martedì 09 febbraio 2010
 
 INTERNI
mercoledì 08 luglio 2009, 09:15

Sorpasso dei furbi del lampeggiante

Dal 2003 una legge consente di autorizzare semplici autisti a correre con la luce blu come poliziotti, ma "temporaneamente" e "in casi eccezionali". Risultato? A Roma ora ce l’hanno pure funzionari e personaggi tv

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«Corri ragazzo laggiù / vola tra lampi di blu». Sarà per quella vecchia sigla dei cartoni, sarà perché siamo tutti un po’ bambini e i potenti lo sono di più. Sarà quel che sarà, di certo aumentano esponenzialmente i «lampi blu» che sfrecciano nelle nostre città. Migliaia di auto di scorta per volti noti che vanno di fretta.

Non c’è ingorgo che tenga, non c’è fila che possa rallentare il passo alle nuove caste di potenti e potentini che fanno delle città la loro personale «Isola dei famosi». Innestano il lampeggiante e via nella corsia preferenziale, parcheggiati in doppie e triple file protetti dalla magica luce blu. Il lampeggiante è l’ultimo e più ambito degli status symbol che dimostrano che «io sono io e voi non siete un c...», come diceva il Marchese del Grillo. Più ambita dell’auto blu. Quella tutti possono averla, che ci vuole, basta un posticino in una delle tante nostre munifiche istituzioni locali. Ma l’auto blu, senza il lampeggiante è come un bell’uccello con le ali spezzate: può far bella mostra di sé nel traffico, chiudendo un occhio può accompagnare la moglie a far la spesa, ma senza luce e paletta non può volare al di sopra del traffico dei paria.

Ma attenzione, perché il fenomeno in questione non riguarda più solo la personalità straniera in visita, il magistrato sotto scorta, il ministro in missione ufficiale, insomma coloro che per la natura del proprio incarico e per questioni di sicurezza hanno necessità di essere accompagnati da agenti di polizia, pronti ad accendere il lampeggiante ma solo in caso di emergenza. Da quattro anni in qua il fenomeno è in rapida espansione e i furbetti del lampeggiante sono diventati una popolazione sempre più folta.

Tutta colpa di un comma, poche righe di una legge che ha dato la stura al fiume blu. Come spesso succede alle nostre latitudini la questione è partita da un fatto serissimo e in pochi mesi si è trasformata in sbracato eccesso. Bisogna risalire al delitto di Marco Biagi, quando il dibattito sulle scorte ai personaggi a rischio diventa bollente. Per evitare l’arbitrio nella concessione della tutela da parte delle forze dell’ordine, nel 2003 viene emanato un decreto, il numero 253 (poi convertito in legge), che istituisce l’Ucis, un ufficio interforze per gestire le scorte. E per cercare di far fronte a tutte le esigenze senza impegnare troppo personale di polizia, la legge introduce la possibilità «per esigenze di carattere eccezionale e temporaneo» di conferire «la qualifica di agente di pubblica sicurezza a conducenti di veicoli in uso ad alte personalità che rivestono incarichi istituzionali di governo». In sostanza viene creata la possibilità di trasformare un semplice autista, purché in possesso di determinati requisiti, in agente di scorta a tutti gli effetti, cioè con lampeggiante, paletta e licenza di accelerare in caso di emergenza. Ma attenzione alle parole chiave della norma: «eccezionale» e «temporaneo». Manco a dirlo. Quando una legge recita così in Italia si traduce con «per sempre» e «quando ci pare».

Il caso più eclatante è quello di Roma: «Qui il lampeggiante ormai ce l’hanno tutti - sbotta Pietro Giaccardi, presidente dell’Osservatorio sui reparti scorta del sindacato di polizia Consap - politici certo, ma anche funzionari di enti e perfino gente dello spettacolo». A verificare non ci vuole tanto. Basta mettersi di guardia davanti alle sedi Rai. Ed è famoso il caso del marzo scorso, quando davanti al palazzo del Coni si radunarono 40 auto col lampeggiante. Autisti venuti a ritirare i biglietti gratis per la partita Roma-Arsenal. «Oltretutto - mastica amaro l’agente - in quelle auto, non essendoci le personalità a bordo, il lampeggiante non poteva essere attivato». Sai com’è, da personalità a personalismo il passo è breve. «Almeno cambiassero il colore della luce, così la gente saprebbe che non siamo noi poliziotti a sfrecciare nelle corsie preferenziali - aggiunge rassegnato Giaccardi - la beffa è che i professionisti ormai lo usano sempre meno, perché se sei di scorta a un personaggio veramente a rischio, l’imperativo è non farsi notare». Il fenomeno è notevole anche a Napoli. A Milano invece i permessi sono solo una trentina.

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6 commenti su  1  2   pagine dal più vecchio | dal più recente
#6 speranzoso (825) - lettore
il 08.07.09 alle ore 14:44 scrive:
Io direi di estendere il discorso anche alle autostrade et similia, dove non raramente si riscontra un uso delle corsie di emergenza da parte di certi "lampeggianti blu", che lascia più di qualche dubbio. Saluti.
#5 spalella (2894) - lettore
il 08.07.09 alle ore 14:30 scrive:
Solo gli sciocchi non sanno che senza controllo e sanzione i furbi si moltiplicano. Visto che si conosce il problema, la parte più difficile è fatta, ora basta prendere qualche furbo e fargli passare la voglia. La voce si spargerà in un baleno, non per niente sono furbi.
#4 gbsirio_1962 (437) - lettore
il 08.07.09 alle ore 13:25 scrive:
la solita italietta...
#3 migrante (628) - lettore
il 08.07.09 alle ore 11:34 scrive:
speriamo che si provveda al piu`presto a modificare questa "legge"che offre libero accesso a quello che ormai e`asceso al ruolo di "stemma nobiliare"dell'era moderna !
#2 ilpassatore (520) - lettore
il 08.07.09 alle ore 10:48 scrive:
La disobbedienza civile dell´italiano e´piuttosto nota all´estero ed e´ un fattore in piu´ per essere presi in giro. Anni addiedro parlando con una donna, svedese, la quale in una sua visita turistica a Napoli subi´ uno scippo, non potei fare a meno di notare la sua eccitazione , anche divertita, per l´avventura subita e mi disse : e´ stato emozionante ! Non sapevo se scusarmi o se ridere. Me la cavai con un sorrisetto di convenienza e cambiai discorso. Continueremo a fare ridere. saluti
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