Non è ipocrisia: ecco perché il popolo di destra ora è contro la guerra

Siti internet e blog d’area inondati da appelli contro l’intervento in Libia. Mentre per le due missioni in Iraq l’opinione pubblica era stata informata su ragioni e obiettivi, stavolta non c’è stato il tempo

di -

Impossibile negarlo: al popolo di destra questa guerra non piace. E non è necessario attendere i sondaggi per averne conferme, è sufficiente leggere i commenti lasciati dai nostri lettori su ilgiornale.it o i tanti blog di area: è un diluvio di opinioni contrarie. Ma anche a sinistra le cose non vanno come al solito. Sono tutti allineati: il Pd, Repubblica, l’Unità, persino Di Pietro. Ma a favore della guerra, nonostante anche sui blog progressisti emergano molti dissensi. Gli eroi pacifisti di altre guerre - come Gino Strada - questa volta faticano a trovare spazio. D’altronde non sono annunciate le consuete manifestazioni del popolo Arcobaleno, che lascia le bandiere ripiegate nell’armadio e che difficilmente, nei prossimi giorni, le srotolerà.

Sorpresa, noi giornalisti ci interroghiamo: forse non sappiamo più capire l’Italia? Lo sconcerto è comprensibile eppure questo ribaltamento di ruoli è tutt’altro che inspiegabile. A condizione di conoscere i meccanismi che regolano l’opinione pubblica e inducono la gente a maturare giudizi su fatti di attualità. È tutta una questione di frame, ovvero di un parametro incorniciato nella coscienza collettiva, che funziona come un filtro mentale. Le notizie che confortano e riaffermano il giudizio già maturato nella nostra mente vengono accettate e enfatizzate, quelle discordanti minimizzate o scartate.

Il frame vale per ogni evento, ma è fondamentale in occasione delle guerre che, per essere accettate, e soprattutto spiegate in termini. A lungo, insistentemente. La prima guerra e la seconda guerra in Irak, persino quella in Afghanistan - sebbene fosse stata decisa sull’onda impetuosa dell’11 settembre - sono state preparate per settimane, durante le quali i governi occidentali hanno convinto la maggioranza della popolazione a sostenere l’intervento. In nome della sicurezza, della libertà, per difendersi da una minaccia suprema. In questi casi l’opinione pubblica di destra appoggia convinta, quella di sinistra rifiuta ma resta minoritaria. È il tempo la variabile decisiva.

Ma il tempo in Libia è mancato. Per colpa di Sarkozy, che ha forzato la mano a tutti. Fino a giovedì faceva notizia solo l’incubo nucleare giapponese. Poi in serata, improvvisamente, l’Onu ha dato il via libera all’intervento, sabato si è svolto il summit a Parigi e subito dopo sono iniziati i bombardamenti. Nessun governo ha avuto il tempo di riflettere, di spiegare, di motivare né con il cuore, né con la mente.
E allora è prevalso un altro frame ovvero il giudizio che la gente ha maturato sulla Libia negli ultimi mesi.

Al pubblico di destra, Gheddafi non piace, ma, temendo il fondamentalismo islamico, vede in lui il minore dei mali e, soprattutto, gli riconosce il merito di aver fermato i clandestini. L’intellighenzia di sinistra, invece, è poco sensibile all’immigrazione, ma permeata da una cultura internazionalista, che la porta da sempre a solidarizzare con i popoli oppressi o che considera tali. Ricordate il Vietnam o il Nicaragua? «El pueblo unido...». Il mondo è cambiato, il contesto in Libia è diverso, ma il riflesso implacabile.
E ancora: l’uomo di destra è pragmatico, diffida dell’instabilità e preferisce Gheddafi, per quanto matto, a una Libia che rischia di finire in mano agli integralisti o dilaniata da una guerra tra clan, come avvenuto nell’Irak post-Saddam. Gli elettori conservatori intuiscono che l’attivismo di Sarkozy non è solo umanitario, nè idealista, ma dettato da interessi economici, politici e geostrategici, in contrasto con quelli dell’Italia che rischia di perdere i benefici costruiti con la Libia. Ovvero gas, petrolio, appalti, sicurezza. Il loro no, per quanto istintivo, è motivato.

Il sì della sinistra, invece, segue l’onda e, come sempre è conformista. Guardate come si sono comportati al governo D’Alema, Prodi e Amato: quando c’era da scegliere tra gli interessi italiani e certe pressioni straniere, sono sempre caduti da quella parte. Anche oggi, nella speranza, nemmeno inconfessata, che la crisi possa far vacillare il Cav. Insomma, a ben vedere, la solita sinistra...

