Che quella regola non scritta fosse stata violata più volte durante il naufragio del Giglio l'avevano già detto, nelle interviste apparse sui media di tutto il mondo, molti sopravvissuti, anche quelli che non si erano posti il problema di sapere se il comandante Francesco Schettino avesse lasciato la nave per primo, secondo, ultimo o penultimo. E la violazione di quel principio l'hanno voluta mettere nero su bianco sette anziani passeggeri bolognesi del Concordia, che hanno presentato una querela nella quale due di loro denunciano di essere stati respinti con la forza per tre volte dal personale che sovrintendeva all'imbarco sulle scialuppe per far posto ai colleghi. «Passavano avanti tutti quelli che avevano una divisa - spiega Michelina Suriano, l'avvocato del gruppo che ha voluto denunciare le inefficenze nei soccorsi a bordo - e hanno spinto indietro anziani come i miei clienti ma anche donne e bambini». Si sarebbero comportati in quel modo alcuni componenti dell'equipaggio di origine asiatica di tutti i livelli, dai camerieri ai marinai fino agli ufficiali.
Tutta gente che sicuramente non cambierà la suoneria del cellulare con il «vada a bordo, cazzo» di De Falco a Schettino, ora disponibile in varie applicazioni per smartphone.
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