Vendiamo gli immobili pubblici

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C’era bisogno che piovesse per imboccare consapevolmente la strada del sostegno alla crescita. L’idea circolata in queste ultime settimane in verità era che la crisi dell’economia reale nel nostro Paese fosse figlia della turbolenza dei mercati finanziari. Un’idea sbagliata e in fondo ottimistica. L’Italia, infatti, ballava sul ciglio della crescita zero già alla fine del primo trimestre di quest’anno. La tendenza si accentuò nel secondo trimestre quando nel mese di giugno arrivò la manovra economica con il decreto legge 112 trasformato poi nella legge 133. Una manovra tutta zeppa di tagli nel triennio che aveva un forte potenziale recessivo assolutamente non compensato da interventi di segno contrario e cioè mirati per sostenere la crescita, la vera emergenza del Paese da 15 anni a questa parte.
Lo spiegammo quasi in tempo reale da queste colonne basandoci, peraltro, sui dati forniti dallo stesso governo che indicava nel suo documento di programmazione finanziaria un obbiettivo programmatico di crescita dello 0,9% nel 2008, dell’1,2% nel biennio successivo. Insomma la nostra speranza, se tutto andava per il verso giusto, era quella di crescere di 1 punto-1 punto e mezzo meno della media dei Paesi della zona euro. Previsioni, già di per sé inidonee per tirare il Paese fuori dalle secche e per giunta sbagliate per ottimismo. Se a questa tendenza di basso profilo già evidenziatasi nel primo semestre dell’anno si aggiungono tagli per altri 25 miliardi nel triennio di cui 15,6 per le sole amministrazioni centrali dello Stato, la frittata recessiva è bella e servita, rapida e calda. Così dicemmo per tempo inascoltati.
Il rallentamento dell’economia mondiale e la manovra governativa dello scorso giugno, dunque, ci avevano già portato in recessione, mentre le altre economie europee, pur rallentate, superavano e superano nel 2008 l’1% di crescita cristallizzando ancora una volta quella differenza tra noi e gli altri che ci perseguita dal 1996. Dicemmo pure che con quel tipo di manovra il deficit di bilancio sarebbe risalito al 2,6-2,7 perché una verità spesso dimenticata è che senza crescita il disavanzo aumenta. Fummo facili profeti visti gli ultimi dati della Banca d’Italia.
La crisi finanziaria sta ora mettendo, come si dice, sul cotto acqua bollente. I suoi effetti recessivi saranno infatti aggiuntivi a quelli già maturati e si faranno sentire da oggi in poi lasciandoci prevedere nel 2009 un ulteriore drammatico scasso dell’economia reale. Ciò che già ieri si doveva fare insomma è imperativo che si faccia oggi senza perdere più tempo. Le linee di fondo sono quelle più volte descritte e cioè interventi a favore delle famiglie e delle imprese. Tra i tanti provvedimenti possibili ve ne sono alcuni fondamentali: a) un aumento del reddito disponibile delle famiglie attraverso detrazioni fiscali; b) il ritorno a una deducibilità degli interessi delle aziende e il ripristino di un ammortamento accelerato delle spese di investimento con misure a tempo ma sufficienti a stimolare la domanda privata che fu colpita proprio con queste misure dalla manovra di Padoa-Schioppa; c) azzeramento del costo del denaro mediante contributi in conto interessi per le piccole e medie imprese per tutti gli investimenti decisi e avviati nei prossimi 12 mesi.
A tutto ciò va aggiunta un’impennata degli investimenti pubblici chiamando a un ruolo centrale la Cassa depositi e prestiti che ha le risorse necessarie e la struttura adeguata come da mesi andiamo sostenendo per farla diventare in piccolo ciò che fu l’Iri nella infrastrutturazione del Paese sino alla metà degli anni ’80. Le risorse necessarie possono essere reperite, come ormai andiamo dicendo da oltre quattro anni da queste colonne e in tutte le altre sedi, attraverso una vendita degli immobili di Stato utilizzati dalle pubbliche amministrazioni che mai come ora potrebbero offrire un porto sicuro a investitori privati nel comune naufragio borsistico. L’operazione potrebbe far incassare almeno 30 miliardi nel prossimo biennio con i quali finanziare una crescita diversa per qualità e quantità da quella avuta negli ultimi 15 anni facendo respirare così famiglie e imprese. L'alternativa è l'esplosione della cassa integrazione e il dilagare di nuove e vecchie povertà.
ilgeronimo@tiscali.it

