E ancora: forti investimenti pubblici, impulso alla produzione di energia nucleare, vasto programma di edilizia pubblica, accelerazione degli investimenti infrastrutturali. Senza contare il deciso contenimento della spesa corrente - a partire ai costi della politica - così come gli aiuti alle imprese e l’impulso al settore delle «buone banche private». Infine, avanti tutta con le riforme istituzionali e della giustizia. Tutte misure per «ridurre l’incertezza sulle politiche future». Vabbè, ma davvero si tratta di un dossier anti-Tremonti? E siamo sicuri che in ogni caso siano stati proprio gli «indiziati» ad assemblarlo? La reazione è netta, così come il tono delle smentite. Il primo a dire la sua è Brunetta: «Il documento? Mai esistito, non mi risulta. Non vedo Verdini da mesi e non mi riunisco con la Prestigiacomo se non nel Consiglio dei ministri. Quindi, attenti alle bufale». Che si tratti di una sorta di polpetta avvelenata ne è convinto pure Scajola: «Non ho partecipato alla stesura di alcun contro-documento di politica economica, né ad alcuna iniziativa per “ridimensionare” il ministro Tremonti. Con il collega ci confrontiamo quotidianamente, lealmente e in spirito di collaborazione, per individuare le misure migliori per arginare la crisi, rimettere in moto la ripresa, assicurare al Paese un futuro di crescita e di benessere». E ancora. «Io non so nulla di questo documento», è il secco commento di Fitto. Un po’ più articolato lo sfogo della Prestigiacomo. «Non ho ragioni per sottoscrivere documenti contro Tremonti e non l’ho fatto neppure in questo caso. Sto chiedendo da tempo al ministro dell’Economia che venga ripristinato il bilancio al mio ministero e pretendo che venga fatto in sede di Finanziaria, non certo attraverso le eventuali entrate dello scudo fiscale. E poi, gli dico sempre in faccia quello che penso, non ho certo bisogno di questi strumenti».
Chiuso il capitolo governo, tocca al presidente dei deputati smontare il caso. «Circolano voci completamente destituite di fondamento - spiega Cicchitto - che hanno come unico scopo quello di provocare qualche fenomeno di destabilizzazione all’interno del Pdl». A chiudere il cerchio ci pensa infine il partito, che contesta la «ridda di voci» sul «fantomatico» documento. «Ogni giorno, da sempre - si spiega nella nota - vengono prodotti spontaneamente, da singoli parlamentari o da gruppi di lavoro, documenti che vogliono essere solo ed esclusivamente un contributo all’attività di governo o di un singolo ministro. Anche in questo caso, tale appare probabilmente la natura del testo in questione». Ma non finisce qui. «Il Coordinamento nazionale - si legge ancora - precisa che il contenuto di questo documento, ora conosciuto, non risulta in alcun modo essere un documento del Pdl. Non esiste, quindi, alcun testo in contrasto con il ministro Tremonti, mentre siamo in presenza di un’eccessiva rilevanza ad un lavoro che sicuramente non ha avuto alcun contributo da parte dei ministri indicati». Ok. Ma come l’ha presa il diretto interessato? Ah, saperlo. Di certo, si sa che in serata siede, in veste di presidente dell’Aspen Italia, ad una cena «super riservata» con i vertici dell’istituto.
Così, mentre il premier se ne sta in Russia, da Vladimir Putin, il ministro sta a tavola pure con il nuovo ambasciatore Usa a Roma, David Thorne. Ma per evitare ulteriori retroscena, basta ricordare un dato: per la sua prima uscita ufficiale fuori dalla capitale, lunedì scorso, il diplomatico ha scelto Venezia. E il teatro La Fenice. Alla presenza di un certo Silvio Berlusconi.
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