Via le croci dal cimitero: danneggiano l’ambiente

La giunta di Lugo di Romagna decide di bandire i simboli di fede dalle lapidi per motivi "ecologici". Ma gli addetti comunali spiegano che "la scelta è stata presa per non urtare le diverse sensibilità religiose"

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A Lugo di Romagna la croce sparisce dalle lapidi. Lo stabilisce una delibera della giunta comunale, datata 6 maggio. Il documento dichiara guerra ai simboli sulle tombe: è vietato l’emblema della cristianità ma son pure vietate la stella di Davide e la mezzaluna islamica così come l’eventuale stemma di famiglia. Bandite dalla nuova area del cimitero anche poesie, motti e dediche varie, fosse anche l’innocuo «la vedova inconsolabile lo ricorda con tanto amore».
L’allegato tecnico alla rivoluzionaria seduta di giunta non lascia dubbi. Al punto 3, relativo ai dati anagrafici, stabilisce che «le scritte ammesse sulla lapide sono due». Cioè: «Nome e cognome, data di nascita e morte». Stop. O, meglio, la maggioranza guidata dal sindaco Raffaele Cortesi (Pd) si dilunga sull’altezza dei caratteri, sul carattere tipografico di stampa, sull’allineamento a destra ma niente dice su quelle due assi incrociate che da sempre accompagnano nell’aldilà i lughesi nonché qualche miliardo di esseri umani. Anzi, Cortesi e compagni qualche riga sotto ribadiscono che «la data di nascita e quella di morte non deve essere precedute da alcun simbolo». Una prosa in linea con le disposizioni: contenuto e forma se ne infischiano delle tradizioni, siano religiose e o grammaticali.
La fotografia del defunto, quella sì, è ammessa. Per lo meno fino a quando a qualche assessore non verrà in mente che si rischia una violazione della privacy o di chissà che cosa. Ma anche con le immagini c’è poco da scherzare: l’allegato sentenzia che «la cornice che contiene la fotografia raffigurante il defunto dovrà essere rigorosamente in metallo cromato non lucido e di dimensioni massime pari al formato A6 verticale».

La massima libertà concessa dalla singolare livella lughese è quella di piazzare una pianta sulla singola sepoltura. «Anche ad arbusto». Consapevoli di essersi spinti un po’ oltre, gli amministratori romagnoli hanno pensato bene di vietare qualsiasi sistema di illuminazione votiva.

Il pacchetto di norme, che vale esclusivamente per le tombe a terra della nuova zona del cimitero, ha fatto sobbalzare sulla sedia tutti i religiosi locali, a cominciare dal vescovo Tommaso Ghirelli. Il prelato, per ora, si è chiuso in un prudente silenzio, in attesa di sviluppi. A farsi sentire è stato invece il Pdl locale che per bocca del candidato Franco Della Corte ha bollato la decisione di Cortesi - in corsa per la rielezione a sindaco - come «assurda». «E non è solo una faccenda di libertà religiosa - osserva l’esponente del Pdl - ma di espressione nel senso più ampio».

Eppure dopo il patatrac qualcuno ha provato a metterci una pezza. Il progetto, spiega il vicesindaco cattolico Fausto Cavina, andrebbe valutato in termini di «omogenizzazione tipologica», «arredo» uniforme e «funzione». Giusto quella: «La funzione del verde dovrà nel tempo prevalere sull’edificato». Insomma, la croce è stata bandita a causa di una profonda sensibilità ambientalista. Vuoi mettere la spiritualità dell’arbusto?

Cavina prova pure a negare l’evidenza: «A nessuno è mai venuto per la testa di mettere un divieto di porre insegne religiose». Il vicesindaco parla di «semplici indicazioni finalizzate a omogeneizzare gli elementi cercando di limitare, per quanto possibile, l’effetto di disomogeneità». Peccato ci sia la delibera di giunta a smentirlo. E soprattutto qualcuno ha già scoperto gli altarini (quei pochi rimasti, naturalmente). A spiegare come in effetti stanno le cose è l’avvocato Alessandra Nannini, dell’Adiconsum della provincia di Ravenna: «Un cliente si è rivolto a noi per protestare verso un regolamento che gli negava di mettere una semplice croce sulla lapide di un familiare defunto». Emblematica la risposta degli addetti comunali: «Dicono che la scelta di evitare segni sia stata presa per non urtare le diverse sensibilità religiose». Intanto il sindaco, consapevole di averla fatta grossa, sta meditando di scrivere una lettera ai parroci per tranquillizzarli sulle sue intenzioni. Perché i morti, croce o non croce, non votano ma i cattolici a Lugo hanno ancora un certo peso elettorale. Specie la settimana prima del voto.

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COMMENTI

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#48 zio Fester (1697) - lettore
il 31.05.09 alle ore 18:18 scrive:
Non basta uniformare tutti al pensiero unico quando sono in vita. Bisogna proseguire anche dopo la morte. In questo strano concetto di eguaglianza c'é qualcosa che non va.
#47 Roberto1032 (80) - lettore
il 31.05.09 alle ore 17:39 scrive:
Posso capire che una Giunta deliberi una regola per uniformare degli aspetti tecnici od estetici, ma questa e' troppo grossa. Non voglio entrare nel merito, perche' gia' altri hanno fatto prima di me commenti sensati sui simboli religiosi apposti sulli tombe, ma non mi risulta che gli ebrei, mussulmani e cristiani vengano tumulati nelle stesse aree per quanto possibile. Comunque resta sempre di attualita' cio' che si dice della madre degli stolti che e' sempre incinta.
#46 Giuseppe Spotti (3488) - lettore
il 31.05.09 alle ore 17:29 scrive:
#39 lievantu: e a prendere a calci *** i comunisti no?
#45 Giuseppe Spotti (3488) - lettore
il 31.05.09 alle ore 17:27 scrive:
#5 : I testimoni di Geova, i musulmani, i cretini, in genere, e pure i cgf, si facciano il cimitero che vogliono ma non si sognini di proibirmi una croce sulla tomba dei miei cari, o ne pianto una io, sulla loro!
#44 forbot (1651) - lettore
il 31.05.09 alle ore 17:27 scrive:
Evidentemente questo sindaco e la sua giunta non hanno niente di meglio da fare. Sono tutti a posto. Tutto è a posto Sig. Sindaco dei miei stivali? Allora lasci stare le Croci dove sono. Le Stelle di Davide dove sono. e le Mezze Lune dove le metteranno. Insomma lasci stare i morti e pensi piuttosto ai vivi. Le società multietniche non si formano pretendendo di cambiare abitudini, modo di vedere e pensare; bensì essere tolleranti e comprensivi verso i diversi da noi, cercando di accoglierli come meglio possiamo per non tenerli in disagio. Finchè possiamo. Poi dovremo, giocaforza, dire basta e devono attendere quando saremo ancora disponibili all'accoglienza, se non vogliamo creare delle favelas brasiliane alle periferie delle nostre città.
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