Dalla sua residenza romana, Berlusconi tocca tutti i temi dell'attualità politica, dalla crisi finanziaria alla «terribile campagna mediatica» nei suoi confronti che ha creato le premesse per le sue dimissioni fino al bunga bunga e al processo Mills, due processi per i quali si dice «sereno». Il presidente del Pdl spiega che le dimissioni a novembre furono dovute «alla campagna ossessiva dei media italiani e stranieri» nei suoi confronti, media che lo additarono come il responsabile dell'aumento dello spread e della crisi dei mercati. «Dopo aver valutato le cause della crisi, che non è italiana ma europea e dell'euro - sottolinea l'ex premier - credevo che se fossi rimasto al governo avrei danneggiato l'Italia poich´ le campagne mediatiche contro di me sarebbero state ancora più terribili. Con senso di responsabilità, nonostante avessi la maggioranza in entrambi i rami del parlamento, ho fatto un passo indietro con eleganza». Tutto ciò - sottolinea - «nonostante io abbia ancora un largo consenso, quasi il doppio rispetto ai miei colleghi Merkel e Sarkozy. I sondaggi mi danno un gradimento del 36%. Se cammino per strada fermo il traffico. Sono un pericolo pubblico e non posso nemmeno uscire a fare shopping».
L'ex premier, pur ufficializzando la volontà di assumere un profilo più defilato rispetto agli equilibri del centrodestra e di vestire i panni del padre nobile, non rinuncia a scherzare: «A 75 anni mi sento ancora giovane», dice mostrando al giornalista un grosso livido, ricordo di una partita a hockey con il primo ministro russo Vladimir Putin. Nonostante ciò ribadisce l'intenzione di non correre più per la presidenza del Consiglio perch´ «sarei troppo vecchio».
Sul governo Monti c'è una apertura di credito: «La speranza è che questo governo, sostenuto da tutto il parlamento, abbia la possibilità di fare le riforme necessarie, a partire da quelle istituzionali e dall'architettura dello Stato, senza le quali non possiamo pensare di avere un paese libero e democratico». Una notazione sulla quale si appunta l'attenzione di molti visto che alcune fonti accreditano Berlusconi della volontà di passare a un sostegno più «attivo» dell'esecutivo. L'ultimo passaggio è per Alfano. «Lui resta il mio erede» ribadisce. «Ma per la scelta del candidato a primo ministro faremo le primarie».
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