Solo con 110 e lode diventi insegnante Proviamoci anche noi

di -
Quando si ha bisogno di un avvocato, che si fa? Si chiede in giro, ci si informa su quale è il migliore e il più competente per la causa che ci interessa. Lo stesso facciamo, possibilmente, per medici, architetti e professionisti di tutti i generi e specializzazioni, giù giù fino alla piccola impresa che deve ristrutturare il bagno di casa. È incredibile che niente del genere sia possibile nella scelta degli insegnanti cui affidare il bene più prezioso, ovvero la vita, la formazione civile e l’apprendimento dei nostri figli.
Certo, a una minoranza di benestanti è possibile rivolgersi a scuole private, che godano di buona fama e che dunque – presumibilmente – contino su docenti scelti fra i migliori. Purtroppo sappiamo che spesso, in questo caso, non è neppure vero che «chi più spende meglio spende»: la scuola privata avrà, sì, ottime strutture, aule ben tenute, varietà di servizi e di corsi supplementari. Ma gli insegnanti? C’è il rischio, non infrequente, che trovino collocazione nel settore privato proprio dei docenti che – per insipienza e impreparazione – non riescono a penetrare nelle maglie di per sé larghissime della scuola pubblica.
Alla quale sono favorevole, perché se non altro evita di chiudere il bambino in un piccolo ghetto socioeconomico, diversissimo dalla realtà della vita quotidiana. Ma le statistiche, periodiche e implacabili, sull’impreparazione dei ragazzi al termine di qualsiasi corso di studi – dalle elementari all’università – fanno venire brividi di gelo al pensiero di immettere il proprio figlio in un diplomificio che fornirà un pezzo di carta deprezzato dall’effettiva preparazione, scarsa, dei ragazzi.
Si può girare intorno al problema quanto si vuole (eccessivo affollamento delle scuole, paghe troppo basse per i docenti, programmi ministeriali ed esami inadeguati), però il vero nocciolo della questione è la preparazione degli insegnanti.
È dunque tutt’altro che peregrina, senz’altro da prendere in considerazione, l’idea del leader conservatore inglese David Cameron, per cui – più o meno - potrebbero accedere ai corsi di perfezionamento e all’insegnamento soltanto i laureati con il massimo dei voti. È un esperimento già in corso in Corea del Sud, in Finlandia, in Sudafrica, e che ha dato buoni risultati.
Anzi, eccezionali, se si pensa che la formazione delle nuove generazioni, e quindi dei loro insegnanti, è un problema centrale per qualsiasi società. E che la nostra, da questo punto di vista, non è affatto ben messa. Troppo a lungo il mestiere del docente – da quello delle materne a quello dei licei – è stato visto quasi come un lavoro a mezzo servizio, e perciò appetito soprattutto dal mondo femminile. Con in più un patto, tacito quanto perverso, fra Stato e dipendente/docente: io ti pago poco, però ti chiedo poco.
Il principio va ribaltato: pagare molto e pretendere moltissimo, a partire dai risultati ottenuti all’università. Non solo: gli aspiranti docenti dovranno superare una vera prova psicoattitudinale che verifichi sul serio se sono idonei all’insegnamento, perché essersi laureati a pieni voti non basta.
Soltanto in questo modo insegnare diventerà un mestiere appetibile anche da molti – bravi – che rinunciano a una professione così nobile, e magari amata, per non doversi accontentare di uno stipendio mediocre. E, in più, meglio meno insegnanti, ma eccellenti, piuttosto che una pletora in cui azzeccare quello davvero buono è come vincere alla lotteria.
Naturalmente c’è da immaginare che una simile proposta, da noi, scatenerebbe una mezza rivoluzione. Il «diritto all’insegnamento» è ormai diventato qualcosa di simile al «diritto allo studio». Tanto che, per risolvere il problema, abbiamo moltiplicato il numero di docenti e di materie, per classi e scuole. D’altronde, da qualche parte bisognerà pur cominciare, per una profonda riforma dell’insegnamento più indispensabile di quella della scuola. Dato che nessuna legge può essere retroattiva, gli insegnanti attuali rimarrebbero fino all’età della pensione, mentre per quelli di nuovo arruolamento varrebbero regole rigide simile all’ipotesi inglese. Ci vorrà qualche decennio, per migliorare la qualità della categoria, ma si tratta di una sfida che è indispensabile accettare.
www.giordanobrunoguerri.it