Ingrandisci immagine

ANNUNCI GOOGLE

COMMENTI

77 commenti su  1  2  3  4  5  6  7  8  9  10   pagine dal più vecchio | dal più recente
#77 Luigi Fassone (2483) - lettore
il 26.03.11 alle ore 23:04 scrive:
Monsieur le Prèsident ha voluto fare il primo della classe,pare che i suoi aerei Rafale fossero già ai margini dei cieli libici prima che i partecipanti alla riunione avessero firmato la decisione. Mi chiedo perchè gli' "interventisti" Sarkozy e Cameron non si accorgano che in Iran avvengono cose peggiori che in Libia.con Ahmadinejad e i suoi Guardiani che mettono dentro,se non addirittura "fuori" dal mondo,chi cerca di opporsi al Governo. Facile intervenire alla grande con una Libia piccola,quasi indifesa,già allo stremo per le lotte intestine nate (solo gli allocchi possono crederlo) per moti spontanei popolari..., facile anche quando a capo di quel Paese c'è un tipo,diciamo,un tantino bizzarro !
#76 stefanopiero (149) - lettore
il 23.03.11 alle ore 9:04 scrive:
Gheddafi fa paura come fanno paura, istintivamente, tutti i matti perchè imprevedibili e disposti a tutto. Noi siamo pronti a nulla, ci fa paura la prospettiva, possibile, del sacrificio, qualunque sacrificio che modifichi in peggio, anche di poco, la stabilità del benessere quotidiano. Saremmo disposti a una guerra se combattuta senza esclusione di colpi ma breve, brevissima e dal risultato scontato per tornare alla routine quotidiana. Così no. Per questo fa paura anche Sarkozy, perchè ci appare matto quasi quanto Gheddafi. Il francese e il libico sono i due elementi dei quali siamo in balia e anche se passa la linea italiana sarà comunque una guerra che per le note carenze politiche occidentali nasce con le stimmate della cronicità, che nonn risolverà nulla in via definitiva, ma aprirà scenari di ulteriore instabilità e dunque di paura.
#75 decisamente (2524) - lettore
il 22.03.11 alle ore 23:08 scrive:
Strana metaformosi della politica italiana, con l'ingresso in tale bolgia dell'imprenditore "detto il Cavaliere". La sinistra pacifista diventa guerrafondaia, la destra ideologicamente "guerrafondaia" è diventata pacifista.........
#74 BONSIPOGGI (67) - lettore
il 22.03.11 alle ore 22:54 scrive:
Grazie Marcello x l'analisi.Condivido. In altri commenti die qst ultimi gg, ho contestato anchio, senza mezzi termini, il Cav e le sue decisioni. Ti dirò che provavo addirittura avversione x B., a causa delle decisioni sbagliate, tanto da non fregarmene + niente delle cose di giustizia che lo riguardano: lo sentivo troppo diverso dal B.B.,oltre ad un traditore mi sembrava un avventato, inadeguato al ruolo di statista, mi deludeva profondamente l'evidente errore di giudizio e le conseguenti scelte errate.Credo di avere deciso,in quel momento, di non votare alle prox.elezioni.Dico sul serio! tanta era la delusione! Quando poi nella foto all'Eliseo ho visto la sua faccia,dietro Sarkofagy, ho visto addirittura un incapace incastrato da un furbetto francese.Incredibile,mi dicevo!!La mia decisione ancora +definitiva. Adesso, alla luce del tuo commento e delle ultime prese di posizione di B., il mio senso di delusione scema, trova una via d'uscita.Non lascerò la scheda elettorale nel cassett
#73 montemario (9) - lettore
il 22.03.11 alle ore 21:44 scrive:
Etica caro direttore e leei l'ha dimenticata. Il popolo di destra crede che i trattati internazionali si sottoscrivono per essere rispettati e quello che noi abbiamo fatto con la Libia e quel che stiamo facendo autorizzerà chiunque a fare nello stesso modo nei nostri confronti. Ma come è possibile che non sappiamo rispettare un trattato liberament esottoscritto? Consideri che la maggior part edel popolo di centrodestra per quel che è emerso sui blo al momento della sottoscrizione sarebbero stati contrari ma avendo il nbostro governo sottoscritto pretendono che vengano rispettati gli accordi. Saluti da un lettore ed elettore deluso dagli ultimi sviluppi della crisi internazionale
77 commenti su  1  2  3  4  5  6  7  8  9  10   pagine RSS commenti | Cosa sono?
- correlati
+ correlati