Al momento, però, la linea di via dell'Umiltà è netta. Ed è stata oggetto anche di un lungo faccia a faccia a Palazzo Grazioli tra Berlusconi, Alfano e Letta: «Il testo non si cambia». Circostanza confermata da Cicchitto e Gasparri, capigruppo di Camera e Senato. Una posizione si è convenuto nell'incontro a via del Plebiscito che non è affatto «antigovernativa» ma che «tiene conto di un orientamento trasversale del Parlamento condiviso anche da buona parte degli italiani». Già, perch´ nel day after del voto di Montecitorio il Pdl - proprio per bocca di Cicchitto - insiste nel ribadire che «le polemiche di Bersani e Franceschini sono sterili» visto che i numeri certificano che molti voti a favore sono arrivati proprio dal Pd. Considerazione che nonostante la matematica sia implacabile visto che sono quasi 60 i voti che mancano all'appello Bersani continua a non condividere. Giovedì l'aveva derubricata con i cronisti come «una cazzata», mentre ieri incontrando Napolitano al Quirinale si è limitato ad accusare il Pdl di «comportamento sleale».
Insomma, decisamente due approcci diversi quelli di Pdl e Pd. Con il primo che per molti versi non nasconde una certa soddisfazione verso una norma che in molti nel centrodestra considerano «sacrosanta» e il secondo lacerato al suo interno (perch´ non c'è dubbio che un buon numero di deputati non abbia seguito l'ordine di scuderia e perch´ Di Pietro sta battendo sul punto con una certa veemenza). Ma in Parlamento gli approcci diversi sono trasversali anche in un altro senso. E pur se dietro un rigoroso off the record ci sono deputati di uno schieramento e dell'altro che leggono il voto di giovedì come il risultato della legge del contrappasso rispetto a Tangentopoli. Ed altri di nuovo da una parte e dall'altra che temono «ritorsioni» da parte della magistratura. La sintesi, però, la fa forse un ex ministro del governo Berlusconi. «In questa legislatura spiega le procure hanno chiesto la custodia cautelare in ben quattro occasioni: Tedesco, Papa, Milanese e Cosentino. E Papa è finito in carcere per tre mesi per poi tornare alla Camera. Un record che neanche ai tempi di Mani pulite». Come a dire che ci può stare che in Parlamento un certo scetticismo verso la magistratura ci sia.
La palla adesso passerà al Senato. Con il ministro della Giustizia Severino che è già al lavoro su un emendamento correttivo. A Palazzo Madama, infatti, i numeri lasciano pochissimi spazi di manovra visto che Pdl, Lega e Coesione nazionale contano 165 senatori, cioè la maggioranza assoluta. Per qualsiasi modifica, dunque, è necessaria un'intesa trasversale. Difficile ma forse non impossibile. Questione anche di clima. D'altra parte, ancora ieri nei contatti riservati sia il Cavaliere che Alfano hanno ribadito a Monti «assoluto sostegno» all'esecutivo, «a partire da liberalizzazioni e mercato del lavoro».
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