Se i lavoratori sono migliori dei sindacati

Il gruppo Luxottica conquista i dipendenti con gli incentivi e lancia un segnale al Paese. Buoni spesa e baby sitter in cambio di maggiore flessibilità

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Una fabbrica dove i dipendenti accettano di andare a lavorare alle 5 di mattina ed esserne ben contenti? Un’industria dove i sindacati, Cgil e Fiom inclusi, danno l’assenso a concetti di flessibilità impensabili per le loro segreterie nazionali, sedendosi costruttivamente al tavolo con la proprietà per disegnare in modo condiviso un miglior ambiente di lavoro? Fantascienza? No.

In Italia non c’è solo la crisi, non ci sono solo i fischietti e gli scioperi e non ci sono solo gli ultimatum e le delocalizzazioni. Questo mondo collaborativo ed efficiente esiste ed è portato avanti da Luxottica, non a caso una delle nostre aziende di maggior successo nel mondo, insieme ad altre realtà più piccole e di cui si parla colpevolmente poco. Guardare e studiare i buoni esempi fa bene. Va quindi reso merito a chi, come Dario Di Vico sul Corriere a volte fa la cronaca di un’Italia diversa, lontana dal solito disfattismo del tutto va male che invece tracima dal video dei Santoro ed epigoni vari. Cos’è il «modello Luxottica»? In due parole si potrebbe riassumere con buon senso e amore per il territorio e per il lavoro. Invece di delocalizzare l’azienda di Leonardo Del Vecchio ha investito sui propri dipendenti, dando molto e chiedendo molto in cambio, senza rigidità, senza posizioni preconcette e senza accettare i «no» a prescindere che sono il tratto distintivo del sindacato «romano». Il risultato è un senso di appartenenza all’azienda che ha pochi eguali e una serie di doveri e benefit che fanno felici i lavoratori ma tali da far rabbrividire il sindacalista «duro e puro», che vede qualsiasi cosa possa ricordare l’odiato paternalismo aziendale come il fumo negli occhi. L’elenco delle «anomalie» della Luxottica è lungo. Si richiede più qualità e produttività ma l’aumento di stipendio sarebbe costato troppo? Ecco il «carrello della spesa», con cui viene concessa una spesa gratis nei supermercati della zona per importo pari all’aumento progettato. Stessa soddisfazione e minori costi per tutti dato che per grandi quantità di acquisti si è riusciti a spuntare prezzi più convenienti, senza contare il minor impatto fiscale. Si richiede flessibilità negli orari e disponibilità per recarsi al lavoro fuori turno? Ecco la costruzione di asili nido utili all’intera collettività ma con quote riservate ai dipendenti e persino un servizio di baby sitting on demand per aiutare a gestire le difficoltà date dalle emergenze.

A tutto ciò si aggiungono aiuti per la salute con assicurazioni ad hoc e persino la possibilità di job sharing, ovvero di farsi sostituire al posto di lavoro per periodi limitati dal coniuge disoccupato, se fornito della necessaria professionalità o dal figlio desideroso di formazione. Nessuno di questi benefit viene «elargito» come regalo ma sempre come scambio per un impegno maggiore o più flessibile, in modo tale da riuscire a reggere la concorrenza internazionale e sempre tramite discussione con i rappresentanti dei lavoratori per individuare di comune accordo ciò che davvero serve. Funziona? Assolutamente si, tant’è vero che Luxottica continua a crescere riuscendo a mantenere in Italia gran parte della propria produzione ed accentrando tutta la logistica nell’«hub» di Sedico (Belluno) nel quale i dipendenti hanno accettato lo sdoppiamento dei turni con inizio alle 5 di mattina per il primo e termine alle 20 per il secondo. Come ci ricorda Di Vico, per finalizzare la proposta è bastata una cosa rivoluzionaria e semplice quale un banale questionario per chiedere agli operai quale turno preferissero. Metà ha scelto il primo e metà ha optato per il secondo: tutti contenti e il centro ora lavora e smista quasi a ciclo continuo.

