martedì 09 febbraio 2010
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martedì 21 novembre 2006, 00:00

Vi racconto il giallo della spia avvelenata

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Alexander Litvinenko («Sacha» per la comunità dei rifugiati russi a Londra) sta morendo in ospedale, avvelenato con tallio radioattivo, una specialità dei servizi segreti sovietici ai tempi del Kgb, non abbandonata dai suoi successori. Litvinenko è stato per tre anni un mio informatore personale e riservato durante i lavori della Commissione Mitrokhin, e i miei contatti con lui sono sempre avvenuti attraverso il professor Mario Scaramella, consulente ufficiale della Commissione d’inchiesta parlamentare. Per un caso diabolico, Litvinenko ha compreso di essere stato avvelenato proprio dopo aver incontrato Scaramella in un «Sushi bar» di Londra, sicché l’ex tenente colonnello in un primo momento ha concluso, nella disperazione e nella pena, che il suo vecchio amico avesse cercato di ucciderlo.
Vladimir Bukowski, il leader dei russi in esilio a Londra, mi ha detto al telefono: «Avevo raccomandato a Sacha di non esprimere giudizi affrettati, ma il panico gli ha fatto perdere il controllo. Comunque alle autorità britanniche non è mai saltato per la mente di accusare Mario Scaramella». Anche Oleg Gordievski, il leggendario agente del Kgb passato poi agli inglesi e che gestiva lo stesso Vasilij Mitrokhin, ha totalmente sgomberato il campo da qualsiasi ipotesi di accusa nei confronti del consulente. Frattanto Scotland Yard e le autorità di intelligence del Regno Unito hanno già provato che la tossina velenosa era stata somministrata a Litvinenko attraverso una tazza di tè, qualche ora prima dell’incontro con Scaramella al «Sushi Bar». In altre parole, non esiste e non è mai esistito un caso Scaramella, mentre esiste un caso Litvinenko: chi è che lo vuole morto? A questa domanda è difficile rispondere senza guardare con sospetto agli attuali servizi russi, successori del Kgb da cui hanno ereditato uomini e metodi, salvo un cambio di sigle.
Dal mio punto di vista Litvinenko ha riferito fra le altre molte sue valutazioni sul conto di Romano Prodi, secondo cui, quando lasciò la Russia nel 2000, era sempre stato considerato, sia in Unione Sovietica che in Russia, «il nostro uomo in Italia e in Europa». Queste valutazioni gli venivano dal suo superiore diretto, il generale Anatoly Trofimov.
Litvinenko è stato vice capo del Dipartimento del Fsb (una delle due nuove sigle del vecchio Kgb) e si occupava personalmente della «liquidazione fisica delle persone indesiderate». Poi cercò di sottrarsi alla macchina infernale dei servizi ed entrò in conflitto con gli apparati che fanno capo al presidente Putin. Trofimov seguitava a fargli pervenire le sue valutazioni e fra queste quella che Litvinenko riferì il 13 gennaio 2004 quando dichiarò di aver saputo dalla solita fonte che Romano Prodi, Presidente dell’Unione Europea, avrebbe avuto «relazioni molto segrete con le strutture dell’ex Kgb», cosa per me non del tutto nuova, considerato che durante i lavori della Commissione Mitrokhin avevo già scoperto che la sede sovietica della società Nomisma a Mosca era in joint-venture con l’«Istituto Plehanov». E che questo istituto altro non era che il nome di copertura della sezione economica del Kgb. Secondo le notizie raccolte da Litvinenko i rapporti fra Prodi e le autorità sovietiche erano nati intorno al 1978 e poi si erano sviluppati con grande ampiezza e in molti campi, funzionando come una continua promozione politica, sociale ed economica.
Litvinenko fuggendo a Londra aveva dunque lasciato in patria due fonti a lui preziose: il già citato generale di Corpo d’Armata Anatoly V. Trofimov, vice direttore del Fsb e la giornalista Anna Politkovskaia. Entrambi sono stati assassinati nel corso di diciotto mesi. Lo stesso Litvinenko è diventato l’ultimo nome della lista degli assassinati eccellenti, anche se esistono ancora pallide probabilità che possa salvarsi. Sta di fatto comunque che Anna Politkovskaia usava Litvinenko come sua fonte, così come facevo io e dunque disponevamo spesso della stessa famiglia di informazioni. Ora anche Litvinenko è stato colpito e la famiglia delle fonti si sta estinguendo nel sangue e nel dolore.
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