Spataro va in tv e attacca il "processo breve"

Ecco la "giustizia connection" che vuole far fuori Berlusconi: dopo Ingroia la Rai dà il microfono al pm Spataro che critica ogni scelta dell’esecutivo. Il Pdl insorge, ma lui non fa una piega

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Milano - Le loro requisitorie cominciano in aula ma non finiscono mai. Proseguono in tv, nei libri, nei convegni. Antonio Ingroia, procuratore aggiunto a Palermo, va ad Annozero, Armando Spataro, stessi gradi ma a Milano, rompe la quiete domenicale offrendo il suo pensiero in pillole a Lucia Annunziata. È un costume che in Italia va avanti almeno dai tempi del Pool, dei proclami televisivi contro le leggi inique e delle fragorose interviste a tutta pagina di Borrelli che frustava il Palazzo e arrivava a ironizzare sulle abitudini alcoliche dell’allora guardasigilli Alfredo Biondi.

Quindici anni dopo, nel salotto Rai di In mezz’ora, siamo allo stesso punto. Spataro fa a pezzi il processo breve, ironizza sul ministro Alfano «che non si è reso conto del boomerang» rappresentato dalla futuribile legge che vorrebbe accorciare, si fa per dire, a sei anni, la durata dei procedimenti giudiziari, poi se la prende con Berlusconi: «Non abbiamo bisogno di escamotage - spiega - il problema è quello che ha indicato anche il presidente Napolitano. Basta con gli interventi a salvaguardia di poche persone». Come se non bastasse, il pm del caso Abu Omar e di numerosissime altre inchieste, rincara la dose: «Il problema non è dei rapporti in generale fra politica e magistratura, ma fra una parte della politica e la magistratura». Insomma, il tasto dolente è la maggioranza di centrodestra e il suo leader. Infine passando a parlare dei suoi fascicoli, ricorda «gli ostacoli giuridici», posti da Prodi e Berlusconi attraverso il segreto di Stato.

Spataro non è un pm isolato. Gode di grande popolarità fra i colleghi, è considerato uno dei magistrati più autorevoli a Milano, è fra gli animatori dei Movimenti riuniti, la corrente di sinistra gemella di Magistratura democratica, anche se talvolta meno ortodossa.
Le esternazioni di Spataro vengono dopo quelle, tambureggianti, di Antonio Ingroia che, invece, appartiene a Magistratura democratica. Anche Ingroia maneggia i fili di inchieste delicatissime, esplosive, sul confine infiammato fra politica e mafia.

È stato Ingroia a rappresentare l’accusa al processo contro Marcello Dell’Utri, è stato lui a ricevere, poche settimane fa, l’ormai mitico papello da Ciancimino junior, lui a scavare sui cosiddetti mandanti esterni alle stragi del ’92-93. Proprio il ruolo così esposto e delicato consiglierebbe prudenza e un raffreddamento dei toni, ma l’altra sera Ingroia era ospite di Michele Santoro. «Che cosa ha fatto Kohl in Germania quando è stato indagato?», si è chiesto retoricamente il magistrato. Scontata la risposta: «Si è dimesso». E così il pm che esplora, fra le altre cose, i rapporti fra Cosa nostra e il Pdl, ha offerto la soluzione dei suoi problemi a Silvio Berlusconi: vada a casa. Non sentiremo più parlare di lui. Il clima si rasserenerà. Esattamente lo stesso sentiero su cui a suo tempo fu instradato dai pm di Palermo Giulio Andreotti, sette volte presidente del Consiglio prima di essere sommerso da accuse spaventose. Poi, dopo dieci anni e più, Andreotti è stato assolto (sia pure con la macchia della prescrizione per i vecchi rapporti con Cosa nostra), ma ormai era fatta.

Sono in qualche modo speculari, anche se diversissimi fra loro, Spataro e Ingroia. Perché tengono alta, per così dire, la tradizione milanese e quella palermitana. Milano e Palermo compongono la grande tenaglia che dai tempi di Borrelli e Caselli ha chiuso l’Italia in una morsa. Tutte le grandi inchieste che hanno decapitato la Prima Repubblica e messo a rischio la Seconda sono nate in queste due città. A Milano vanno avanti, quasi in automatico, gli ultimi processi al Cavaliere: quello sui diritti tv e l’altro sulle presunte mazzette all’avvocato Mills. Da Palermo potrebbe partire, secondo molte indiscrezioni, la prossima campagna anti premier, nata dalle rivelazioni di alcuni pentiti.

È un po’ un gioco delle parti, ai due cantoni della penisola. E ogni volta ci si chiede dove cominci l’opinionista e dove finisca il pm. Le requisitorie iniziano in tribunale ma tracimano su libri, riviste, giornali. Ingroia ha trovato il tempo per partecipare, sia pure brevemente, al forum di lancio del quotidiano giustizialista Il Fatto, del duo Padellaro-Travaglio. Il pm ha appena scritto un pamphlet tosto e graffiante, C’era una volta l’intercettazione, un dito puntato contro il governo già dal titolo. E sempre lui ha utilizzato il palcoscenico di un paio di congressi, promossi guardacaso da Magistratura democratica e dall’ex pm e oggi uomo di punta dell’Italia dei valori Luigi De Magistris, per ammonire il Paese con toni vagamente apocalittici: «Noi oggi siamo in mano ad interessi privati che si sono impossessati della politica». Ne è nato un pandemonio, soffocato solo dalla polemica successiva: l’esternazione del pm-vetrina ad Annozero.

