Seppellito il riformismo, sono tornati alla politica con la clava

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Il Circo Massimo è una grande piazza per i numeri, dai concerti di Antonello Venditti, allo scudetto della Roma con spogliarello di Sabrina Ferilli, ai festeggiamenti per il mondiale dell’Italia. È una piccola piazza per la politica. Cominciò Sergio Cofferati, ha finito ieri Walter Veltroni. Due milioni e mezzo di persone sono una cifra da sogno. La realtà dice molto meno. La politica toglie ancora qualcosa. Il Pd ha mobilitato meno persone di quella Cgil che protestava contro l’abolizione dell’articolo 18, ma in tutte e due le occasioni il leader ha volato basso. Cofferati stupì tutti con un discorso grigio che deluse chi sperava di sentire battere il cuore della sinistra. Veltroni ha provocato una tachicardia che rischia di essere mortale per il cuore riformista del Partito democratico.
Il discorso del capo del Pd è stato un tuffo nel passato. C’era tutto l’ultimo Berlinguer, quello che, pentito dell’unità nazionale, chiamava a raccolta tutto il radicalismo comunista per nascondere una sconfitta che si avvicinava a grandi passi. La stessa operazione ha fatto ieri Veltroni. La chiave del suo ragionamento è stata fondata sulla estraneità della destra rispetto al Paese. La diversità comunista era un dato ideologico e morale. La diversità veltroniana diventa oggi un connotato antropologico. Siamo oltre la damnatio che i vecchi comunisti agitavano contro i nemici del popolo, e siamo al di sotto della vis polemica che caratterizza gli scontri politici negli Usa e nella Gran Bretagna. Veltroni ha scelto la strada impervia della genetica superiorità morale della sinistra sulla destra. Non siamo tornati indietro. Siamo tornati alle palafitte e alla politica con la clava. L’ultimo Veltroni seppellisce il Veltroni blairiano e dialogante dell’esordio.
Forse è quella piazza che porta male alla politica. Al Circo Massimo si concluse, nel momento del bagno di folla, la carriera politica di Cofferati e forse al Circo Massimo è morto ieri il Veltroni riformista. È nato il capo di un partito radicale di massa, che resterà a lungo all’opposizione. Veltroni ha detto in buon italiano quello che Di Pietro avrebbe detto violentando sintassi e grammatica. Ha parlato il linguaggio di Furio Colombo, di Flores D’Arcais, di Travaglio e di Santoro. Ottima audience, fallimento elettorale alle viste. Per i riformisti di sinistra inizia un viaggio catacombale.

COMMENTI

17 commenti su 1  2  3   4   pagine dal più vecchio | dal più recente
#2 infractus (155) - lettore
il 27.10.08 alle ore 10:51 scrive:
E' proprio vero ciò che scrive Caldarola!Quello che più mi colpisce negli interventi di W Veltroni è il tono piagnone con il quale elabora le proposizioni,e poi la impudenza con cui sostiene marchiane menzogne ed infine il vuoto di sostanza delle sue affermazioni che sono scontate,fritte e rifritte.Il vuoto della politica di questa sinistra è evidente nel fatto che quando prova a fare proposte non fa che riprodurre temi già svolti dal governo di centro destra ,molti già realizzati o in corso di attuazione.Quanto alla fornicazione con un soggetto come Di Pietro Tonino mi sembra incredibile come si possa tollerale un simile esemplare di fauna politica che usurpa le istituzioni,la grammatica,la sintassi e sembra ,quando si spreme per fare le sue stitiche battute ,un cabarettista da avanspettacolo!Come possono i coltissimi intellettuali di sinistra andarci a braccetto?
#1 cassandra 51 (31) - lettore
il 27.10.08 alle ore 10:18 scrive:
Anche Adolf era convinto della superiorità della razza ariana!!! Per fortuna la Storia insegna che codesta corrente di pensiero è sempre stata destinata a fallire. Ogni cultura che si è accinta a prevaricare con la sua pretesa superiorità morale è rimasta appunto soltanto , nella memoria storica ! Vedesi i vari imperi che sono apparsi , cosi come sono apparsi, sono anche scomparsi! Più in alto erano , più in basso sono caduti anche la chiesa di Roma ha dovuto rinnunciare ad imperare! Ma imparare dalla stori , no... ?
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