Sì al divieto/Che follia dire ai giovani: niente regole

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Fa tanto fico schierarsi contro i divieti. Si sta dalla parte dei liberali, degli illuminati che hanno fiducia nell’uomo e nella sua capacità di auto-regolamentazione quando non addirittura di auto-redenzione. Chi invece ritiene che almeno ogni tanto vada messo qualche paletto, segnato qualche stop, minacciata qualche sanzione, viene arruolato fra i dinosauri del proibizionismo, della reazione, del clerico-fascismo.
Banalmente, si dice che i primi sono di sinistra e i secondi di destra. Un teologo osservava che in fondo quel che divide sinistra e destra è la fede nel peccato originale, cioè nella libertà dell’uomo di fare il bene o il male. La sinistra non ci crede per nulla, e ritiene che l’umanità sia destinata a migliorare progressivamente, fino al giorno in cui diventeremo tutti buoni e non ci sarà più bisogno di leggi e prigioni. La destra ci crede troppo, ed è convinta che, al contrario, più si va avanti più ci si allontana da una mitica età dell’oro; l’umanità insomma procederebbe su un piano inclinato, e per imporre la virtù serviranno sempre i gendarmi.
Senza scomodare la teologia, credo sia sufficiente l’osservazione della realtà per evitare entrambi gli estremismi destra-sinistra, e valutare caso per caso. Nella fattispecie: il divieto di consumare alcolici per gli under 16 è sensato oppure no? A mio parere fra tanti diktat ridicoli che stanno facendo tornare di moda lo Stato etico - c’è perfino chi vieta di fumare all’aperto o nella propria automobile; oppure di consumare chewing-gum - questo deciso dal Comune di Milano è più che comprensibile: è opportuno.
Francamente non capisco le obiezioni. L’unico argomento che viene portato avanti dai «contrari» è: non servono i divieti, occorre l’educazione. Con tutta la buona volontà, non vedo alcun contrasto fra le due cose. Se si vieta il consumo di alcolici a ragazzini di quindici anni (poco più che bambini) viene automaticamente esclusa ogni opera di persuasione da parte delle famiglie, delle scuole, dei mass media? Una cosa esclude l’altra?
Credo di no, anzi credo che a volte i divieti siano parte integrante dell’educazione. A scuola guida si «educa» a circolare e a parcheggiare correttamente: ciò non toglie che le manovre e i parcheggi scorretti siano poi sanzionati dai vigili. I genitori poi educano (o dovrebbero educare) i figli ad avere rispetto degli insegnanti e dei compagni di classe: ciò non toglie che l’alunno che si comporta male possa (anzi debba) essere punito con una nota, o con una sospensione, o con un’insufficienza in condotta. Potremmo andare avanti con esempi infiniti.
Da che esiste il diritto (ed esiste da un pezzo) la legge - qualsiasi legge - non ha solo il compito di punire i rei. Ha anche e soprattutto quello di fissare dei principi, di stabilire che cosa è giusto e che cosa non lo è. Quando una legge liberalizza un comportamento sbagliato, si diffonde via via il convincimento che quel comportamento non sia poi così sbagliato. Se lo dice perfino la legge che posso fare una certa cosa, perché non dovrei farla?
Anche lo stabilire divieti, quindi, fa parte dell’educazione. Di quella vera. L’indefinita «educazione» con la quale si vorrebbe ora fermare la piaga dell’alcol fra i ragazzini (perché è una piaga: chi ha figli di quell’età lo sa bene) fa invece parte dei totem progressisti, del sessantottino vietato-vietare, dell’idea che con il mitico «dialogo» si possa risolvere ogni problema. Curioso che tanto blablabla pseudo-liberal torni di moda ora che, da un pezzo, è stata archiviata come una fallimentare utopia la bibbia del permessivismo del celeberrimo pediatra Benjamin Spock, di gran moda negli anni Sessanta. Qualche anno fa la teoria del dottor Spock (anch’egli poi ampiamente pentitosi di quel che aveva scritto) venne smontata dal libro di un’altra studiosa, la psicoterapeuta Asha Phillips. Il titolo era «I no che aiutano a crescere».
Ecco, il «no» del Comune di Milano può servire a far capire, a chi non è ancora in grado di capire, che bere alcol a quindici o quattordici o addirittura tredici anni è dannoso per sé e per gli altri. Oltre che a evitare, magari, qualcuna delle tante bravate, o delle tante morti in motorino, sulle quali poi tutti sono pronti a piangere.

