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lunedì 31 agosto 2009, 19:25

Stermina la famiglia Poi tenta il suicidio: è ricoverato in coma


Reggio Emilia: Davide Duò, disoccupato 47enne, uccide nel sonno moglie e figlio, riduce in fin di vita l'altro figlio e la padrona di casa (le immagini). Quindi ingurgita alcol e farmaci e butta dal terzo piano: è in coma. Era in cura al centro di salute mentale

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Reggio Emilia - Ha ucciso la moglie e il figlio nella notte. Poi ha ridotto in fin di vita l'altro figlio e la padrona di casa. Quindi ha tentato il suicidio gettandosi dalla finestra del terzo piano dopo un cocktail di alcol e farmaci: ora è in coma. Davide Duò, 47enne ex operaio ceramista disoccupato, utilizzando una mazzetta da muratori e un coltello per disossare i prosciutti, ha ucciso la moglie di 45 anni e il figlio 20enne, riducendo in fin di vita l’altro figlio di 4 anni e la 79enne proprietaria di casa e amica di famiglia, che li ospitava. Dopo la strage si è imbottito di medicinali e alcol chiamando il 112: prima dell’arrivo dei carabinieri l’uomo si è gettato dalla finestra. Ora lotta tra la vita e la morte all’ospedale di Reggio Emilia, dove si trova ricoverato in stato di coma.Duò ha riportato diversi traumi ossei compatibili con un volo di circa otto metri, riportando le gravi lesioni che lo hanno ridotto in coma.

La dinamica Teatro della tragedia, una palazzina in via Cantù. Secondo la prima ricostruzione dei carabinieri del nucleo investigativo del reparto operativo di Reggio Emilia l’uomo avrebbe dapprima ucciso la moglie nel letto dove dormiva per poi colpire e ridurre in fin di vita il figlioletto di 4 anni. A questo punto, sceso al piano sottostante avrebbe sorpreso nel sonno il figlio più grande, uccidendolo, e infierito sulla 79enne proprietaria dell’appartamento, trovata esamine a terra fuori dalla sua camera da letto.

La denuncia Dopo quella che i carabinieri non esitano a definire "una vera e propria mattanza", l’uomo si sarebbe imbottito di barbiturici e alcol prima di chiamare il pronto intervento e raccontare che aveva appena sterminato la sua famiglia: al loro arrivo, i militari lo hanno trovato all’esterno della casa, privo di sensi. L’episodio è avvenuto intorno alle 4. Difficile capire le motivazioni della strage, ma le prime ipotesi propendono per un disagio di natura psicologica forse legato alla mancanza di un lavoro.  

La depressione  L’uomo da tempo soffriva di depressione ed è definito "un tipo ombroso" da chi lo conosce. Il fatto che sia finito in coma e non abbia lasciato biglietti rende difficile la ricostruzione del movente, anche perché i suoi parenti, che vivono nella vicina Scandiano, lo sentivano pochissimo e da tempo non lo vedevano. Da una ventina d’anni si era trasferito a Reggio, dove con la famiglia era ospite in casa di una donna di 79 anni, Elisabetta Detti, amica della madre di sua moglie. Secondo una ricostruzione dei carabinieri, Duò ha chiamato attorno alle 4,15 il 112. Poco prima, con una mazzetta da muratori e un coltello disossatore, aveva ucciso la moglie Sandra Pattio, 45 anni, di Orbassano e il figlio 19venne Thomas, studente. Poi aveva ridotto in fin di vita l’altro figlio, Marco, che compie cinque anni il 29 ottobre, e la proprietaria dell’abitazione. Le prime ipotesi parlano di un disagio di natura psichica, aggravato dalla disoccupazione.

