I lettori del Fatto non ci potevano credere, e hanno riempito il blog del quotidiano con centinaia di messaggi. Solidarietà, tifo, indignazione, ma soprattutto stupore di fronte a parole pesanti come pietre: «Forse la mia presenza, per il clima creato da questi signori, sta diventando ingombrante e dunque dannosa per Annozero», scrive Travaglio nella sua lettera aperta al conduttore. Per il compagno di tante battaglie tv, è un aut aut: o me o «questi signori». Chi sono? Travaglio non nomina mai Maurizio Belpietro e Nicola Porro, che aveva già insultato in diretta nell’ultima puntata di Annozero. Li chiama soltanto «i trombettieri. Che non sono di destra: sono di Berlusconi. E non fanno i giornalisti: recitano un copione, frequentano corsi specialistici in cui s’impara a fare le faccine e a ripetere ossessivamente le stesse diffamazioni».
«Fascistoide», «liberali dei miei stivali», «liberali del cavolo», «poveretto». Ad Annozero Travaglio si era un po’ lasciato andare. Dalle colonne del Fatto rincara la dose: «Non hanno una faccia e dunque non temono di perderla. (...) Come diceva Ricucci, che al loro confronto pare Lord Brummel, fanno i froci col culo degli altri. Sguazzano nella merda e godono a trascinarvi le persone pulite per dimostrare che tutto è merda. E ci tocca pure chiamarli colleghi perché il nostro Ordine non s’è mai accorto che fanno un altro mestiere».
Santoro è avvisato. Abbasso «la maledizione della par condicio». E abbasso la vecchia scuola anglosassone che impone di separare i fatti dalle opinioni. Nell’attesa che un giudice decida se rinviare o no a giudizio Bertolaso, Travaglio infatti ha deciso di cambiare il cognome del sottosegretario, per rendere le sue cronache più imparziali: «Bertolaido», o il alternativa «Bertoladro». Proprio così: il giornalista del Fatto riesce a inserire le opinioni perfino nei nomi propri. Così ha ribattezzato il Corriere della Sera «Pompiere della Sera», mentre accusava gli editorialisti di via Solferino delle peggiori nefandezze, come l’essersi «associati alla beatificazione di un corrotto latitante come Bottino Craxi». E se Porro e Belpietro non sono «giornalisti normali», ma soltanto «iscritti all’albo dei giornalisti», per Travaglio nemmeno Pierluigi Battista del Corriere dovrebbe «avventurarsi sul terreno impervio della politica e della giustizia», ma «concentrarsi sul filone demenziale che fa proprio il caso suo».
Insomma, Travaglio è furioso e ce l’ha proprio con tutti. Già dopo l’aggressione di Tartaglia al Cavaliere aveva messo le mani avanti: «Chi l’ha detto che non posso odiare un uomo politico? Chi l’ha detto che non posso augurarmi che il Creatore se lo porti via al più presto?». Avanti così, tra «merda» «froci» e «culo», e prima o poi ci scapperà il «porco», temono alcuni nei corridoi della Rai. A Massimo del Grande Fratello la bestemmia era costata l’espulsione dal gioco. Tutti si augurano che Travaglio, una volta un buon cattolico, riesca a trattenersi, nella casa di Annozero.
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