ANNUNCI GOOGLE

COMMENTI

40 commenti su  1  2  3  4  5  6  7  8   pagine dal più vecchio | dal più recente
#40 davide3269 (11) - lettore
il 20.01.10 alle ore 3:15 scrive:
Il voto ottenuto agli esami universitari ha poco valore, se non per mera soddisfazione personale. Chi nega ciò o è illuso o non conosce la realtà. Nei concorsi conta la raccomandazione, il servilismo quando non altre cose. Lo dice uno che ha studiato a ingegneria: da noi il successo era passare l'esame, non con quanto. La capacità è misurabile solo all'atto pratico, nel lavoro.
#39 vicere_a (23) - lettore
il 20.01.10 alle ore 1:26 scrive:
Si potrebbe iniziare ad abolire il valore legale del titolo di studio. Questo creerebbe concorrenza fra le Università che cercherebbero di elevare il livello dei propri iscritti, selezionandoli all'origine e innescando una cascata virtuosa sui precedenti gradi di istruzione. Ma bisogna anche investire sul serio sulla professionalità degli insegnanti, anche dal punto di vista stipendiale; la carriera d'insegnamento deve diventare di nuovo appetibile, non un ripiego, altrimenti i migliori non vi si dedicheranno mai, specie per il campo scientifico che offre all'estero tutt'altre carriere alle persone di talento.
#38 giudesi (25) - lettore
il 20.01.10 alle ore 1:20 scrive:
L'idea è buona, solo che prima bisognerebbe cominciare dal trattamento economico degli insegnanti. Caro Guerri, quando la carriera degli insegnanti sarà appetibile, ad esempio quanto quella dei medici, tanti bravi giovani faranno a gara per accedervi, ed il problema si risolverebbe da solo. Con affetto.
#37 Biri107 (1343) - lettore
il 20.01.10 alle ore 0:46 scrive:
Fra i tanti mulini a vento (scuola, università, giornali, Tv, sindacato, magistratura, dipendenti statali, ecc., vere e proprie roccaforti dove la Sinistra ha piazzato amici e compagni, e dove ha instaurato la sua legge di squalificazione e livellamento al basso) che il governo del nostro Don Chisciotte-Berlusconi dovrà affrontare, quello della Scuola non è certo il minore.
#36 pierpaolodoc (358) - lettore
il 19.01.10 alle ore 23:25 scrive:
che noia gli insegnanti non fanno niente, tre mesi di ferie bla bla.... ma hanno una paga da fame e l'insegnamento è un valore bla bla..... vogliamo analizzare la realtà? licenziamo chi non lavora, con i fatti non con le brunettachiacchiere premiamo chi lavora e chiudiamo le facoltà di magistero, scienze della formaziione etc etc che sfornano migliaia di disoccupati ogni anno
40 commenti su  1  2  3  4  5  6  7  8   pagine RSS commenti | Cosa sono?
Alessandro Sallusti
Per una volta un pm aveva chie­sto di non processare Berlusco­ni. Ma niente, non è basta­to  continua..
Scrivi al direttore

L'opinione

di Nicola Porro
C’è un bel libro di J.C. Ballard che racconta la rivolta della...
di Stefano Filippi
A che gioco gioca Silvio Berlusconi? Leggete l’intervista che...
di Marcello Foa
Gran bel colpo della Stampa, che stamane pubblica un’intervista...
di Alberto Taliani
 Mentre infuria la polemica sui mammoni e sull’illusione del posto...
di Paolo Giordano
Se poi te li ritrovi qui, tra i velluti di un cinque stelle con vista...
di Dan Segre
Perché la Cina segue la Russia nel bloccare le sanzioni contro la...
di Sum ergo Cogito
Per credere nell’infinito occorre accorgersi che il mondo é...
- correlati
+ correlati