L'Italia grintosa di De Falco riscatta la viltà di Schettino

Il capitano della nave al telefono dopo il naufragio è la caricatura del nostro Paese. A restituirci dignità il capitano della guardia costiera che gli ha risposto: Audio 1 - Audio 2

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Rida pure, il mondo. Rida dei soliti italiani cialtroni, di questi codardi inaffidabili che girano la schiena in guerra e che scappano come conigli dalla nave, anche se la comandano. Il mondo però farebbe bene a non esagerare, a non generalizzare, a non disprezzare un intero popolo ritenendo che quel popolo sia tutto rappresentato da un comandante albertosordi. È vero, adesso c'è pure la telefonata a rendere ancora più patetica e grottesca la figura del grande condottiero di mare, la prova provata che come popolo di navigatori non siamo tutti dei Cristoforo Colombo, la dimostrazione finale che mentre vecchi e bambini ancora annaspavano terrorizzati sul relitto della Concordia il comandante stava imboscato al sicuro, in largo anticipo, raccontando un sacco di puerili bugie.

Sì, c'è una telefonata vergognosa e inequivocabile, ma il mondo farebbe bene ad ascoltarla tutta, di diritto e di rovescio, e a tirare qualche conclusione meno sarcastica: certo da una parte c'è l'indifendibile e spudorato Schettino, ma si dà il caso che all'altro capo del drammatico dialogo, nella Capitaneria di porto livornese, ci sia ancora un individuo di questa stessa etnia tanto strana e vilipesa, il comandante Gregorio De Falco, l'uomo e l'ufficiale capace da solo di salvare l'orgoglio e la dignità dal peggiore naufragio, l'umiliazione internazionale.

Già sui siti Internet si stanno formando gruppi di ultrà, radunati sotto slogan piuttosto scamiciati: «De Falco presidente del consiglio». Sulle bancarelle stanno per arrivare le magliette con la frase del riscatto italiano: «Vada a bordo, cazzo!». Abbiamo un tale bisogno di aggrapparci a qualche modello presentabile, che scoprirlo proprio nella stessa nottata della figuraccia cosmica scatena entusiasmi popolari. Il nuovo idolo è un oscuro uomo della Marina, arruolato nel 1993. La sera del dannatissimo disastro si è trovato a comandare la sala operativa, con un team di cinque persone. Ci tiene a definirlo «il migliore possibile», con il classico orgoglio del capo militare, anche se si rammarica subito di non essere riuscito a «portare fino in fondo il nostro dovere, quello di salvare tutti».

Ironia del destino, De Falco è di origini napoletane. Il che, è bello dirlo, bilancia nel modo più sublime una certa tentazione di imputare il naufragio ai luoghi comuni della leggerezza partenopea. Sì, popoli padani e popoli di tutto il mondo, che già avete bollato geopoliticamente l'affondamento: il comandante improvvido e facilone è di Sorrento, area partenopea, come no, ma De Falco è di Napoli e allora dobbiamo quanto meno moderare i termini.

Diciamo le cose come stanno: in quei minuti di parossismo puro, in quella Capitaneria di Livorno, è entrata virilmente in scena l'altra faccia dell'Italia, quella che esiste e sopravvive in barba ai sarcasmi mondiali, che sa benissimo cosa fare e come muoversi nei momenti difficili, senza temere di usare parole forti e assumersi pesanti responsabilità. Ascoltare le parole di De Falco suscita spontanea ammirazione, perché a parlare e a impartire le indicazioni giuste siamo tutti bravi dopo, quando sappiamo già com'è andata a finire, ma lui, nel cuore di una notte qualunque, schiacciato da circostanze terribili, è riuscito a condurre il gioco in tempo reale, nel modo esemplare, dicendo le cose giuste con il tono giusto, accorato e lucido, determinato e competente: ma soprattutto indignato.

Lo sappiamo tutti: c'è una necessità assoluta, qui e adesso, in questa nazione malmessa, di gente che al proprio posto sappia ancora indignarsi se le cose non vanno. Per troppo tempo abbiamo lasciato mano libera a quelli che si voltano dall'altra parte, che si defilano, che spariscono alla prima difficoltà, facendo finta di niente, pensando solo a se stessi. In quella notte pazzesca si sono trovate di fronte queste due anime italiane, opposte e inconciliabili, in un dialogo impietoso. Purtroppo, date le circostanze, ha prevalso ancora una volta l'impiastro. Ma riascoltando quel dialogo resta almeno la speranza che un giorno, se non già adesso, l'eccezione italiana sia Schettino, non De Falco.

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COMMENTI

114 commenti su  1  2  3  4  5  6  7  8  9  10   pagine dal più vecchio | dal più recente
#114 voce nel deserto (13040) - lettore
il 20.01.12 alle ore 10:45 scrive:
Bene la grinta ma doveva essere tirata fuori prima,mesi prima coi comandanti Costa e con l'armatore Costa. Asesso va bene lo stesso ma non rimedia al disastro.Indica un'autorità che doveva essere esercitata per una prevenzione efficace che i fatti dimostrano non esserci stata.
#113 mariolino50 (1552) - lettore
il 19.01.12 alle ore 14:04 scrive:
#97 onurb bisognerebbe tutti provare a stare sopra una nave sbandata oltre 45Gradi senza mezzi adeguati e vedere cosa si riesce a fare, o credete che i marinai siano l'uomo ragno oppure il compianto Bonatti che si arrampicava in tutti i modi, chi non ha mai avuto il peso di responsabilità particolari non se ne può rendere conto delle difficoltà in casi del genere, chi dice che manca l'addestramento, NESSUN addestramento può replicare se non in minima parte la realtà, quando fai le prove cè sempre una via d'uscita, dal vivo non è così, rileggersi anche il post 96, eppoi come disse il poeta, il coraggio uno non se lo può dare, agli eroi danno le medaglie perchè fanno qualcosa oltre e aldilà del dovuto e spesso alla memoria, non sono la norma.
#112 Ufosolitario (17) - lettore
il 19.01.12 alle ore 10:33 scrive:
Io sono poco pratico, però per quel che ho sentito, sulle telefonate tra il "Capitano" e il De Falco, mi è sorto un dubbio! Perché il De Falco, quando si è reso conto che il suo interlocutore era come dire, "Un mentegatto" fuori di testa, non ha inviato sul posto una persona capace, visto che quando viene dato l'abbandona Nave, Lui prende il Comando? Altro che Eroe!!!!
#111 r.peddis (328) - lettore
il 19.01.12 alle ore 10:29 scrive:
Schettino codardo e De Falco eroe……passi la prima ma non creiamo falsi eroi .De Falco ha fatto il suo dovere( e per questo è pagato profumatamente) anche se con un linguaggio poco ortodosso
#110 Giunta Franco (138) - lettore
il 19.01.12 alle ore 10:20 scrive:
Oggi si diventa eroi o criminali in un attimo grazie a voi giornalisti. Il De Falco ha fatto solo il suo dovere, per diventare eroi di solito si dvrebbe fare qualcosa in più. A quel punto anch'io sono un eroe: ho fatto sempre il mio dovere.
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