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mercoledì 05 marzo 2008, 09:09

Udeur in frantumi, Mastella resta solo

Dopo il veto del Pdl, fuggi fuggi dei dirigenti dal partito. L’ex ministro: "Credevo di navigare con dei marinai, erano solo una ciurma"

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Roma - Sarà anche l’8 settembre dell’Udeur, anzi dal Campanile scendono già i rintocchi del «tutti a casa», ma Clemente Mastella non è scappato a Brindisi. Sta al suo posto, tra Ceppaloni e piazza Argentina a Roma, nello spoglio ufficio di segretario, l’unico che gli sia rimasto. È calmo e misurato, quasi tranquillo: fosse stato così nei giorni convulsi della moglie agli arresti e del precipitar della crisi, forse avrebbe evitato qualche errore. I pochissimi fedeli che gli son rimasti accanto, lo premono chi ad arroccarsi a Masada e morire in piedi, chi alla lunga marcia per lo Shanxi campano, dove resistere come Mao in attesa di nuovi tempi. Lui sorride mesto: «Sapete come voglio presentarmi la prossima volta che mi invitano in tv? Con le mani alzate e proclamando: mi arrendo».

Difficile esser ciarlieri nelle stanze della direzione nazionale Udeur in questi giorni, pervase dalla febbre e dal fermento che agitano le vigilie degli eventi epocali. C’è Mauro Fabris e Francesco Borromeo, Marco Verzaschi e il consigliere provinciale romano Filippo De Mattia, il figlio Pellegrino, un via vai di amici ed amministratori del Sannio. Mastella parla con tutti, anche con chi bussa inaspettato, alterna i giudizi e gli stati d’animo. Prima di pranzo ieri, soppesava l’intervista di Silvio Berlusconi a SkyTg24 dove ammetteva un «impegno nei suoi confronti per candidare una decina di parlamentari tra Camera e Senato», impegno annullato per «il no di Maroni e Fini» motivato coi sondaggi negativi. Mastella s’è chiuso nel suo ufficio per stilare una nota durissima, che concludeva rinfacciando come «dalle mie parti siamo usi a considerare sacra la parola data». Poi, dopo aver parlato con Fabris, ha deciso di accantonarla, non senza ironizzare: «Dice che gli avrei fatto perdere 8 o 10 punti? Soltanto Belzebù potrebbe far meglio di me, se si candidasse». Subito però, ha aggiunto con amarezza: «Almeno ammette che c’era un patto. In cinque punti, e concordato dopo la crisi di governo, non prima. Dunque non può dire che s’era impegnato forzatamente perché aveva bisogno che gli facessimo cadere il governo». Interviene Fabris: «Sì, la sera delle consultazioni. Avevamo concordato con loro anche la dichiarazione per non dare spazio al tentativo di Marini». Di nuovo Mastella: «In quei cinque punti c’era anche l’impegno a farci costituire i gruppi parlamentari». Perché, se c’è il pezzo di carta, non lo rende pubblico? Lui alza le spalle e mormora: «A che serve?».

Già, a che serve quando Massimo Ostillio se ne è andato coi pugliesi nella Rosa bianca, se ne è andato il vicesegretario Antonio Satta, dice coi sardi ma l’altra volta eletto in Veneto con l’Ulivo, se ne è andato pure il giovane Gino Capotosti con gli umbri, ha sciolto gli ormeggi persino Tommaso Barbato, quello che la sera della sfiducia al Senato aveva mimato uno sputo a Nuccio Cusumano gridandogli «traditore» e «pezzo di merda»? Si fa prima a contare quelli che son rimasti, dei 17 parlamentari mastelliani: Pasqualino Giuditta che gli è cognato, Paolo Affronti, Dante D’Elpidio, Sandra Cioffi e Fabris. Gli altri, dove vadano è un mistero anche per loro: chi se li prende?, quanti voti possono portare a destra, a sinistra o al centro? «Si sono messi sul mercato individuale ma sbagliano», scuote il capo Fabris, «perché non ci si salva da soli». Mastella lo guarda con occhi grati e annuncia: «A questo punto può andarsene liberamente anche Fabris, è stato leale». Pellegrino chiama al telefonino la madre che li aspetta a Ceppaloni per sera, gli passa un amico che vuol salutarla, e Sandra domanda: «Tu che consiglieresti?». L’altro risponde che bisogna trattare «sino all’ultimo minuto con tutti, anche col diavolo»; e se infine non resta altro, meglio «indossare l’armatura più lucente», lancia in resta per l’ultima seppur solitaria battaglia. «Sì, dillo a Clemente», chiude Sandra Lonardo ancora presidente del parlamentino campano.

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32 commenti su  1  2  3  4  5  6  7   pagine dal più vecchio | dal più recente
#32 giocar (144) - lettore
il 05.03.08 alle ore 20:26 scrive:
Il problemaa e che tutti i fuoriusciti, mo' capiteno a noi, assieme ai fuoriusciti dell'udc. e poi abbiamo questo po' po' di "partiti" da sistemare. * Forza Italia * Alleanza Nazionale * Circoli della Libertà * Circoli del Buon Governo * Circoli de L'Opinione * Democrazia Cristiana per le Autonomie * Nuovo Partito Socialista Italiano * Popolari Liberali * Partito Pensionati * Azione Sociale * Riformatori Liberali * Liberal Democratici * Italiani nel Mondo * Decidere! * Destra Liberale Italiana * Socialisti Riformisti partito repuppbilano italiano democrazia cristiana di pizza Solo Silvio ce la può fare ... speriamo che regga
#31 giocar (144) - lettore
il 05.03.08 alle ore 20:22 scrive:
Uomo di parola, il Silvio .....
#30 matteo75 (573) - lettore
il 05.03.08 alle ore 19:02 scrive:
quasi quasi,mi fà un pò pena, dalla ossessionata ricera di una poltrona,fra pdl, grande centro, l'unica cosa che dovrà cercarsi sarà un lavoro.
#29 dido (106) - lettore
il 05.03.08 alle ore 18:23 scrive:
Che fine farà il suo giornale "Il Campanile"? I due giovani imprenditori......... che hanno "messo su" un'immobiliare per acquisatre lo stabile dove piazzare il giornale, che fine faranno? Falliranno? Il papà dei due giovani imprenditori pagherà? La loro mamma andrà a lavorare?
#28 Fra' Diavolo (2) - lettore
il 05.03.08 alle ore 17:53 scrive:
Chi semina vento raccoglie tempesta! Ma sarà poi vero? Ci credo poco come credo poco nel "nuovo" Veltroni e nel "vecchio" Berlusconi che fanno a gara a fotocopiarsi i programmi... Ma si sa che la Poltrona fa sempre gola ma almeno questa volta so per chi votare o meglio per chi non votare... indovinate un pò!
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