"Sono l'islamico Mohamed La maestra mi nega il presepe"

La lettera immaginaria di un bambino musulmano esasperato dallo zelo multiculturale che nasconde Gesù Bambino e i Re Magi

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Salve, sono Mohamed Venez-Janiì, bambino musulmano di anni dieci. Stamattina ero contento di andare a scuola perché dovevamo andare a vedere il presepe e a festeggiare con i canti di Natale. Invece stamattina la maestra ha detto che per rispetto nei miei confronti si resta in classe e non si festeggia Natale. Gesù Bambino è troppo offensivo per noi islamici, ha detto, la Madonna vergine, devota e madre, è un insulto ai diritti delle donne, i Re Magi sono tre offese alla Costituzione repubblicana, gli Angeli sono una presa in giro dei trans, il bue e l’asinello sono un’offesa ai diritti degli animali ridotti a termosifoni della grotta, e il panettone è un insulto consumista alla fame nel mondo. Ma il Natale tutto, ha detto, mortifica quelli come me, che non sono cristiani, ci offende e ci prende pure in giro perché ci riduce nel presepe a beduini, pastori e cammellieri. Ma la maestra non sa che per noi islamici beduini non è un’offesa, e nemmeno pastori e cammellieri. Mio zio è cammelliere e ha pure le capre e io da grande volevo fare il beduino. Comunque Natale non si festeggia per rispetto mio.

La maestra della classe accanto, più furba, ha trasformato il Natale in festa della luce: io non lo so, perché vengo da lontano, ma forse a Natale si festeggia la santa natività dell’Enel. La maestra del piano di sotto, invece, non ha fatto festeggiare e ha spogliato l’albero di tutte le palle luminose perché quattro ladri hanno rubato l’insegna ad Auschwitz; ma non ho capito che c’entra con Gesù Bambino.
Non vi dico la rabbia che mi ha preso quando ci ha detto che non si andava più a cantare «Tu scendi dalle stelle» e non si mangiava più il panettone per rispetto di noi islamici. E non solo mi sono arrabbiato perché ci hanno tolto una bella mattinata di festeggiamenti, ma questa cosa che non si festeggia perché ci sono io musulmano mi ha fatto odiare per la prima volta da tutti i miei compagni di classe perché hanno capito che a causa mia e della mia famiglia non si festeggia Natale e non si canta ma si interroga e si fanno i compiti. Mi hanno preso per uno che piange e si arrabbia se gli altri festeggiano, non ama il Bambinello e detesta la Madonna come il Panettone.

Dicono che vengo dalla Rabbia saudita. Non mi invitano più alle feste perché pensano che io sono contrario e gliela tiro. Vedono me, mia madre Fatima e mio padre Alì, come guastafeste e anche un poco terroristi. E invece non è vero: a me piace Natale e a casa mia di solito a Natale si mangia l’Agnellone perché pure per noi è una mezza festa, mi è simpatico il Bambinello, la gente intorno al presepe è tutta delle parti mie, non c’è nemmeno un personaggio padano o inglese. Tutti mediorientali come me. Salvo gli angeli che sono come le hostess degli aerei, vivono in cielo e non hanno una terra loro.

Questa storia che si deve rispettare me che sono islamico mi ha stufato. Il giorno prima della festa di tutti i santi, la mia maestra ha detto che non dobbiamo festeggiare perché si offendono non solo gli islamici, gli ebrei e i non credenti ma pure i protestanti. Poi, d’accordo con il capo d’istituto, ci ha riuniti tutti intorno alla cattedra e ha tolto dal muro il crocifisso. Ha detto che quel segno lì, sperduto sul muro a fianco alla lavagna, che non avevo mai notato, offendeva me e tutti quelli che come me non credono e non pregano per Cristo. A me è dispiaciuto vedere quel poveretto magro magro e già sofferente, pieno di sangue e con quei chiodi conficcati nelle mani e nei piedi, finire in una busta di plastica e andare chissà dove; raccolta differenziata, almeno spero. I miei amici dicevano: ma che ti ha fatto Gesù Cristo, che ha fatto alla tua famiglia? E io non sapevo cosa dire perché non mi aveva fatto niente, non mi offendeva affatto, mi faceva pena. Mio padre ne aveva parlato pure bene, diceva che era un profeta, comunque una brava persona. E non ce l’aveva con noi musulmani né tifava per gli americani anche perché quando c’era lui, non c’erano ancora né l’Islam né l’America.

