A controprova, quasi sette nuclei familiari su dieci vivono in una casa propria: un trend che aumenta senza interruzioni da trent'anni. Il mattone ha un valore decisivo nella ricchezza media delle famiglie, pari a 163.875 euro. Un patrimonio sempre più accentrato: il 10% delle famiglie più ricche possiede il 45,9% della ricchezza netta totale contro il 44,3% nel 2008. Un dato preoccupante perch´ implica l'aumentare delle disuguaglianze sociali: a conferma, nel 2010 la percentuale delle persone povere (convenzionalmente identificate da un reddito inferiore alla metà della media) è salita al 14,4%, con un aumento dell'1% sul 2008. E il maggior numero di indigenti si riscontra tra gli stranieri con una percentuale del 40%.
Squilibri importanti, certo, anche se si ridimensionano guardando alla distribuzione della ricchezza nel pianeta: basta pensare che solo l'8,7% della popolazione mondiale - coloro cioè che hanno un patrimonio da centomila dollari a un milione e oltre - possiede l'82,1% della ricchezza globale, secondo l'ultimo rapporto realizzato nel 2010 dal Credit Suisse. E l'Italia continua ad appartenere alla parte più ricca del mondo. Sempre secondo il Global Wealth Report, nel nostro Paese c'è l'8% di coloro che hanno ricchezze superiori a centomila dollari (7% nel Regno Unito e in Germania, 6% in Francia, 16% in Giappone e 21% negli Stati Uniti) e il 5% di coloro che hanno ricchezze complessive pari al milione di dollari, contro il 6% di Regno Unito e Germania, 11% in Giappone, 34% negli Stati Uniti e 4% in Australia.
Ma come si distribuisce la ricchezza degli italiani? Fino a ieri, la bilancia pendeva dalla parte dei lavoratori autonomi, che fra il 2008 e il 2010 hanno registrato un incremento del reddito equivalente in termini reali del 3,1 per cento, recuperando, sia pure in parte, il calo verificatosi fra il 2006 e il 2008 (-7 per cento). Nel complesso del periodo 1991-2010, poi, hanno registrato un incremento del reddito equivalente reale pari al 15,7 per cento. Ma nel 2010 anche per i lavoratori indipendenti il reddito si è attestato a poco più di 20mila euro, con una diminuzione dal 2008 del 2,3%.
Nettissima, invece, resta la differenza tra vecchi e giovani: le variazioni tra il 1991 e il 2010, a prezzi costanti, mostrano infatti un +30% nella fascia tra i 55 e i 64 anni e un +23% nella fascia superiore ai 64 anni, contro il 4,6% nella fascia 45 - 54 anni, nessun aumento per gli individui fra 35 e 44 anni e un calo del 3% per i giovani fra 19 e 34 anni.
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