Tanto rumore per un video, quanto silenzio su quel brindisi

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Premessa. Da decenni critico i magistrati italiani per il cipiglio con cui rivendicano uno status particolare pur essendo per formazione ambientale e culturale simili come gocce d’acqua agli altri burocrati pubblici. Li distingue unicamente una migliore retribuzione, forse dovuta anche al fatto che su di essa sono parametrate le indennità dei parlamentari. Tuttavia non condivido l’idea che nei Tribunali siedano innumerevoli «toghe rosse». Ce ne sono, intendiamoci. Ma non è questa, a mio avviso, la causa prima dei mali da cui la giustizia è afflitta.
Ho dapprima valutato con distacco le accuse mosse al dottor Raimondo Mesiano per la sentenza sulla causa De Benedetti-Fininvest. Ritenevo che gli dovesse essere accreditata la buona fede. Confesso che le informazioni sulle esuberanze antiberlusconiane del nostro, e sulle bicchierate per la sconfitta elettorale di Berlusconi, hanno inferto un duro colpo alla mia presunzione d’innocenza. Un magistrato ha diritto a convinzioni politiche, come ogni cittadino. Ma se le esprime con una festosità e faziosità di parte, e poi si occupa d’una vertenza in cui è coinvolta la parte che gli sta antipatica, la sua imparzialità crolla. Tuttavia i dirigenti dell’Associazione nazionale magistrati ci hanno tenuto a precisare che quand’anche il racconto dei tripudi antiberlusconiani di Mesiano fosse vero «non se ne potrebbe trarre alcun elemento sulla mancanza di correttezza del magistrato nell’esercizio della giurisdizione». Nessun elemento?
Quella decisione che potrebbe costare a Silvio Berlusconi la bellezza di 750 milioni di euro ha fatto di Raimondo Mesiano un personaggio nazionalmente e internazionalmente famoso. La notorietà ha degli inconvenienti, lo sanno tutti i divi e le dive e divetti e veline paparazzati incessantemente (ma non è che se ne dispiacciano). Lo seppe il potente e segreto banchiere Enrico Cuccia, tallonato cammin facendo dall’inviato di Striscia la notizia Francesco Salvi. Lo sa più d’ogni altro il Cavaliere, sulle cui case, sulle cui vacanze, sulle cui conoscenze soprattutto femminili s’avventano, come si espresse un conduttore televisivo non ferrato in materia ittica, stormi di piranha.
La trasmissione Mattino Cinque di Mediaset ha l’altro giorno sguinzagliato i suoi reporter al seguito di Mesiano: e i reporter lo hanno colto non in una alcova clandestina ma per strada o dal barbiere. Il «servizio» includeva anche apprezzamenti non positivi sull’abbigliamento del giudice. In confronto a ciò che quotidianamente vediamo, leggiamo e sentiamo questa è acqua fresca. È vero, si è accennato a «stravaganze» di Mesiano, non è mancato un accenno alla promozione conferitagli subito dopo la sentenza contro Berlusconi. Ma le insinuazioni e il gossip che ogni giorno ci vengono propinati da tutti i mezzi d’informazione sono ben più pesanti.
Capisco che Mesiano possa essersi irritato: non è piacevole vedersi rinfacciare pantaloni blu, mocassino bianco e calzini turchese. Capisco meno che l’Associazione nazionale dei magistrati, capace di mantenere una calma marmorea di fronte ad intrusioni indecorose nella dignità e nella privacy di personaggi altolocati, sia insorta con veemenza, e che si sia parlato di «pestaggio mediatico». Andreotti Belzebù e mafioso non ha suscitato e non suscita scalpore. Invece per Mesiano è previsto addirittura un intervento del Consiglio superiore della magistratura. Viene inoltre annunciata un’inchiesta del sindacato lombardo dei giornalisti contro Claudio Brachino, responsabile di Mattino Cinque. Questo tipo di giornalismo non mi manda in estasi, ma evidentemente piace se numerose testate della carta stampata e della televisione fanno a gara nel praticarlo. Ma quanto rumore e quanta indignazione per così poco.

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COMMENTI

20 commenti su  1  2  3  4   pagine dal più vecchio | dal più recente
#20 Sylvia Mayer (8996) - lettore
il 18.10.09 alle ore 17:00 scrive:
Che sprezzo del ridicolo! E' proprio la nuova cifra della "sinistra". Gli stessi che han goduto della violazione della privacy, gravissima, del Premier *in casa sua* parlano di "spiare" per la ripresa di un tizio *per strada* e *dal barbiere*, ovvero in luoghi *pubblici*. Ipocriti o con qualche rotella fuori posto?
#19 Cyclamen (557) - lettore
il 18.10.09 alle ore 14:02 scrive:
Si desidera ciò che non si possiede. E' banale, ma lo diceva Marcel Proust. Mi viene in mente quando leggo chi si firma Buonsenso. Desiderio inappagato. Lasci perdere: il buonsenso è come il coraggio, chi non ce l'ha non se lo può dare, come diceva Don Abbondio.
#18 Paci Augusto (1120) - lettore
il 18.10.09 alle ore 9:12 scrive:
buonsenso ( totalmente assente!) - E quale sarebbe, secondo il democratico giudizio di un sinistro, una satira motivata e equilibrata? Quella di Vauro, di Travaglio, di Santoro, di Repubblica, dell'Unità?? Di fronte alle loro calunnie, il servizio di Canale 5 è poesia!! Conservate i vostri commenti arguti per lettori col cervello all'ammasso, come quelli delle testate succitate!!
#17 rokko (2833) - lettore
il 17.10.09 alle ore 23:56 scrive:
Ma sì, facciano pure spiare il giudice mentre va dal barbiere .. In fondo è solo una piccola ripicca per quei 750 milioni che alla fine andranno sborsati ...
#16 buonsenso (612) - lettore
il 17.10.09 alle ore 18:22 scrive:
fritz1996, ma di che diritto di cronaca va cianciando? Ma lo ha visto il servizio? E il diritto di satira è regolamentato, si applica quando la satira è comunque motivata, altrimenti si chiama insulto. Canale 5 ha volutamente insultato, spiato, stalkato un privato cittadino, su ordine del suo capo (ne sentiremo delle belle, aveva annunciato) che è anche premier. Una cosa davvero aberrante...
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Alessandro Sallusti
Per una volta un pm aveva chie­sto di non processare Berlusco­ni. Ma niente, non è basta­to  continua..
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