Tra Silvio e Agnelli ecco chi è il peccatore

Berlusconi lapidato per questioni private, mentre il signor Fiat sospettato di aver evaso miliardi di tasse viene ancora santificato dalla stampa amica e dai compagni. Le truppe corazzate di De Benedetti preparano una nuova campagna anti premier

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Quando nel dicembre 1997 lasciai il Giornale (ereditato da Indro Montanelli) dopo quattro anni di direzione, assoggettandomi alla liturgia in voga nelle redazioni, scrissi un articolo di saluto intitolato: «Addio. Anzi, arrivederci». Ho mantenuto 1a parola e sono tornato.

Sono tornato per due motivi. Primo. Con il cuore non me ne ero mai andato. Secondo. L’editore mi ha affidato un mandato stimolante: riportare il Giornale ai livelli diffusionali, e non solo, del passato. Non sarà facile ma oso provarci. A Libero d’altronde avevo esaurito il mio compito: a nove anni dalla fondazione, quel quotidiano ha conquistato un posto importante nelle edicole; è in piena salute e ben condotto da una vecchia conoscenza degli amici del Giornale, Maurizio Belpietro. Per me non aveva più senso rimanere lì. Mi sentivo sempre meno libero e desideravo uno strumento diverso e più potente per far udire la mia voce in un Paese ancora oppresso dal conformismo di sinistra (dominatore assoluto in oltre due terzi della stampa nazionale).

Nel momento in cui il Giornale mi si è offerto garantendomi non soltanto la libertà della quale ho bisogno per lavorare ma anche i mezzi allo scopo di metterla a frutto, non ho saputo resistere al piacere di riprendere la conversazione con i lettori che già furono miei e di Montanelli prima che cedesse a corteggiamenti progressisti.

Ed eccomi qui con la voglia di affrontare le battaglie che si annunciano in autunno alla ripresa dell’attività politica. Presumo sappiate da quale parte sto, la solita. Non sarei capace di essere diverso da come sono, insofferente a qualsiasi ordine di scuderia, disciplina, inquadramento ideologico. Questo non è mai stato un foglio di partito e il Pdl si illude se pensa lo possa diventare. La famiglia Berlusconi e gli altri azionisti da me si aspettano molto tranne una cosa: che trasformi il Giornale in un megafono di Berlusconi. Non sarei in grado. Mi manca la stoffa del cortigiano, e forse proprio per questo sono stato richiamato a coprire l’incarico di direttore della storica testata i cui lettori non sono ultrà del centrodestra, ma cittadini meritevoli di rispetto, quindi di essere informati correttamente e confortati nelle loro opinioni.

Se sarà il caso, come sempre ha fatto, il Giornale criticherà il capo del governo e cercherà di aiutarlo girandogli i consigli che saranno giunti qui dal pubblico (cioè da voi) che ha fiducia in lui, ma non gli ha dato carta bianca. Un quotidiano d’opinione ha il dovere di intercettare gli umori dei lettori e di sintetizzarne il senso sulle proprie pagine. Questo faremo con l’intento di fungere da cinghia di trasmissione tra la gente e i suoi rappresentanti politici, anzitutto il Cavaliere, l’unico che abbia avuto la forza e l’abilità di mandare in crisi la cosiddetta egemonia di sinistra.

Fra qualche settimana l’opposizione, in mancanza di argomenti politici di spessore, ricomincerà a pescare nel torbido e a frugare nelle pattumiere del gossip. Non è un vaticinio. È una notizia. Le truppe corazzate di De Benedetti sono state mobilitate per la ripresa della pugna sul terreno ad esse più congeniale: il materasso.

Un tempo la sinistra canterina aveva uno slogan: fate l’amore e non la guerra. Ha cambiato idea: basta libertà sessuale, basta prediche in favore dei gay, del divorzio, dell’aborto, delle coppie aperte. Gli ex comunisti sono passati al moralismo (senza etica, aggiunge qualcuno), alla condanna di ogni licenziosità. Pur di attaccare il centrodestra e il suo leader i compagni fanno comunella con don Sciortino, manipolano l’Avvenire (organo dei vescovi), applaudono alle ramanzine dei parroci contro le escort.

I neopuritani laici ci riserveranno altre sorprese. Li attendiamo al varco. Intanto li osserviamo e costatiamo che non muovono un dito per deplorare quanto sta avvenendo sul fronte fiscale. Il defunto Avvocato Agnelli, secondo indiscrezioni, avrebbe esportato o costituito capitali all’estero sui quali non sarebbero state pagate le tasse. Vero, falso? Verificheremo. È un fatto che se un simile sospetto gravasse sulla testa di Berlusconi, i giornali non si occuperebbero d’altro. Immaginate le dichiarazioni di Franceschini, D’Alema eccetera. Immaginate il putiferio televisivo. Immaginate le articolesse di D’Avanzo su la Repubblica. Immaginate lo sdegno de La Stampa.

