Tutto falso, dalla prima all'ultima riga. La circolare recapitata nei giorni scorsi a molti dipendenti di Telecom Italia è, verosimilmente, solo l'ultima impresa del gruppo di contestatori che si muove da tempo all'interno dell'azienda, mettendo in piazza i bonus e gli altri segreti del management. Ma questa volta il gruppo sceglie di alzare il tiro.
«Da quando ho preso in mano il timone di questo transatlantico - scrive il falso Bernabè - ho sempre avuto presente l'esternazione pubblica del prof.Rossi che affermava che Telecom ricordava la Chicago degli anni Trenta. I fatti, come ho avuto modo di verificare col tempo, confermavano lo scenario descritto». E via con le accuse: a Marco Tronchetti Provera che sarebbe «rientrato dalla finestra» tramite Mediobanca, a Mediobanca e a Intesa che avrebbero avuto come unici obiettivi «il massimo lucro possibile» e «non fare emergere nulla della gestione precedente», a fronte di una «azienda indebitata, con i ricavi in calo costante e il patrimonio disinvestito e cannibalizzato negli anni». Seguono nomi e cognomi dei manager e dei loro protettori: «manager inadeguati ma intoccabili e privilegiati perché espressione diretta della politica nepotistica che caratterizza il nostro paese».
Ma ecco l'annuncio della svolta: «In quest'ultimo anno mi riprometto di svolgere una attività rivoluzionaria rispetto alla precedente». Una politica a base di «sangue, fatiche, lacrime e sudore», realizzata con il taglio di tutti i bonus, delle auto aziendali, «la riduzione del 50% degli stipendi delle posizioni apicali (a partire dal mio)», «la individuazione dei danni causati dalle gestioni precedenti, la individuazione dei responsabili e l'avvio nei loro confronti di azioni risarcitorie». Tutto firmato da Bernabè, e tutto falso. Ma stavolta contro i misteriosi «pasquini» interni, i vertici di Telecom Italia potrebbero decidere di fare scattare la denuncia alla magistratura.
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