martedì 09 febbraio 2010
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 INTERNI
mercoledì 20 maggio 2009, 09:00

Un procedimento ridicolo, senza uno straccio di prova

Il legale, che è accusato di aver aiutato il Cavaliere, fu un testimone favorevole alla tesi dei pm. Tante perizie ma nessuna evidenza che quei 600mila dollari dati a Mills provenissero da Fininvest

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Se una corruzione corrisponde a un dare per avere, nelle motivazioni della sentenza di condanna di David Mills manca la prova del dare e manca la prova dell’avere. In altre parole, manca tutto.
In estrema sintesi: il dare sarebbero alcune testimonianze fornite da David Mills in due processi a carico di Berlusconi negli anni 1996-97, ora giudicate reticenti, e l’avere sarebbero circa 600mila dollari che Mills ebbe nel 1997 con modalità che secondo l’accusa sono scollegate alle parcelle che frattanto gli venivano pagate (dalla Fininvest) in qualità di creatore della galassia societaria del comparto estero.
Peccato per due dettagli. Il primo è che la «reticenza» di Mills contribuì alla condanna in primo grado di Silvio Berlusconi nel processo All Iberian, successivamente assolto ma non grazie a Mills; il secondo è che non c’è nessuna prova che quei 600mila dollari vengano da ambienti Fininvest, avendo semmai cercato di dimostrare, Mills e i legali, che quei soldi vengano da tutt’altra direzione: ipotesi che l’accusa, in un mare di cifre e scatole cinesi, ritiene «matematicamente smentita» a margine di un processo dove parole del genere suonano veramente un po’ forti.
Quindi daccapo: sotto il profilo logico e probatorio manca il dare, perché Mills fu teste d’accusa contro Berlusconi che fu condannato, e manca l’avere perché i giudici possono sbracciarsi sinché vogliono, ma la prova che quel denaro venga da Berlusconi proprio non c’è (mai lo scrivono esplicitamente) e infatti il non essere riuscito a dimostrarlo è la ragione per cui da mesi, da anni, non c’è cronista che non paragoni questa vicenda a un processo per assassinio senza il morto, con il pm Fabio De Pasquale, in corso d’opera, a sperare che saltasse disperatamente fuori da qualche catacomba offshore.
La presupponenza delle motivazioni comincia coll’individuazione certa e indiscutibile della reticenza di Mills, il quale, si argomenta, tacque questo e quest’altro, soprattutto ricondusse la proprietà delle società offshore «solo genericamente a Fininvest e non alla persona di Silvio Berlusconi, in tal modo favorendolo in quanto imputato in quei procedimenti». Chissà che ne pensa il pubblico ministero Francesco Greco, che ascoltò a lungo David Mills dal 1996 al 1997 (processo All Iberian) e mai gli contestò verbale alcuno, anzi: Mills fu contestato semmai da alcuni manager Fininvest e dalla difesa di Silvio Berlusconi, per il quale Greco chiese infine cinque anni e mezzo e ottenne una condanna. Roba da coprirlo di soldi, Mills.
Sotto un profilo congetturale, poi, i giudici avanzano l’ipotesi che Berlusconi senza l’aiuto di Mills non sarebbe stato nemmeno assolto nel cosiddetto processo Telepiù: e su quali basi lo dicono? Forse che Mills disse il falso o non rispose alle domande? No: «Egli non poteva dire in modo eclatante il falso, poteva soltanto, coi suoi artifici verbali (“tricky corners”) aggirare le domande più insidiose e indurre i giudici in errore». Non erano molto intelligenti neanche loro, evidentemente.
Per il resto, le 376 pagine di motivazioni depositate ieri a Milano sono molto aggressive e suggestive, ma non rivelano nulla di inedito se non in termini pluri-analitici e soprattutto interpretativi: i giudici decidono quali consulenti tecnici l’hanno detta giusta e, tra le infinite versioni e ritrattazioni di Mills, quale sia l’autentica o meglio la «genuina». Non aggiungono però gli elementi che mancavano, non ricostruiscono le prove che non c’erano e non ci sono, non riempiono i buchi del groviera istruttorio. La sentenza, al netto delle tecnicalità, è un’articolata esercitazione di libero convincimento del giudice: ciò che magari può giustificare delle indagini e persino un rinvio a giudizio, ma non una ponderosa sentenza buttata lì come è lecito fare in primo grado italiano.
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54 commenti su  1  2  3  4  5  6  7  8  9  10   pagine dal più vecchio | dal più recente
#54 franco.brezzi (110) - lettore
il 21.05.09 alle ore 10:42 scrive:
Facile dire: che si faccia processare. Ma vi fareste processare tranquillamente voi, da giudici in cui non riponete un grammo di fiducia? Da gente che una quarantina d'anni or sono esponeva fuori dalle pubbliche Università, striscioni con scritto "studiare e lottare per il comunismo"? Da magistrati cui il capo, andandosene, raccomandò: Resistere, Resistere, Resistere! Ma per favore...
#53 Riccardo-Naso (7) - lettore
il 21.05.09 alle ore 10:19 scrive:
Caro Filippo, siamo davanti all'ennesimo caso di supposizioni appoggiate sul fangoso tavolo di un tribunale poco imparziale, che ricorda a noi un caro e vecchio "Compagno" di merende chiamato De Magistris. Ovviamente si parla del "Io credo che", "Secondo me è così", "È lui è il colpevole", ma il tutto senza uno straccio di prova a carico dell'ormai pluriperseguitato presidente Berlusconi. Se le convinzioni della magistratura esistono, con fatti e prove, perché non pubblicare chiaramente le carte depositate a Milano, facendo leggere a tutti gli italiani come la magistratura lavora bene, cosi da convincere gli stessi Italiani, che loro non sono di parte, come Berlusconi sostiene. La vecchia guerra di Tonino continua appoggiata dai suoi compagni magistrati, che ci rifaranno vergognare come sempre, di avere un influenza politica nella magistratura, dimostrando per l'ennesima volta quanto ipocrita sia questa squallida sinistra.
#52 w3ns (33) - lettore
il 21.05.09 alle ore 10:03 scrive:
Articolo pieno di teroie..ma se si è cosi sicuri di cio che si dice..perchè Berlusconi non si è fatto processare?
#51 SkyWatcher (38) - lettore
il 21.05.09 alle ore 9:34 scrive:
Credo sia inutile leggere tutti i commenti sulla vicenda. E' facile per gli antiberlusconiani gridare alle dimissioni per quanto confessato da Mills, ed è facile per i berlusconiani gridare al complotto visti i tempi e i modi delle fasi processuali. Come per la gran parte della storia d'Italia, la verità non la sapremo mai.
#50 silva52 (171) - lettore
il 21.05.09 alle ore 8:08 scrive:
imparzialità! questa parola trita e ritrita è la bandiera dei magistrati....... ma pensano ancora che gli italiani (tolta una certa parte schierata) siano così cretini? è chiaro che sono sentenze politiche, non hanno altri modi per annientare il presidente Berlusconi, ma perchè non si va avanti con la separazione delle carriere? se questa Gandus vuole fare politica lasci la Magistratura e si metta in piazza, troppo comodo prendere lo stipendio a fine mese e non rischiare nulla!
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