La mamma senza pace che ha ucciso il figlio

Lo zaino del suo Emilio, 10 anni, è rimasto impigliato nella portiera Lo ha trascinato per metri, si è fermata per le grida delle altre madri

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Il mondo si affanna e si agita come ogni giorno: il sottosegretario Malinconico si dimette per le vacanze d’oro pagate a sua insaputa dai furbetti del terremotino (come Scajola: case, vacanze, tutto gratis all’insaputa degli interessati, certe volte la sfortuna), la Lega vota sì per mandare in galera Cosentino, la Corte europea dei diritti umani condanna l’Italia per i rifiuti di Napoli, i bund tedeschi ormai non danno più interessi, al contrario se ne fanno pagare per essere ceduti...

È un giorno come gli altri, il caos del mondo brucia le sue storie al solito ritmo ineffabile. Improvvisamente, la lente d’ingrandimento va a concentrarsi su un piccolo villaggio del Trevigiano, davanti a una scuola elementare. Per alcuni attimi terribili e inspiegabili, il cuore del mondo smette di battere proprio qui, al cancello della scuola di Revine Lago, un luogo che non sta nemmeno sulle cartine.

Le cronache raccontano della maestra Nives, che insegna nella quarta, e del suo Emilio, dieci anni, alunno di quinta. Stavolta arrivano in camper, perché alla mamma piace ogni tanto portare il figlio a scuola sulla casa semovente delle loro vacanze. Come ogni giorno, la maestra Nives si ferma in prossimità dell’entrata per far scendere Emilio, proseguendo poi verso il vicino parcheggio. Anche stavolta dovrebbe andare così, ma nella vita di ciascuno ci sono giorni e momenti fatali, giorni che non si possono evitare, giorni che trasformano le più banali delle nostre abitudini in patiboli finali.

Per esorcizzarle le chiamiamo tragiche fatalità. Questa vede Emilio scendere dal camper, ma restare impigliato con lo zaino. La mamma, questa povera mamma che non avrà più un solo minuto di pace in tutti i giorni a venire, riparte normalmente verso il parcheggio, come sempre, stavolta però trascinandosi sotto le ruote la sua creatura. Non se ne accorgerà neppure. La fermeranno alcune mamme con gesti straziati e grida irreali.

Il respiro del mondo si fa pesante e affannoso. In questo lontano luogo di estrema provincia si accampa il dolore assoluto: la maestra Nives, suo marito, l’altro figlio di un anno appena più grande del povero Emilio, tutta la scuola, l’intero paese di Revine, con esso quello vicino di Tarzo, dove la famiglia abita, tutta una provincia e tutta una Regione, tutti e ovunque ammutoliscono nella disperazione e si chiedono perché.

Non c’è mai un perché, quando qualcuno di noi, persino i più innocenti, se ne va per sempre in un altrove sconosciuto. Ci sono le malattie, ci sono i delitti, ci sono le disgrazie: il destino si serve degli strumenti e delle circostanze più strane, quando sceglie. Quello riservato alla maestra Nives e al suo Emilio è certamente il più crudele e il più ingiusto.

Eppure c’è persino qualcosa di peggio: potrebbe iniziare proprio adesso, cominciando subito la litania delle domande, ma come ha fatto?, ma s’è distratta?, ma andava di fretta?, ma possibile non abbia visto? Forse per trovare un senso, forse per ritrovare un ordine nel caos che non controlliamo, cerchiamo un motivo e una spiegazione. Ma è un’operazione inutile e sanguinosa, perché aggiunge dolore dove non se ne può più aggiungere. La maestra Nives, da qui in avanti, avrà già abbastanza sensi di colpa, non serve che arriviamo noi a creargliene di nuovi con le nostre stupide domande. Distrazione, fretta, svista: qualunque ragione stia alla base delle fatalità, non è certo una buona ragione per meritarsi subito un castigo tanto grande. Tutti i giorni, ovunque, commettiamo errori, sviste, distrazioni: non per questo diventa inevitabile pagare simili prezzi.

Quando non si trovano le parole, è meglio ripiegare nel silenzio. Alla maestra Nives, alla mamma Nives, bisogna soltanto dire che il cuore del mondo sanguina per lei, palpitando assieme al suo. Intensamente, dolorosamente. Prima di tornare nuovamente e inesorabilmente a farsi catturare dal caos.

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COMMENTI

13 commenti su  1  2  3   pagine dal più vecchio | dal più recente
#13 smwooz (41) - lettore
il 12.01.12 alle ore 8:58 scrive:
Tutte le macchine più equipaggiate, sopratutto i SUV, hanno il blocco bambini sulle portiere posteriori: perché non era attivato? per ignoranza o forse proprio perché costringe il guidatore a scendere e ad aprire le porte fino ad accompagnare i bambini stessi ?
#12 UnaCittadina (98) - lettore
il 12.01.12 alle ore 5:57 scrive:
Signor mar.te, ma rifletta. Non si tratta di virtù ma di normali regole di sicurezza. Se la signora avesse travolto un altro bambino e non suo figlio, direbbe le stesse cose? Eppure gli specchietti retrovisori esistono. La cosa peggiore per una madre è pensare di perdere i figli, e mi dispiace anche per lei ovviamente, ma è il bambino che ha perso la vita. Lei ne ha di figli?
#11 smwooz (41) - lettore
il 11.01.12 alle ore 19:08 scrive:
Non possiamo incolpare la maestra Nives, tutti possiamo avere un momento di distrazione, avere una svista, chi dice il contrario butti la prima pietra! Quello che però dobbiamo fare è affidarci di più a Dio e pregare gli angeli custodi che possono reggere e custodire i nostri figli per amore divino, se rinunciamo a fare solo la nostra volontà.
#10 afiorillo (55) - lettore
il 11.01.12 alle ore 18:20 scrive:
Ma manco per niente. I bambini delle elementari debbono essere consegnati al personale scolastico, che li prende in custodia; altro che scaricarli sulla strada. Nessuna scusante, nessuna comprensione, nessuna pietà per aver spezzato una vita innocente per aver fatto cinque minuti di ritardo.
#9 Mizar08 (276) - lettore
il 11.01.12 alle ore 18:20 scrive:
E' un bell'articolo che fa riflettere. I commenti ne sono la prova. Quanto al commento presunto "crudele", credo sia solo un memento per ricordarsi delle vere priorità rispetto al caos, senza giudizi ..
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