Anche le riforme Hartz, fulcro della riorganizzazione vincente del lavoro in Germania, (oltre ad incentivi per la nascita di nuove imprese) contenevano l’elemento fondamentale della considerazione «specifica» per le singole situazioni, con flessibilità accentuate, sussidi dignitosi per chi perdeva il lavoro ma mai elargiti a pioggia e subordinati all’effettiva verifica dell’indigenza e della buona volontà del lavoratore che, se rifiutava la formazione o il lavoro alternativo proposto ne perdeva il diritto. Se invece di sfornare provvedimenti «contro» in Italia si congegnassero più riforme «a favore», magari prendendo esempio dai modelli vincenti quali quello Luxottica, potremmo gettare basi necessarie per tornare a parlare di competitività. Gli esempi servono.
Twitter: @borghi_claudio

Leonardo Del Vecchio
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COMMENTI

12 commenti su  1  2  3   pagine dal più vecchio | dal più recente
#12 s.brunozzi (32) - lettore
il 16.01.12 alle ore 14:34 scrive:
Caro Borghi, il suo articolo mi é piaciuto e lo ritengo opportuno, in questi momenti di confusione, poichè esalta e mette in chiara evidenza che "la potica dei redditi", che per molti potrebbe definirsi 'questa sconosciuta' é la soluzione ai rapporti tra sindacati e imprese: la Luxottica ne è un chiaro esempio. Ciò che mi colpisce é che sia noti a pochi, non solo come defizione ma soprattutto come valido strumento di cooperazione. Bisogna propagandare tali esperienze perché si possano estendere ovunque. Personalmente ho sempre sostenuto un sacrosanta verità: imprenditore e lavoratore sono sulla stessa barca, hanno interessi comuni e navigano verso il medesimo obiettivo, mentre i sindacati vogliono farci credere il contrario per tentare di assicurarsi la loro sopravvivenza. Hanno fatto il loro tempo: meglio perderli. Sergio Brunozzi
#11 scriba (1150) - lettore
il 16.01.12 alle ore 12:45 scrive:
SCARICATELI. Quando tutti i lavoratori, non i paressiti, capiranno l'importanza di smettere di mantenere le sanguisughe della triplice e se le toglieranno dal groppone, risolveranno alla radice il problema del rapporto con l'imprenditoria. Sono sulla stessa barca, non la icarus, e la zavorra che la porta a fondo sono i sindacati.
#10 gattofilippo (306) - lettore
il 16.01.12 alle ore 12:43 scrive:
Non scrivetelo, se lo sa la camusso fa chiudere la fabbrica. Slienzio!!!!!
#9 gdn1963 (134) - lettore
il 16.01.12 alle ore 12:39 scrive:
xbaldo1 - Ma cosa c'entra il precedente o l'attuale governo con questa notizia ? Boh
#8 Dreamer66 (1854) - lettore
il 16.01.12 alle ore 12:34 scrive:
Si sarebbe potuto rivedere l'articolo intitolandolo "Se gli imprenditori sono migliori di Confindustria" !!! Ma quanti sono coloro disposti a scartare a priori l'ipotesi di delocalizzazione? ad investire in strutture di asilo nido o servizi di baby sitting? a tutelare la salute dei propri dipendenti con assicurazioni ad hoc? a prevedere la possibilità di job sharing favorendo in tal modo anche la formazione dei giovani? E la spesa a prezzi di favore e senza tassazione anzichè l'aumento in busta paga? E perchè no... in tempi di magra!!! E chi rifiuterebbe di offrire la propria disponibilità ai turni di lavoro di fronte a tale dimostrazione di serietà, correttezza e progetto rivolto al futuro? Non a caso anche i sindacati "tutti" hanno sottoscritto i nuovi impegni, altro che sidacalisti "duri e puri". La realtà, caro Borghi, purtroppo è che oltre a Luxottica esiste anche la Omsa di Faenza, e quelle donne devono dire grazie a Santoro se possono far sentire la loro voce disperata...
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