Sugli Agnelli che si sarebbero fischiati un paio di miliardi d’euro, nulla. Giusto. Occorre indagare, processare, eventualmente condannare. Questo è lo stile che si impone. Perché invece lo stesso stile non si impone affatto sulle presunte birichinate del premier? Da notare che i soldi sottratti al fisco sono un danno allo Stato, ai cittadini che purtroppo per loro sono costretti a versare puntualmente denaro all’agenzia delle entrate. Fosse dimostrato che l’Avvocato Agnelli non era quel gran signore lodato, imitato, indicato da tutti quale modello, ma un furfante, ci sarebbe almeno da chiedersi perché in Italia i progressisti considerano meno grave rubare al popolo che toccare il sedere a una ragazza cui va a genio farselo toccare. Inoltre bisognerebbe spiegare ai compatrioti come sia possibile prelevare da aziende quotate in Borsa montagne di quattrini neri, portarli in Svizzera senza commettere il reato di falso in bilancio, cioè un furto agli azionisti.

È normale ricevere aiuti dallo Stato, rottamazioni e roba del genere, e per tutto ringraziamento frodare il fisco e spartirsi il bottino con gli eredi? Pare di sì. Normale o quantomeno veniale. Si può fare. Se viceversa vai a letto con una che ci sta vai dritto sul rogo. È la morale della sinistra.

Ne riparleremo.

P.S.: ringrazio l’editore Paolo Berlusconi per l’opportunità che mi ha dato, e il direttore che mi ha preceduto, l’amico Mario Giordano, che mi ha consegnato una redazione in forma e di alto profilo, la prova del buon lavoro da lui svolto. Infine, sono lieto che Mario Cervi, braccio destro di Montanelli, e mio successore nel 1997, rimanga con noi a lottare contro i conformisti d’ogni specie.

COMMENTI

164 commenti su 1  2   3  4  5  6  7  8  9  10   pagine dal più vecchio | dal più recente
#154 Angelo48 (3852) - lettore
il 22.08.09 alle ore 22:51 scrive:
#127 buonsenso: il tuo nick e' un controsenso rispetto a quello che scrivi e descrivi. Ti lamenti del fatto che, appena qualcuno critica il cavaliere, viene tacciato di essere di sinistra; ma e' il gioco delle parti caro amico. Vuoi una riprova? Beh, io sostengo invece che, appena un amico del cavaliere confuta i v/s commenti, siete pronti a dire che stendiamo la lingua sul tappeto rosso al passaggio del capo. Come vedi,siamo pari. Quanto poi a Santoro, all'Avvenire, al Sole 24 ore, a Murdoch....ritenerli non di parte sinistra, non mi sembra una affermazione di....buonsenso.
#153 forbot (1651) - lettore
il 22.08.09 alle ore 22:48 scrive:
Sono contento. Mi succede solo quando leggo qualcosa che mi va giù bene, come un bel piatto di pastasciutta col sugo di vongole. Di quelle che si mangiavano una volta a Pozzuoli, del lago di Lucrino. Mi è rimasto impresso nel ricordo; il sapore celestiale. - Come ho già avuto modo di commentare altrove, con Feltri il Giornale farà un ulteriore passo in avanti. Più di tutto, permettetemi dire, è stata una mossa indovinata anche da parte dell'editore. Con l'autunno forse ci sarà caldo ed è bene preparare le autobotti. Feltri, dovesse notare caldo fuori norma, non starebbe lì a farcelo sorbire, senza attivare le opportune difese e controbattute. Insomma, non è uno che le cose le manda a dire; và bene? Ancora un grande in bocca al lupo a tutta la squadra. Chissà che prima di tirar le cuoia, non si riveda uno straccio d'Italia, ritornare sul binario giusto. Cordiali saluti. Forbot
#152 giottin (2128) - lettore
il 22.08.09 alle ore 22:12 scrive:
La famosa legge sul falso in bilancio è quella cosa di cui i sinistri si riempiono la bocca sempre, dicendo che il governo Berlusconi lo ha tolto, favorendo appunto il falso; come spiegano il fatto che quando il nostro "giuanin lamera" esportava grandi capitali nei paradisi fiscali, pur non essendoci ancora la legge "famigerata" riusciva a trovare ugualmente il modo per farlo, forse era amico di certa magistratura alla quale bastava chiudere un occhio, anzi tutti e due?
#151 ericino (17) - lettore
il 22.08.09 alle ore 21:12 scrive:
Caro Direttore Feltri , io la ammiro per la sua prosa fulminante . Spero tanto nel suo aiuto per stimolare il Governo a prendersi finalmente cura delle famiglie italiane ridotte allo stremo , cominciando dal fisco ed adottando il quoziente familiare . Lei è una persona intelligente e capirà che il futuro della nostra Italia dipende soprattutto dalla famiglia . Tanti auguri
#150 giovanni_70zz (2411) - lettore
il 22.08.09 alle ore 20:25 scrive:
per #122 Giuseppe il calzolaio. Caro signore, sa che la sua logica è ben strana? In ogni caso complimenti: le prime due righe del suo post sono geniali! Cordiali saluti.
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Alessandro Sallusti
Gli Stati Uniti lo salutano come il "salvatore d'Europa", lui elogia Berlusconi "statista" ma poi sale in cattedra  continua..
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