Sul ministero delle Finanze piovono regali in denaro anche se l’evasore è teorico

La denuncia di Castelli su Facebook: nel 2005 il dicastero premiò i dipendenti sull’accertamento stimato, non effettivo. Dalla regalia esclusi gli impiegati condannati

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Roma - Premi ai dipendenti del ministero delle Finanze per le tasse evase scovate. Non è un inedito assoluto, ma uno di quei segreti ben custoditi che solo di rado filtrano dalle stanze ben sigillate di via XX Settembre. Stavolta a scoperchiare il calderone delle regalie di Stato è il leghista Roberto Castelli, che la racconta come post sulla sua pagina personale di Facebook. Scatenando le ire di chi, da cittadino comune, pur trovando odiosa l’evasione fiscale, trova ancor più odioso che ci sia una «taglia» sull’evasore. Tanto più perché i dipendenti, il loro stipendio, già lo ricevono a prescindere dai risultati ottenuti.
«A proposito di tasse - scrive l’ex ministro - vi racconto questa che non ho mai raccontato. Non tutti sanno che gli addetti del ministero delle Finanze prendono una percentuale sulle tasse evase che scovano. Pertanto hanno tutto l’interesse a trovare più tasse evase possibile in un patente conflitto di interesse. Nel 2005 i dipendenti del ministero si sono divisi 800 milioni dicasi 800 milioni di euro sulla cifra scovata (non pagata poi dai supposti evasori). Ho protestato in consiglio dei ministri ma mi hanno risposto che così voleva la legge. In soldoni gli usceri hanno preso tra i due e i tremila euro mentre i dirigenti apicali cinquantamila. Niente male come gratifica natalizia».
Già, niente male. Anche se c’è da dire che la cifra della beneficiata segnalata da Castelli è sovradimensionata: furono «appena» 410 i milioni di euro che i dipendenti delle Finanze si spartirono in seguito a un decreto firmato il 29 dicembre 2006 dall’allora ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, come incentivo - ma trattandosi di un «regalo» a posteriori che senso ha parlare di incentivo? - per i maggiori incassi dell’erario grazie alla lotta all’evasione: 60 milioni relativi al 2004, anno evidentemente piuttosto fiacco per i blackbusters, e ben 350 relativi al 2005.
Ora, si può trovare più o meno opportuna la taglia sull’evasore. Ma ci sono alcuni punti della questione che non convincono. Prima di tutto, il fatto che il premio venga calcolato in base alle evasioni accertate, indipendentemente dal fatto che lo Stato riesca a mettere le mani sul maltolto (o meglio: sul mai versato). Particolare questo che, se permettete, ha la sua importanza. Altro punto oscuro, la suddivisione del montepremi, che secondo il testo del decreto doveva essere stabilita «in sede di contrattazione integrativa». Quel che è certo è che un po’ di quel premio andò a tutti gli allora 77.217 dipendenti del ministero, indipendentemente dal ruolo effettivamente rivestito nella caccia all’evasore. Insomma: todos caballeros, dall’usciere al dirigente. Naturalmente con qualche differenza: i dipendenti più bassi in grado si dovettero accontentare di poche migliaia di euro (comunque ben più di una tredicesima media), mentre i papaveri portarono a casa una gratifica da 40-50mila euro. A secco invece rimasero i militari della Guardia di Finanza, quelli che la guerra per lo scontrino la combattono in prima linea. Furono i rappresentanti del Cocer, il Comitato di rappresentanza dei finanzieri, a denunciare la stranezza.
Dopo qualche polemica piuttosto accesa (del resto, di Fiamme, ancorché gialle, si parla) e un pugno di articoli sui giornali i militari si dovettero rassegnare a non ricevere il premio, togliendosi una sola piccola soddisfazione: vedere esclusi dalla lista dei regali almeno i dipendenti del ministero condannati per dolo o per danni erariali. A loro, non fosse stato per la protesta dei finanzieri, Padoa-Schioppa il premio antievasori lo avrebbe erogato senza battere ciglio.
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COMMENTI

