiti dagli avvocati Alberto Guariso e Livio Neri rilevano infatti che le due circolari violano innanzitutto l’articolo 3 della Costituzione che vieta al legislatore l’introduzione di regimi differenziati in ragione della cittadinanza quanto al nucleo dei diritti fondamentali della persona.

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COMMENTI

63 commenti su  1  2  3  4  5  6  7  8  9  10   pagine dal più vecchio | dal più recente
#63 dare 54 (30) - lettore
il 22.02.10 alle ore 20:40 scrive:
All’epoca degli studi universitari ho dormito, studiato, sono andato a divertirmi (…) anche insieme con gente così nera che … di notte gli si vedevano solo gli occhi. Ma erano persone oneste che erano in Italia regolarmente, avevano una fonte di reddito certa, rispettavano le leggi. Erano come noi, se pure con qualche (accettabile, anzi interessante) differenza dovuta alla loro cultura ed al Paese di provenienza (Africano … si può dire?). Di certo non avrebbero potuto laurearsi senza conoscere l’italiano, e parecchi di loro ce l’hanno fatta. Morale? Forse adottare un tetto non è la soluzione migliore. Forse hanno ragione i ricorrenti circa la parità di trattamento. Che però va attuata a parità di condizioni accertate: diritto di permanenza in Italia, alloggio regolare, lavoro e posizione contributiva regolare, sufficiente conoscenza della lingua italiana. Basta con le persone “più” uguali, che ci scavalcano nelle liste d’iscrizione solo perché non sono italiani. Regards
#62 sukran (732) - lettore
il 22.02.10 alle ore 20:01 scrive:
#59-60 leo_polemico: la Romania non è un paradiso islamico, il suo lapsus tradisce la sua paura indiscriminata. Per quanto la scuola pubblica, come ho già detto, le do pienamente ragione: l'elite politica è sempre distante dai cittadini. Il problema non si risolve sulle spalle di pochi insegnanti demotivati e talvolta anche incapaci. Ma chi vuole investire nella scuola? Non certo chi paga un liceo a New York o una Steiner in Italia. Se mancano basi scolastico-educative, la percentuale di stranieri per classe sarà comunque irrilevante.
#61 sukran (732) - lettore
il 22.02.10 alle ore 19:53 scrive:
#55-56 Eclisse: ha ragione, ho accomunato il suo commento ad altri meno educati con una certa superficialità. Sono inoltre d'accordo con lei per quanto riguarda la scuola pubblica, schivata come peste proprio dai politici che se ne dovrebbero occupare...ed anche l'integrazione è una questione delicata che non si risolve né inneggiando all'arricchimento culturale né alzando i ponti levatoi. In entrambi i casi c'è demagogia: non si è mai visto un campo nomadi o un suk a villa borghese o nei giardini vaticani, molti amanti del multiculturalismo lo amano solo da...lontano! Ma, come dice pennarossa (o gialla, non importa), sta a noi rendere gli stranieri meno stranieri, imponendo regole e offrendo vantaggi allo stesso tempo.
#60 leo_polemico (460) - lettore
il 22.02.10 alle ore 19:35 scrive:
Anche i sostenitori della scuola senza limiti per gli iscritti stranieri dovrebbero mandare i loro figli nelle scuole pubbliche e non nelle scuole private. Dai giornali si è saputoche i maggiori responsabili del PD, vedasi ad esempio la Finocchiaro e non solo, mandano i loro figli in scuole di "elite" private e gestite da religiosi: dove sta la loro coerenza? Hanno forse timore di "confondersi" con i loro elettori? Sanno, forse, che nella scuola privata c'è una miglior qualità? Come ho già detto in passato, la scuola deve essere "di tutti", ma non "di tutti asini". Saluti
#59 leo_polemico (460) - lettore
il 22.02.10 alle ore 19:27 scrive:
Perchè queste due mamme, che l'articolo dice egiziana e rumena, non vanno ad iscrivere le loro figlie in una scuola di uno stato "paradiso" islamico? Chi le ha cercate e volute? Se sono in Italia regolarmente perchè non ne devono rispettare le leggi? Il colmo sarebbe se fossero irregolari, ma in questo caso, spedirle via il più presto possibile è il meno che si possa fare. Non bastano i danni arrecati alle scuole di ogni ordine e grado dall'arrivo, in ogni periodo dell'anno di nuovi iscritti che sovente non parlano nè capiscono la lingua italiana? E sovente tale comportamento è solo una finzione per loro interesse. Se poi le loro ragioni sono difese da avvocati di associazioni pseudo culturali interetniche, essi dovrebbero essere sanzionati dal loro ordine, in quanto non tutelano proprio nulla se non la loro ignoranza di azzeccagarbugli perditempo o i loro interessi economici con la pubblicità sui media che deriva dal loro comportamento senza senso. Tanto gli italiani pagano...
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