lunedì 12 ottobre 2009, 07:00
Tutela i gay ma è bella quindi si può fischiare: ecco la «Carfagnofobia»
Mara Carfagna, ministro delle Pari opportunità, ha inviato un messaggio di totale cordialità alla manifestazione di Roma contro le discriminazioni e le violenze verso omosessuali, lesbiche e transgender. Risultato: è stata fischiata. Aveva annunciato anche che martedì, cioè domani, il Parlamento voterà una legge la quale prevede un’aggravante per chiunque usi violenza morale e materiale, o arrivi a uccidere per ragioni di orientamento sessuale. Niente. Fischi lo stesso. Ha aggiunto: «A breve partirà un’importante campagna di comunicazione, fatta di spot e affissioni contro l’omofobia e tutte le forme di intolleranza. È la prima volta che il governo si impegna a portare la lotta contro le intolleranze in tutte le case». Applausi? Arcifischi.
Perché? La manifestazione di Roma si chiamava «Uguali», ma avrebbe dovuto chiamarsi «Più uguali». Più uguali della Carfagna e di chi è come lei. Il 10 settembre il ministro aveva dichiarato: «L’omofobia è una vergogna. Sì alla legge Concia». Fischi. Che cosa doveva dire, fare o baciare la Carfagna? Non sarebbe bastata nessuna dichiarazione o gesto, perché lei è la Carfagna. La dichiarazione citata poche righe sopra tra virgolette sarebbe stata benedetta da urla e urletti se non fosse uscita dalla bocca di una donna alla quale piace essere tale, e ne rivendica la bellezza esistenziale. Insomma, Mara non è allineata all’ideologia omo-transgender, e questo la rende diversa, oggetto di carfagnofobia, oggi in Italia assai più diffusa dell’omofobia.
La legge Concia deve il suo nome ad Anna Paola Concia. È la deputata del Partito democratico, leader degli omosessuali in Parlamento; una donna intelligente, coraggiosa e senza paraocchi politici. Ha spiegato le sue posizioni ai ragazzi di destra di Casa Pound. Ha riscosso applausi. In Commissione giustizia ha fatto passare le sue proposte con bravura. (Con il voto contrario di Udc e l’astensione di Pdl e Lega). E allora perché i fischi?
Il fatto è questo: alla lobby omosessuale - cosa ben diversa dalle persone omosessuali, che hanno tante idee diverse - non basta sia condannata la violenza. Vogliono un ribaltamento culturale. L’idea di base è questa: gli esseri umani non sono uomini e donne. No, questa lobby che ha adepti anche fuori da chi ha tendenze di questo genere, vuole imporre la norma giuridica secondo cui non esistono più il maschio e la femmina, poiché questo è un dato culturale, imposto dalla tradizione, ma non corrisponde alla vita. Uno è ciò che gli pare, e chiunque metta in dubbio questa posizione è perciò stesso omofobico. Dunque passibile di pena. Per questo si è cercato di condannare in parlamento europeo il Papa e il cardinal Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale, essendosi espressi per l’unica famiglia da loro ritenuta degna di chiamarsi tale, quella di uomo e donna. Cioè persone maschili e femminili, le quali poi possono avere i loro gusti privati e nessuna legge deve impedirlo, e nessuno può minacciarli o usare violenza per questo contro chiunque, ma «uomo e donna Dio li creò».
Ci possono essere idee diverse, come no. Si può negare questa visione cristiana e non solo cristiana della specie umana. Il fatto è che si vuole mettere fuori legge chiunque si esprime secondo le idee della tradizione, la quale oggi è ormai l’unica cosa davvero progressista e rivoluzionaria che ci sia.