Stop al burqa, via libera della Consulta islamica

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RomaIl burqa e il niqab che coprono il volto delle donne vanno vietati per motivi di sicurezza. E questo, senza implicazioni religiose, perch´ non è il Corano che li impone.
La posizione del governo è chiara nel parere espresso pochi giorni fa dal Comitato per l'Islam italiano, organo consultivo del ministro dell'Interno, Roberto Maroni. Il documento è stato trasmesso dal Viminale al presidente della Commissione Affari costituzionali della Camera. Donato Bruno lo attendeva per proseguire l'esame di varie proposte di legge, che vogliono modificare la norma del 1975, in cui si vieta l'uso di caschi protettivi o di qualunque altro mezzo che renda difficile il riconoscimento della persona in un luogo pubblico o aperto al pubblico, «senza giustificato motivo».
La polemica sul velo infuria in Occidente, dalla Francia ai Paesi Bassi al Belgio, alla Spagna dove Camera e Senato hanno dati pareri diversi, fino al Quebec. E anche in Paesi islamici come la Siria, contro l'integralismo viene vietato il niqab alle studentesse universitarie. In Italia, una proposta del leghista Roberto Cota vorrebbe il divieto esplicito degli indumenti indossati dalle «donne di religione islamica», come burqa e niqab. Salvatore Vassallo del Pd, invece, intende modificare la legge per consentire l'uso di questi due tipi di velo. E la cattolica Paola Binetti, che ha lasciato il Pd per l'Udc, propone di tutelare gli indumenti legati a qualsiasi religione, a condizione che lascino il volto scoperto.
Il punto, per la Commissione parlamentare, era proprio capire se il velo integrale dovesse essere consentito per i «giustificati motivi» previsti dalla legge e per rispetto delle motivazioni religiose.
Il Comitato ministeriale taglia la testa al toro: «Portare il burqa o il niqab - scrive lo studioso delle religioni Massimo Introvigne, relatore del documento - non è un obbligo religioso, n´ tale obbligo può trovare fondamento nella lettura del testo sacro dell'Islam». Dunque, le ragioni religiose non possono essere d'ostacolo. Ci vuole una nuova legge, perch´ «la riconoscibilità delle persone dev'essere garantita», soprattutto ora con la minaccia del terrorismo integrale, ma la questione va «deconfessionalizzata». E nelle nuove norme si raccomanda di far riferimento chiaro a burqa e niqab, ma senza accostarli a nessuna religione in particolare, visto che anche altre usano il velo.
«La religione (in particolare quella musulmana) non c'entra nulla - spiega il sottosegretario agli Interni Alfredo Mantovano, che coordina i lavori del Comitato - anche alcune confessioni sikh adottano questo indumento. Il ministro Maroni ha fatto suo il parere, che è quindi quello del governo e alla Camera ora riprenderanno i lavori sulla modifica della legge. Mi auguro che seguire questa linea possa rasserenare gli animi, perch´ non si tratta di un'imposizione n´ di un'ingerenza in questioni religiose, ma del rispetto verso le persone di qualsiasi credo».
Composto per metà da rappresentanti di fede islamica e per il resto da studiosi ed esperti delle religioni, il Comitato ha esaminato il problema riguardo non al velo che copre solo i capelli e il collo, come l'hijab, o al chador che avvolge la persona ma non ne cela il viso, bensì al burqa imposto alle donne in Afghanistan per coprire con una retina anche gli occhi e al niqab, che lascia scoperti solo quelli. Si esaminano le sure del Corano che parlano del velo per concludere che neppure le mogli del Profeta lo portavano e che la prescrizione religiosa non c'è. Il consiglio di Stato, però, nel 2008 bocciò l'ordinanza di un sindaco che lo vietava, legandolo alla tradizione religiosa. E a maggio 26 convertite italiane all'Islam scrissero alle autorità rivendicando il diritto di coprirsi per esprimere la loro «femminilità». Il governo, ora, recide ogni legame tra velo e islam.

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COMMENTI

#3 giornalista (443) - lettore
il 24.07.10 alle ore 15:36 scrive:
Proposte come quelle di Vassallo ci fanno capire perché anche se Berlusconi fosse Belzebù la sinistra, PD compreso, non può vincere le elezioni. Detto questo, non dobbiamo essere costretti a diventare esperti di tutte le religioni del mondo per decidere che cosa fare. Se una religione impone regole contrarie alle nostre leggi, i suoi adepti non vanno accolti nel nostro paese. Punto e basta.
#2 giuliana (615) - lettore
il 24.07.10 alle ore 15:17 scrive:
#1 fossog- ha ragione, siamo veramente scesi in basso. Nel momento in cui si prendono in considerazione motivazioni religiose per legiferare viene decretata la fine della laicità dello Stato. Indipendentemente dalla motivazione, in Italia è vietato presentarsi in pubblico con il volto coperto da una maschera, se non nei canonici giorni riservati al carnevale. L'unica motivazione all'esistenza dei veli islamici, anche quelli all'apparenza più innocui, è politica. La motivazione religiosa è solo il paravento dietro il quale gli islamici cercano di legalizzare la loro penetrazione nel nostro territorio. Non dimentichiamo che per loro legge e religione coincidono. Dare spazio all'una è concederlo all'altra. E la loro legge è in totale contrasto con la nostra. La strada per fermare l'islamismo è proprio quella di non toccare mai l'aspetto religioso. E' con l'invocazione alla libertà religiosa che tentano di ridurci all'impotenza. Sta a noi fermarli rendendo inservibile quest'arma.
#1 fossog (2239) - lettore
il 24.07.10 alle ore 13:04 scrive:
Cosa ci sia da discutere sul divieto di un indumento che coprendo il viso impedisce non solo la normale relazione tra due individui, cosa su cui la nostra civiltà è basata, ma impedisce anche la sicurezza sociale per gli appartenenti alla società stessa. In alcuni paesi si arriva alla BESTIALITA' di dare documenti di riconoscimento a donne fotografate col Burqa.... Non credo ci sia manifestazione più indiota, ignorante e ridicola di dare un documento d'identità ad un...lenzuolo che cammina. Ma di cosa si stà discutendo, siamo proprio scesi in basso.....
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