19 commenti su  1  2  3  4   pagine dal più vecchio | dal più recente
#19 aspide007 (885) - lettore
il 15.01.12 alle ore 15:47 scrive:
@- Un Governo, forte, capace e che si rispetti, risanerebbe il dissesto finanziario in cui il Paese è caduto, semplicemente ridimensionando i privilegi che, dal dopo guerra ai giorni nostri, le caste che operano nei palazzi amministrativi romani, regionali ecc., hanno via via accumulato, soprattutto nel tempo di "vacche grasse" e che poi, sono divenuti "diritti acquisiti" e, come tali, intoccabili. Quel tempo è finito, per cui, il dipendente pubblico deve rientrare nell’ambito di quello che era, in base al suo stato giuridico. Non si venga a dire che alcune centinaia di milioni di € sperperati da un Ministero se aggiunto allo sperpero di altri, nonché a quelli delle Amministrazioni Regionali non facciano differenza.
#18 buonsenso (621) - lettore
il 15.01.12 alle ore 15:39 scrive:
traliccio70, leggilo tu bene l'articolo, dappertutto fa riferimento a 2004, 2005, solo in un caso parla di decreto di fine 2006, perché così poteva nominare padoa schioppa per farvi un po' schiumare a comando... Comunque è normale che ci sia un incentivo sull'accertato e non sul riscosso. La riscossione non dipende dagli stessi impiegati, loro hanno il compito di scovare gli evasori. Se poi da noi basta non pagare, appellarsi, aspettare le prescrizioni, o al limite patteggiare con una piccola multa, perché per il nostro bello stato gli evasori sono persone con cui mettersi d'accordo, invece di sbatterli al fresco, non è colpa degli impiegati delle finanze... Bello che poi secondo il ministro c'è un conflitto di interesse per l'impiegato che scopre gli evasori nell'averne un incentivo. Proprio una logica stringente. Per gibuizza il libertario, io ho appunto detto che le tasse servono per la macchina dello stato. Secondo lei i servizi chi li eroga? Sua nonna in carriola?
#17 Nonnabruna (102) - lettore
il 15.01.12 alle ore 14:29 scrive:
E' vero. La legge dice cio'... Insomma incentivi sull'ACCERTATO ( non sul riscosso). Quindi quando hanno ragione i contribuenti giustamente resistono fino alla Cassazione ma intanto la REGALIA è andata
#16 traliccio70 (30) - lettore
il 15.01.12 alle ore 14:20 scrive:
@resegone leggi bene l'articolo... Castelli si riferisce ad una legge di fine 2006 firmata da padoa schioppa, che ha istituito un incentivo ai dipendenti del ministero. non mi pare che padoa schippa (rip) fosse nel governo berlusconi del 2005... ma tanto... come sempre, per mezza italia è solo e sempre colpa di berlusconi...
#15 resegone (943) - lettore
il 15.01.12 alle ore 13:23 scrive:
Se non ricordo male l'on. Castelli, quello che dice di essere povero perchè dichiara (molti benefit dei parlamentari sono esenti da dichiarazione) solo 140000 euro l'anno, nel 2005 era ministro della Repubblica. Forese, invece di controllare nel governo di cui faceva parte cosa succedeva, passava il tempo a riempire ampolle a Pian del Re. Cara #8 voce nel deserto, alias redazione del IL GIORNALE, ma non siete voi che propugnate da anni ed anni di premiare i dipendenti in base alla loro produttività in modo tale da incentivare anche gli sfaticati a fare qualcosa. A questo punto mi sorge un grosso dubbio, che è molto più di un dubbio. Mi sa che tutto quei miliardi fatti passare come recuperati dall'evasione dal governo Berlusconi, in realtà sono solo cifre sullo stimato e non sul reale introito dello stato. Altrimenti non si spiegherebbe la necessità di tutte queste manovre.
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