Ma ora che la maestra ha tolto il crocifisso, l’albero, il presepe, la festa di Natale, i canti e le preghiere perché offendevano me, una mia amichetta ha detto: ma perché sei così incazzuso e ti offendi per ogni cosa che abbiamo e festeggiamo noi? Ma io non mi offendo affatto, è lei, la maestra, che dice così. Ho paura che ci toglieranno pure Pasqua perché offende noi musulmani. Ho paura che si inventeranno qualcosa per toglierci pure le vacanze dell’estate e diranno che non si fanno perché noi musulmani odiamo il mare e preferiamo il deserto. Bugia, a me piace il mare. Io non so perché voi italiani vi vergognate di fare le cose che avete sempre fatto, di far vedere agli altri le cose che vi piacciono da sempre; non volete farci capire che pure voi avete un dio, solo che lo chiamate e lo vedete in altro modo. Ho l’impressione che questa maestra - che legge la Repubblica ma siccome è pluralista, come dice lei, porta a volte in classe l’Unità, Il fatto e Il manifesto - trova la scusa che c’è in classe l’islamico ma è lei che non sopporta il Natale.

Forse perché s’annoia, forse perché da bambina perdeva a tombola, forse perché il marito la trova racchia, o non so, perché detesta la Croce, il Papa e tutti i suoi dipendenti. A me il presepe piace; mi piace meno quel panzone vestito di rosso, Babbo Natale, che mi sembra un pagliaccio carico di vizi, pensa solo a ingrassare e a farci ingrassare e mi fa pure paura perché è travestito. Anzi una volta ho chiesto alla maestra come si dice di uno che ama i bambini? E lei mi ha detto «pedofilo».

Babbo Natale allora è pedofilo. Perché non lo mettete in galera? Ma poi non dite che lo fate per rispetto del bambino islamico. Smettetela perché se andiamo avanti così, nessuno mi invita più a giocare insieme. Non avete capito che a forza di rispettarmi, mi state escludendo da ogni vostra festa. Comunque ora che non ci sente la maestra dico la parolaccia: Buon Natale.

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COMMENTI

158 commenti su 1  2  3  4  5  6  7   8  9  10   pagine dal più vecchio | dal più recente
#123 Luigi Morettini (4380) - lettore
il 22.12.09 alle ore 18:48 scrive:
Grazie a Marcello Veneziani per questa sua splendida lezione impartita a tutte le maestre ignoranti come capre. E allora, Buon Natale anche a loro che, a quanto pare, è la maggiore offesa che gli si possa rivolgere.
#122 speranzoso (1459) - lettore
il 22.12.09 alle ore 18:44 scrive:
#114 danieleru : è una vita che mi batto in questo senso, insieme ad altri anche in questo forum. Ma sa che ci sono pure elementi che hanno il coraggio di confutare? Mi vengono in mente, ad esempio in questo Forum, Lincoln-petersen e Jeanluc: essi affermano di essersi trovati alla grande in quei luoghi. Però mi risulta che nè l'uno nè l'altro vivono adesso, che so, non dico in Iran o Arabia Saudita, ma nemmeno nei considerati piu' evoluti, Egitto, Marocco o Turchia. Nossignore, in ossequio alla perenne contraddizione del predicar bene e razzolare non altrettanto, vivono o in Italia o in Spagna. Piu' comodo pontificare dalle poltrone degli illiberali paesi occidentali, eh sì!!!!!!
#121 heini (723) - lettore
il 22.12.09 alle ore 18:43 scrive:
Non posso che condividere le parole di Veneziani.
#120 speranzoso (1459) - lettore
il 22.12.09 alle ore 18:38 scrive:
#28 rbluke : i kompagni che gestiscono Coop e Iperccop (rosse, of course) sono talmente rincretiniti dal verbo di Stalin e Lenin che non immaginano nemmeno che una atmosfera gioiosa collettiva spinge anche i loro fedeli clienti musulmani a fare incetta in questo periodo, perche' poi molti di essi approfittano delle ferie natalizie per andare nei loro paesi stracarichi di dolcetti e novità: fatto questo che HO PERSONALMENTE SPERIMENTATO. Quindi, non hanno neppure il senso degli affari, obnubilati dal Verbo Kompagnesco: e poi dicono che è Berlusconi che provoca la crisi! ***Quanto ha ragione il Berlusca uando dice che l' amore vince sull' odio"!!!
#119 Alberto Berti (2) - lettore
il 22.12.09 alle ore 18:22 scrive:
Caro dr. Veneziani, Condividiamo totalmente quanto da lei espresso in modo chiaro e ironico, ma con un sottofondo di tristezza, per quanto avviene in talune scuole in questi giorni. E' triste infatti osservare come, in nome di un poco comprensibile sentimento di "rispetto" verso quanti professano una fede diversa, si sia disposti a rimuovere tutto ciò che fa parte della nostra cultura, delle nostre tradizioni e delle nostre festività religiose. Invitandola a proseguire nella sua attività con il consueto impegno e rigore, le auguriamo un Buon Natale (quello vero di Betlemme) Liliana e Alberto Berti
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