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COMMENTI

13 commenti su  1  2  3   pagine dal più vecchio | dal più recente
#13 mab (1084) - lettore
il 30.10.08 alle ore 9:12 scrive:
@*ermetere*(#6): Grazie per l’apprezzamento. Cordiali saluti.
#12 mab (1084) - lettore
il 30.10.08 alle ore 9:16 scrive:
@*ucisotti*(##10-11): a) (ad 1) lo Stato non ha necessità di sfruttare agevolazioni fiscali, essendo esso impositore e normatore; b) (ad 2) le mie considerazioni prescindevano deliberatamente dalla nazionalità dell’acquirente, che comunque rappresenta un problema aggiuntivo in funzione del bene ceduto; c) (ad caetera) ovviamente la proposta dell’articolo non è sufficientemente dettagliata per poter esprimere un giudizio compiuto: mi sono limitato, pertanto, ad evidenziare interrogativi teorici (congiunturali e strutturali) che il tema mi ha suscitato. Non credo affatto che siamo nella situazione di dover “vendere l’argenteria di famiglia”: forse basta darle una bella lustrata e far pagare i visitatori per ammirarla… Comunque, prima di venderla, si valuta se impegnarla… In ogni caso, dandomi ragione sui beni demaniali, mi pare che in fondo ne convenga anche lei. Sul resto sono d’accordo (eccetto le ferie), in particolare sul “red tape”, che non è solo amministrativo ma anche giudiziario
#11 ucisotti (1092) - lettore
il 30.10.08 alle ore 7:54 scrive:
segue- io piccolo imprenditore o artigiano, devo andare alla mia cassa rurale se ho bisogno, ma devo poter detrarre gli interessi che sono un costo non un cespite. Il problema e' la PA che affossa con i suoi costi ed inefficienze l'economia. Ecco perche' l'italia negli ultimi 15 anni non e' cresciuta. Invece di investire, usava i quattrini per andare in vacanza. Tagliare i costi del lavoro cominciando dal problema produttivita', la piu' bassa nella UE con la Grecia. Troppe ferie ad esempio. praticamente 2 mesi all'anno. ridicolo. Deburocratizzare e semplificare gli adempimenti che sono costi. Non e' concepibile che debba ricorrere ad un professionista per pagare lo stipendio dei miei dipendenti. e' l'unico paese al mondo. Calderoli che ci sta a fare? E cosi' via dicendo. Ad majora!!!
#10 ucisotti (1092) - lettore
il 30.10.08 alle ore 7:45 scrive:
*Mab* vorrei discutere di quanto lei afferma. 1) con il leaseback, pratica universale usata anche da privati(io stesso) si hanno 2 vantaggi:1º finanziario9cassa) 2ºfiscale, si trasforma un cespite in un costo deducibile(Affitto). 2) Lei ha una visione italocentrica. si vendono anche ai giapponesi, tanto mica possono portarseli via. 3), 4) e 5) ut supra. 6) Non necessariamente. Noi(UK) lo abbiamo fatto. 7) Non d'accordo sulla prima parte, si sulla seconda dove lei parla dei beni demaniali. In sostanza in tempi grami si vendono i gioielli di famiglia, altrimenti non si mangia. Ora tremonti dovrebbe diminuire drasticamente le tasse a privati e PMI per rilanciare, semplificare il sistema farraginoso. Se le tasse sono al 15% non mi arrabatto per evaderle , le pago e dormo tranquillo. Devono fare una cura dimagrante della PA. Il tax day deve essere in aprile al piu' tardi , non alla fine luglio. Devono andare giu' di forcone. La fiat i soldi , se ben gestita li trova sui mercati - segue
#9 gigigi (1245) - lettore
il 29.10.08 alle ore 19:41 scrive:
Caro Geronimo, delle due, una. O gli attuali ministri del Governo Berlusconi non si filano proprio le tue vagonate di sapienza economica, procurata loro negli ultimi anni, oppure nessuno tra i signori Tremonti, Calderoli e perche' no, Berlusconi, sa' che tu esisti e scrivi sul Giornale da quanti anni non mi ricordo neppure! Ma insomma, signor Direttore Giordano, vogliamo fare copia di tutti gli articoli scritti da Geronimo e passarli per competenza a Tremonti? Gia' abbiamo avuto modo di dire che il momento particolarmente gravoso per il Paese e per le famiglie italiane,e' di quelli per i quali occorre strappare il contratto con Maastricht (quello che prevede di stare dentro il 3% famoso), ora aggiungiamo quest'altra perla slla vendita degli immobili. Certo che occorre fare presto, qui va tutto a schifio!! Non mi permetterei mai di disturbare il manovratore, che adoro, ma credo proprio che le necessita' delle famiglie, dei pensionati e delle imprese sia priorita' UNO senza attendere.
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Alessandro Sallusti
Gli Stati Uniti lo salutano come il "salvatore d'Europa", lui elogia Berlusconi "statista" ma poi sale in cattedra  continua..
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