Storace: "Uno scippo ad An. Ora faremo causa"

Il leader della Destra: "Pronta una class action assieme alla vedova Almirante per revocare l’eredità a Fini". Poi attacca: "Così calpesta la storia, è un furto fatto sul nostro sangue". E ricorda: "Nell'Msi abbiamo diviso persino il pane"

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Roma - Francesco Storace, leader della Destra, cosa ha pensato quando ha letto la storia dell’appartamento donato ad An e ora di proprietà del «cognato» di Gianfranco Fini?
«Se si dimostrerà vera è una vicenda turpe che fa a pugni con certe grida alla moralità».

Quelle di Fini?
«Certo, del resto Fini ci ha abituato a queste cose. Ora si proclama moralizzatore e campione di legalità, ma poco tempo fa difese il diritto di Cuffaro a rimanere governatore nonostante una condanna per vicende legate alla mafia».

Dell’appartamento di Montecarlo l’ha colpita più l’aspetto patrimoniale o quello emotivo?
«Ho provato grande amarezza. C’è una vita passata insieme, il pane diviso tra militanti e dirigenti nell’Msi prima e in An poi. Io non me la sarei mai immaginata una cosa del genere. Si dice che Di Pietro abbia comprato case con i soldi del partito, ma in questo caso i soldi sono di un benefattore. Mi auguro veramente che abbiate scritto una montagna di balle».

E le sembra possibile?
«Ho visto che l’avvocato di Tulliani annuncia causa. Quindi, come minimo, non si tratta di omonimia».

Si sente coinvolto anche a livello di portafogli?
«Io sono tra i fondatori di An e l’appartamento, se sarà confermato quello che è stato scritto, è un bene che era stato ceduto al partito del quale io sono stato fondatore insieme ad altri».

Poi però voi ve ne siete andati da An.
«Nel testamento della Colleoni c’è la cessione di queste proprietà a sostegno della “buona battaglia”. E chiunque, giudici compresi, può capire che quella battaglia è esattamente l’opposto rispetto alla strada che ha preso quell’appartamento».

Ma la signora che ha fatto la donazione non era di An?
«Era fascista, veniva dall’Msi e fece questa scelta. Ci fu anche una cena con Fini. Ma lei i suoi beni li aveva dati al presidente di An, non a Fini in quanto tale. Se sarà confermata la cessione dell’immobile, sarà uno scippo fatto sul nostro sangue».

Possibile che volesse darlo proprio a Fini?
«Di sicuro escludo che la volesse cedere a Giancarlo Tulliani. Poi questa vicenda ne solleva un’altra».

Quale?
«Quella degli immobili passati dall’Msi ad An».

L’Msi aveva un patrimonio immobiliare vasto come quello del Pci?
«Nessuno ci cedeva in affitto le sedi e noi facevamo collette per comprarle oppure c’erano le donazioni dei militanti. Alla fine il partito aveva un bel patrimonio. Con le ipoteche ci pagavamo le campagne elettorali. Erano tempi epici quelli».

Quindi c’erano altri beni oltre all’eredita della signora Colleoni?
«Erano soprattutto immobili ceduti da chi identificava l’Msi e poi An come gli eredi del neofascismo. In molti già ebbero delle difficoltà con il passaggio ad An, figuriamoci adesso che An è scomparsa e finiranno in una fondazione. Io ho parlato con Assunta Almirante e anche lei è determinata ad opporsi».

In che modo?
«Stiamo valutando una class action che coinvolga tutti gli iscritti ad An. Oppure una revocatoria, per capire se qualcuno si è approfittato della disponibilità dei beni».

Parliamo di un ricorso che renderebbe nulla la cessione dell’appartamento di Montecarlo?
«Certo, ed eventuali altri atti di vendita di beni che fanno parte del testamento di Anna Maria Colleoni. Il lascito è a favore di una comunità e chiunque faccia parte di quella comunità può chiedere una revocatoria».

Contate di rientrare in possesso di parte del patrimonio di An?
«Intanto vogliamo vedere le carte e poi vogliamo il censimento di tutti questi immobili che appartenevano ad An. La vedova Almirante intende fare valere le sue ragioni perché chi ha calpestato la nostra storia non può avere quei beni».

Non potete nemmeno rivendicare la proprietà tutta per voi.
«Una soluzione potrebbe essere quella di coinvolgere tutti gli eredi di quel partito, compresa La Destra, nella gestione dei beni dell’Msi e di An. Le fondazioni servono a questo».

Quanti sono gli immobili che erano di An?
«Centinaia, forse migliaia. Il valore è di 50 milioni di euro come minimo».

Esistono ancora militanti che nominano erede un partito?
«Prima si dava anche la vita per un’idea. Oggi la politica ha un valore infinitamente inferiore. Cito Fini: “Nella Prima Repubblica rubavano per il partito ora per se stessi”. E non sto facendo un riferimento agli ultimi fatti. Sarebbe una cinica speculazione».

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COMMENTI

15 commenti su  1  2  3   pagine dal più vecchio | dal più recente
#15 fossog (2239) - lettore
il 29.07.10 alle ore 16:24 scrive:
bravo Storace.
#14 Lino1234 (840) - lettore
il 29.07.10 alle ore 15:23 scrive:
#4 Giuseppe Tubi. Eccone un altro dei tanti “sinistri“ che non capiscono la differenza fra essere indagati ed essere colpevoli. Per lui (loro) è la stessa cosa, a meno che ,ovviamente , non si tratti di loro compagni i quali sono invece sempre e comunque, onesti, a prescindere. E neanche temono di farsi riconoscere. Saluti
#13 pozzato (820) - lettore
il 29.07.10 alle ore 15:20 scrive:
#10 GiuseppeTubi : certamente Storace è stato condannato ad 1 anno e sei mesi,ma non per furto.E poi a me interessa la notizia,non chi la dice. E storace qualche sassolino ce l'ha ancora nella scarpa.
#12 marcopagliarino (765) - lettore
il 29.07.10 alle ore 15:03 scrive:
sicuramente un benafattore chiamato POLITICAma via non facciamo finta che non sia successo quello che fini ha fatto lo mette allo stesso livello di dipietro e dei maruoli delpd in politica solo per arricchirsi altro che delfino una vera ed propria sanguisugaMacoPagliarino
#11 FRANCO1 (148) - lettore
il 29.07.10 alle ore 13:53 scrive:
Può darsi che sia tutto legale, quindi dal punto di vista normale tutto è ok. Esiste però un problema sentimentale che contrasta con quello legale ma purtroppo il sentimento e la moralità non sono più di moda, oggi, da nessuna parte, figuriamoci tra i politici!! Basta pensare un attimo ai lasciti di beni immobili e soldi alle istituzioni religiose, eppure anche queste, in tante parti d'Italia, sono state alienate a privati per farne che gli pare. Quindi gli unici che si possono lamentare non sono altro che i defunti donatori, ma se non ci sono più vuol dire che li chiameranno trottole, da quanto si rigirano su se stessi, lassù nell'alto dei cieli o all'inferno (o dove saranno andate a finire queste anime).
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