In cura Duò era seguito dal centro di salute mentale di Reggio Emilia da circa due anni, ed era tranquillo e non aggressivo. Lo scrive, dopo la strage famigliare di Sabbione di Reggio Emilia, la direzione sanitaria dell’azienda Usl, che si dice "costernata". "Il paziente - spiega la nota - veniva seguito con regolarità in ambulatorio e non si è mai reso necessario un ricovero in ambito psichiatrico. Duò aveva un buon rapporto con gli operatori del servizio, era collaborativo rispetto alle indicazioni terapeutiche e non ha mai mostrato segni di aggressività".

11 commenti su  1  2  3   pagine dal più vecchio | dal più recente
#11 laurapr (1) - lettore
il 01.09.09 alle ore 16:33 scrive:
Non tutti i disoccupati fanno delle mattanze del genere. La depressione e' una brutta bestia,ne soffro personalmente, bisogna vedere come e' stata curata, non puo' un uomo di famiglia dipendere dall'amica della suocera, dal figlio e dalla moglie, chissa' come si sentiva inutile. Siamo sicuri che in Italia i vari Centri psicosociali, centri di igiene mentale, ecc. funzionino? O sono un qualcosa per dire, si' ce' la struttura perche' ci deve essere? Spero muoia anche lui, non vorrei essere al suo posto al risveglio..
#10 Marcello58 (411) - lettore
il 31.08.09 alle ore 22:19 scrive:
mi viene il ragionevole dubbio che il costante ed imperante buonismo che ha caratterizzato la nostra società per alcuni decenni abbia letteralmente inquinato la capacità di strutture e medici de sono demandati a seguire le persone che in qualche modo hanno manifestato disturbi psichici. I mezzi ed i poteri che i 'centri di salute mentale' hanno sono limitati ed inconcludenti. Si limitano a distribuire psicofarmaci e tentare di mediare le situazioni più complesse, ma nulla di più. I reparti psichiatrici degli ospedali sono il lato oscuro di ogni ospedale. Ce ne sono alcuni che assomigliano a dei lazzaretti: non c'è modo di prendere aria, c'è promiscuità tra uomini e donne, non c'è controllo sulle azioni dei degenti, e così via. Non credo servano nuovi regolamenti, forse serve un po' più di responsabilità e di attenzione, e forse un po' meno superficiale buonismo.
#9 onurb (412) - lettore
il 31.08.09 alle ore 19:22 scrive:
6 marmarvit52. Il sarcasmo è fuori luogo, anche perchè, visti i tempi, il problema di questo signore era cominciato all'epoca del governo Prodi. Ma il vero problema di questa persona durava da molto più tempo e stava tutto nel suo cervello. La legge Basaglia, la 180, quella che, per intenderci, ha chiuso i manicomi, nelle intenzioni era un'ottima legge, ma è stata applicata male e quindi è diventata una pessima legge, perchè ha lasciato tanti malati di mente privi di un'assistenza specializzata e tanti poveri innocenti alla mercé dei malati e privi di qualunque difesa. Io stesso, anni fa, ho assistito al tentato omicidio di una signora ad opera del marito "matto" che aveva appena finito di sbattere sul tavolo la testa della figlia neonata, aprendogliela come un melone. Si seppe, ma solo dopo, che era un recidivo proveniente da un'altra provincia. Occorre prendere atto che l'esperienza ci ha dimostrato il fallimento della legge 180 e correggerla per tutelare sia i malati sia i sani.
#8 27massimo52 (678) - lettore
il 31.08.09 alle ore 17:01 scrive:
Si dovrebbero suicidare in massa, tutti i disoccupati non solo Italiani..ne è pieno il mondo. Leggo che era in cura presso una usl in un centro di salute mentale e questo purtroppo è sufficiente per capire cosa sia accaduto.
#7 marmarvit52 (283) - lettore
il 31.08.09 alle ore 16:50 scrive:
Disoccupato, frustrato da due anni in cassa integrazione, scaduta a maggio. Ma perchè nessuno gli ha detto che "in Italia nessuno è rimasto indietro" per la crisi economica? Forse non avrebbe fatto quella strage.
11 commenti su  1  2  3   pagine
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