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COMMENTI

17 commenti su  1  2  3  4   pagine dal più vecchio | dal più recente
#17 EnericoLibero (374) - lettore
il 24.07.09 alle ore 9:33 scrive:
Se alla Moratti interessasse veramente qualcosa dei giovani non avrebbe introdotto una sanzione pecuniaria, ma bensi l'affidamente ai serivizi sociali! E solo l'ennesima trovata per batter cassa. Così genitori disattenti pagheranno ma ai loro figli il problema rimarrà!
#16 libertyfighter (1205) - lettore
il 22.07.09 alle ore 19:11 scrive:
"continuiamo a considerare la cosa pubblica come non nostra" Se la cosa pubblica fosse mia, avrei diritto di sporcarla. Siccome invece non è mia ma la pago soltanto e poi è di proprietà di qualche politico (che infatti ha il diritto di distruggerla, ricostruirla, modificarla), non la posso sporcare.
#15 libertyfighter (1205) - lettore
il 22.07.09 alle ore 19:00 scrive:
Brambilla che fa prende in giro? Il divieto di consumare alcolici per i minori di 16 anni in italia c'era già. Quel che ha fatto la Moratti è solo trasformarlo in una sanzione amministrativa per poterci lucrare sopra 900 euro per ogni minore sorpreso. VE NE ACCORGETE O NO? Allora, facciamo che vietate ai 16 enni, ma SENZA LUCRARE UN EURO. Vediamo l'alacrità del comune nell'appoggiare la proposta. Li prendete, gli date 2-3 giorni di carcere e poi li rimettete fuori. Ma il carcere costa e le multe invece ingrassano. APRITE GLI OCCHI
#14 wickedwitch (63) - lettore
il 22.07.09 alle ore 17:13 scrive:
Assolutamente d' accordo.Sono pediatra anche io e sono anni che vedo generazioni di genitori letteralmente incapaci di gestire figli di tre anni a causa delle imbeccillita' del Dr Spock, pessimo mentore di generazioni di genitori che hanno scambiato il ruolo educativo del genitore e della scuola per un continuo negoziato e "dialogo" con treenni capricciosi e che poi, inevitabilmente sono diventati gli adolescenti a cui ormai non si puo' piu' imporre la minima regola. Bere a 16 anni o anche a 18 in modo smodato fa male. Punto. Non esiste adolescente al mondo che abbia la maturita' e la saggezza di sapere come comportarsi sempre, e comunque, specie di fronte ad amici ed amiche che sballano, bevono ,fumano, impasticcano, in un miscuglio a volte letale. Se i genitori non sono piu' in grado di tenere a freno i loro pargoli allora ci deve pensare la comunita', con multe anche salatissime. E se a pagare c'e' qualche mamma o papa' ex sessantottini meglio, chissa' che imparino anche loro!
#13 Farusman (716) - lettore
il 22.07.09 alle ore 14:23 scrive:
Caro Dott. Brambilla, uno dei principi ineludibili del potere è quello di non dare ordini se non si è certi che vengano applicati. Quindi benissimo il ragionamento nel suo complesso e la necessità assoluta di preservare la salute dei nostri ragazzi: ma non crede che il rischio sia che, se il divieto si rivelerà, come credo, inapplicabile e/o facilmente eludilbile ,probabilmente si diffonderà fra i giovani l'idea che tutto sia lecito nonostane ed in barba ai divieti? E tra la gente si diffonderà ancor più la sfiducia nelle autorità e lo scetticismo nei confronti della legge. Come per le "Grida" di manzoniana memoria.
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Alessandro Sallusti
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