Un altro finiano mette i parenti in una casa lasciata in eredità

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TriesteSulla buca delle lettere vecchio stile, ancora in legno, c'è scritto «Menia Vivarelli» in caratteri svolazzanti. Roberto Menia è sottosegretario all'Ambiente, finiano duro e puro, cresciuto durante gli anni Ottanta nel vecchio Msi. A Roma chiede sempre «libertà» all'interno del Pdl, ma a Trieste epura chiunque osi criticare il suo potere feudale.
Francesca Vivarelli è la moglie del sottosegretario, ogni tanto nel mirino per il posto di lavoro cucito su misura grazie alle amministrazioni di centrodestra.
Su quella cassetta della posta vecchio stile, di uno spaziosa abitazione in via Rossetti, a Trieste, c'era scritto Grilz, quando Menia portava i pantaloni corti e cominciava a fare politica. Il sottosegretario ha ereditato l'appartamento e tutto il suo contenuto, ma in tempi di strombazzata questione morale vale la pena raccontare questa e altre storie.
«Ricordo che la mamma di Almerigo, fino a quando era lucida, voleva destinare l'appartamento al partito in memoria del figlio. Se il Msi o dopo An avesse voluto venderlo poteva farlo, magari per pagare il mutuo della sede di Trieste. Nessuno pensava a una finalità privata legata personalmente a singoli rappresentanti politici» dichiara al Giornale Francesco Serpi, vicesegretario provinciale a Trieste prima della nascita di Alleanza nazionale.
Almerigo Grilz era il segretario del Fronte della gioventù locale negli anni Settanta, braccio destro nazionale di Gianfranco Fini e pupillo di Giorgio Almirante. Fini, quando veniva a Trieste era ospite a casa di Almerigo. Erano in molti a pensare che Jure, come era soprannominato il leader del Msi, avrebbe preferito Grilz come delfino, piuttosto che Fini. Invece Almerigo, stancatosi della politica, si era innamorato del giornalismo di guerra. Il 19 maggio 1987 Almerigo moriva in Mozambico, colpito da un proiettile alla nuca, mentre filmava uno scontro a fuoco fra ribelli e governativi. Ogni anno viene ricordato da tutti i pezzi grossi di An.
Dopo la scomparsa di Grilz, la madre Laura Fragiacomo ha continuato a vivere nell'appartamento di via Rossetti lasciando tutto com'era. La stanza del figlio religiosamente intatta con l'amato e vasto archivio di storia politica e giornalismo organizzato da Almerigo con certosina precisione. Anche sulla buca delle lettere era rimasto il cognome Grilz.
«So che la madre avrebbe voluto trasformare l'appartamento in un punto di riferimento della memoria di Almerigo. Si parlava addirittura di trasferire il sacrario dalla sede del partito, con i cimeli dei caduti durante la seconda guerra mondiale, in via Rossetti» ricorda Fulvio Depolo, numero due della destra a Trieste alla morte di Almerigo. Oggi Depolo è segretario confederale del sindacato Ugl.
«Per qualche anno, fino a quando la signora non ha avuto problemi di salute, ci aveva espresso, quando andavamo a trovarla, l'intenzione di lasciare l'appartamento nella disponibilità del partito» osserva Serpi. Anche ad altri della vecchia guardia era stato detto lo stesso. Adriano Segatori, capogruppo comunale del Msi a Monfalcone, vicino a Trieste, si ricorda «che nell'ambiente si parlava di istituire nell'appartamento una specie di museo, grazie all'archivio politico locale e giornalistico di mezzo mondo di Almerigo».
Dal 1988 la vedova Grilz viene ricoverata più volte in ospedale e casa di riposo. Menia e un suo fedelissimo si occupano di lei. L'anziana signora a lungo andare perde lucidità e l'onorevole diventa il suo tutore.
Non solo: il 4 gennaio 1994, su un anonimo pezzo di carta, con grafia incerta, l'ottantacinquenne signora scrive: «A una mia scomparsa (morte) (...) lascio a Roberto Menia il mio appartamento di via Rossetti (...)».
Nel 1998 la madre di Almerigo muore e l'onorevole Menia, che si è sempre proclamato suo erede politico e spirituale, lo diventa anche materiale. Nell'atto notarile, che si basa sul testamento olografo di 7 righe della signora Fragiacomo, si parla di un valore dei beni ereditati di 150 milioni di lire di allora.
Beato lui, anche se in molti nell'ambiente di destra si aspettavano il bel gesto. Bastava attrezzare con dei computer le stanze di Almerigo e far nascere un ricordo virtuale di Grilz riversando tutto il suo archivio storico, politico e giornalistico sul web. Vendere l'immobile e donare il ricavato al partito o ancora meglio alla Fondazione creata a nome di Grilz, che è rimasta congelata, conferendole l'immenso archivio.
L'appartamento di 7 vani è stato invece spogliato dal prezioso archivio di Almerigo. La libreria conteneva i ritagli di tutti gli eventi politici locali dal '70 al 1983 accuratamente ritagliati e catalogati per anno. Senza dimenticare la documentazione fotografica e filmata, probabilmente unica nel suo genere, della attività politica della destra negli anni Settanta. Parte di questo patrimonio è stato utilizzato dal partito, ma altrettanto è andato disperso, come i diari dei reportage di guerra. Menia e sua moglie dopo aver ristrutturato l'appartamento ospitano saltuariamente dei parenti. Sul campanello esterno c'è solo il cognome della consorte. In questa settimana estiva nessuno risponde e una bolletta intestata al sottosegretario è infilata nella porta.
La morale di Menia non viene intaccata neppure dall'interrogazione dell'Italia dei valori al presidente della Regione sulla moglie del sottosegretario. Francesca Vivarelli, dopo altri impieghi cuciti su misura, è stata assunta dalla Fincantieri. Da un po' è distaccata, grazie a una convenzione del 6 aprile 2009, all'amministrazione regionale per iniziative speciali e per scrivere gli interventi del presidente Renzo Tondo. La Fincantieri continua ad accollarsi i costi della signora Menia, computer e cellulare aziendale compresi.
www.faustobiloslavo.eu