Siamo, fatti i debiti distinguo, sulla stessa lunghezza d’onda di Spataro e dei pm di rito ambrosiano. A Milano il giudice Raimondo Mesiano, quello della sentenza sul Lodo Mondadori e del calzino turchese, è diventato l’icona della lotta a Berlusconi. Sempre sotto la Madonnina un altro pm, Fabio De Pasquale, superstite della stagione lontana di Mani pulite, giusto una settimana fa ha dettato l’agenda al premier: «Può venire in aula al mattino e poi partecipare al vertice Fao a Roma».

Ora è Spataro a prendersi i titoli. Meglio fare, gli chiede l’Annunziata, una legge ad personam che sia chiara, come chiede Pier Ferdinando Casini, oppure il cosiddetto processo breve? «Non ho dubbi - è la replica tranchant - non sarebbe bene fare né l’uno né l’altro». Nel Pdl le parole di Spataro provocano un’epidemia di mal di pancia. Ma il partito dei pm va avanti. Arrivederci alla prossima esternazione.

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COMMENTI

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#111 Finiano (28) - lettore
il 23.11.09 alle ore 13:23 scrive:
Armando Spataro (Taranto, 16 dicembre 1948) è un magistrato italiano, procuratore della Repubblica aggiunto presso il tribunale di Milano, Coordinatore del Gruppo specializzato nel settore dell'antiterrorismo e tra i dirigenti dell'Associazione Nazionale Magistrati. Entra in magistratura il 27 marzo 1975 e l'anno successivo è destinato, come Sostituto Procuratore della Repubblica, alla Procura della Repubblica di Milano dove ha svolto tutta la sua carriera occupandosi prima di sequestri di persona e poi di terrorismo di sinistra coordinando tutte le inchieste milanesi fino al 1989. Successivamente si è occupato di criminalità organizzata, traffico internazionale di stupefacenti ed è chiamato a partecipare alla Direzione Distrettuale Antimafia dal 1991 (anno della costituzione) al 1998 dove si è occupato suprattutto di indagini su 'ndrangheta e mafia siciliana. Bisogna essere onorati di avere magistrati del genere
#110 gigi52 (73) - lettore
il 23.11.09 alle ore 13:09 scrive:
Prima INGROIA ora SPATARO, più chiaro di cosi,a questi PM dei tempi brevi della giustizia,non frega niente,x loro il problema è il governo Berlusconi,questi burattini della sinistra devono sparire dalla magistratura,si aruolino nel PDV con il loro amico DIPIETRO(ò MANETTARO)
#109 mariett (3) - lettore
il 23.11.09 alle ore 12:48 scrive:
Mi pare che invadere il campo altrui sia diventato sport nazionale. Purtroppo, ce ne accorgiamo solo quando l'avversario parla su argomenti scomodi, molto meno quando è un nostro simpatizzato che esterna dove non dovrebbe. Perchè, allora, non riconoscere che ogniuno di noi oltre che Politico, Magistrato, Poliziotto è anche Cittadino e, come tale, può dire ciò che vuole? Magari ci aiuterebbe a distinguere meglio ciò che dicono, in cose intelligenti o stupide e ad imparare a distinguerle su queste basi e non sull'appartenenza o convenienza di una parte politica.
#108 pescecane (727) - lettore
il 23.11.09 alle ore 12:59 scrive:
Che cosa fare? Anzitutto una bella riforma della giustizia perchè è impensabile che la minoranza di questi giudici politicizzati tenga in scacco un intero Paese con le loro teorie deliranti, piene di odio politico e non suffragate da alcuna prova. Questa riforma urgente dovrebbe partire obbligando i magistrati a rispondere del loro comportamento di fronte ad una Commissione elettiva, non composta da loro colleghi, che valuti i loro atteggiamenti e che li obblighi a lavorare come tutti gli impiegati statali nei loro uffici e non nelle sedi delle TV. E' mai possibile che i tribunali siano chiusi la sera, che a partire dal mese di Luglio fino a Settembre i processi siano sospesi perchè i giudici sono in ferie? Ma vogliamo dare qualche responsabilità ai magistrati se ci sono milioni di processi arretrati o la colpa è di Berlusconi? Nel mio Ospedale sono arrivati i carabinieri per verificare se il personale era al loro posto di lavoro. Perchè non si potrebbe fare altrettanto nei tribunali?
#107 pescecane (727) - lettore
il 23.11.09 alle ore 12:52 scrive:
#82 Finiano - E' vero che la tecnica della legittimazione è una vecchia prassi: è quella che i giudici incapaci e la parte politica che lei apprezza ha portato avanti proprio contro Falcone e Borsellino: il primo non promosso al posto di Caponnetto per le invidie dei suoi colleghi, costretto ad andare a Roma e insultato perchè collaboratore di Martelli. Il secondo costretto ad andare a Marsala ed avversato perchè non faceva parte di quella cosca, si cosca mafiosa, anche se di natura diversa che fa capo a Magistratura Democratica, che si è impadronita della maggioranza dei membri del CSM e che nomina a capo delle procure i suoi iscritti anche se del tutto incapaci e pericolosi per la Democrazia. La prassi della deligittimazione è quella che Spataro, Ingroia e molti loro colleghi utilizzano contro Berlusconi, rovesciandogli addossso una serie di accuse non provate che sarebbero calunnie se non fosse che vengono mosse da magistrati che non pagano per le loro paturnie ideologiche.Continua
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Alessandro Sallusti
Gli Stati Uniti lo salutano come il "salvatore d'Europa", lui elogia Berlusconi "statista" ma poi sale in cattedra  continua..
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