martedì 09 febbraio 2010
 
 INTERNI
martedì 19 maggio 2009, 10:25

Violenza in piazza, chi soffia sul fuoco Tra nuove Br, anarchici e black bloc

Ecco l’analisi dell’Antiterrorismo dopo gli scontri di Torino e l’assalto a Rinaldini: un’unica regia che vuole il conflitto sociale. Torino, botte e uova marce contro l'Ateneo: "Prova generale del G8 dell'Aquila"

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Gli esperti dell’Antiterrorismo analizzano da mesi la ritrovata effervescenza di più sigle para-eversive. Sono almeno una decina le strutture della galassia marxista-leninista, anarcoinsurrezionalista o più in generale «antagonista» pronte a elevare il livello di scontro sui temi caldi del lavoro, dell’economia, dalla contrattazione, del conflitto sociale. Della crisi più in generale. Frange violente senza più copertura «politica» a caccia di sponde nelle fabbriche e nel sindacato di base più muscolare. Strutture che soffiano sul malcontento cavalcando, per ora, il modello di protesta del «blocco nero» tornato di moda negli scontri in Grecia e nel G20 di Londra, pronto a ripetersi ad ogni occasione utile, come a Torino ieri, come al G8 dell’Aquila a luglio.

Formazioni oltranziste portatrici di ideologie anche contrapposte alla ricerca di un raccordo comune per rilanciare quella «dura contrapposizione» sbandierata a febbraio dai nuovi «brigatisti» sotto processo a Milano. Proprio alla luce dell’aggressione al leader della Fiom, Gianni Rinaldini, da parte dei Cobas e degli operai di Pomigliano d’Arco, gli analisti dell’antiterrorismo sono andati a rileggersi il proclama che il «prigioniero comunista» Vincenzo Sisi provò a declamare in aula in difesa delle maestranze dello stabilimento Fiat campano «bastonate dallo Stato» durante gli scontri con la polizia lungo la Nola-Villa Literno. Nel documento sottoscritto da sette militanti rivoluzionari si lanciava un assist politico agli operai di Pomigliano in lotta: «Solidarietà agli operai colpiti dalla repressione (...)» era l’esordio dell’appello bloccato sul nascere dal pm Ilda Boccassini. «Subire e stare zitti, ecco l’imperativo dei padroni rivolto agli operai (...). Piena solidarietà agli operai Fiat di Pomigliano in testa. La rivoluzione è necessaria, la rivoluzione è possibile».

E ancora: «È proprio nel contesto della crisi economica che governo e padronato applicano la solita ricetta di farne pagare i costi alla popolazione gettando nel lastrico centinaia di migliaia di famiglie con la cassa integrazione e i licenziamenti (...). Per questo non c’è altra via d’uscita positiva della crisi che il superamento, l’abbattimento del capitalismo e l’instaurazione di una società capitalista». Quelle parole, rilette e interpretate oggi alla luce di slogan che ne ricalcano la forma e la sostanza - osservano gli analisti - devono far riflettere anche in relazione alla rabbia per la recente notifica degli avvisi di conclusione indagine agli operai e ai rappresentanti sindacali della Fiat Auto di Pomigliano per i blocchi e i picchetti del 15 aprile scorso.

Parole che non sorprendono però gli esperti dell’antieversione impegnati a tenere d’occhio ciò che definiscono «le nuove progettualità eversive». Un po’ tutte le sigle monitorate puntano, infatti, a tematiche sociali care ai movimentisti della stella a cinque punte. Per dirla come l’ha detta a marzo il prefetto Carlo De Stefano, direttore dell’Ucigos, i gruppi che si rifanno agli ultimi brigatisti hanno tutta l’intenzione di cavalcare problemi caldi «come il precariato» e tutto ciò che ne consegue. Segnali di preoccupazione, come detto, non mancano. Minacce a sindacalisti e giuslavoristi, volantini nelle catene di montaggio, attentati a sedi di partito, chiamate alle armi via internet, atti vandalici.

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36 commenti su  1  2  3  4  5  6  7  8   pagine dal più vecchio | dal più recente
#36 Scugnizzo (3) - lettore
il 22.05.09 alle ore 22:38 scrive:
Un suggerimento al bravo Gianmarco Chiocci che seguo da anni: un'occhiata al sito del (nuovo) partito comunista italiano e, in particolare, al relativo Manifesto Programma...
#35 justice (515) - lettore
il 21.05.09 alle ore 19:23 scrive:
Sylvia Mayer lei la conosce la storia dei gettoni in tasca ad Aldo Moro? Legga e si informi magari qualche dubbio le viene. Poi vorrei ricordarle qualche storia.... piazza della loggia, banca dell'agricoltura, stazione di bologna, treno italicus, qualche storia sicuramente marginale... secondo il suo punto di vista. Io non non dormo, resto vigile. Informazione, informazione, conoscenza, leggere, conoscere, studiare...
#34 Occhi aperti (11) - lettore
il 20.05.09 alle ore 8:12 scrive:
L' eversione ha avuto matrici diverse, e spesso delinearne i confini era complicato, perché i fili si sono intrecciati più volte. Che una connivenza ci fosse, soprattutto tra la DC del tempo e le BR, ad esempio, è risaputo. Moro ne fu la vittima (e lo sapeva, come lo ha sempre saputo la famiglia, si leggano le dichiarazioni della figlia). Negare questo aspetto vuol dire pensare che la storia abbia sempre e soltanto UNA chiave di lettura: niente di più superficiale.
#33 canadien (1435) - lettore
il 20.05.09 alle ore 6:27 scrive:
Se 19 agenti sono stati feriti, la lotta e` stata impari; certo che certi problemi, se non li si tratta con la giusta cura, si incancreniscono e si allontanano da una qualsiasi possibilita` di soluzione. Chi sbaglia paga ! Ci sono leggi e regolamenti che devono valere per tutti bad-block e centri sociali compresi. La politica non dovrebbe innescare, con dichiarazioni a dir poco fomentatrici, simili situazioni e in questo caso la polizia fa il proprio dovere costituzionale reprimendo chi non sta alle regole. Punto e basta. Tutto il resto non sono che chioacchiere o, peggio, strumentalizzazioni. Ne abbiamo piene le palle di questi deficienti nullafacenti !
#32 Sylvia Mayer (8996) - lettore
il 19.05.09 alle ore 21:08 scrive:
Non ci posso credere! Decenni dopo ancora qualcuno sostiene che il terrorismo di "sinistra" era in realta' gestito da "destra". Ma la Storia non insegna proprio mai nulla a questa gente? E poi saremmo noi quelli che dovrebbero usare la testa!
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