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COMMENTI

#2 Michele Calò (430) - lettore
il 01.08.10 alle ore 8:38 scrive:
E' francamente sconvolgente! Certo!,non è reato ereditare un bene ed usufruirne ma dal racconto di Biloslavo, uno dei più prestigiosi ed onesti inviati italiani, traspare una ipocrisia maledetta di cui non credevo fosse dotato Roberto Menia. E' una profonda delusione per chi, come me, ha vissuto sulla propria pelle i tanti drammi e le poche gioie di una militanza nel MSI ed in AN. Ho conosciuto tantissimi militanti convinti ed onesti;ho partecipato a migliaia di discussioni e riunioni in 40anni di militanza politica dove ho solo dato senza chiedere mai,come tantissimi altri:che Menia si sia approfittato, come il giuda Fini, della fiducia della comunità politica di appartenenza mi addolora molto anche perchè restava uno dei pochi dirigenti di destra con il carisma dell'onestà anche intellettuale.E' dal 1996 che ho mollato Fini e sono rimasto in AN solo per il compianto Ugo Martinat.Sapevo che molte cose non andavano,che Fini era sideralmente lontano da noi e dalla gente,per cui il conseguente comportamento di Fini poteva essere una sorpresa per Berlusconi,non per noi che lo conosciamo bene.Ma Menia…..proprio no….
#1 robertoguli (1032) - lettore
il 31.07.10 alle ore 18:39 scrive:
Bravo Biloslavo! Mi sorprende che sia stato il partito di Di Pietro a smuovere le acque. Trovo giusto portare testimonianza di queste storie che testimoniano quanto lavoro ancora bisogna fare in questo paese. Distinti saluti. Roby
Alessandro Sallusti
Gli Stati Uniti lo salutano come il "salvatore d'Europa", lui elogia Berlusconi "statista" ma poi sale in cattedra  continua..
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