Vogliono sequestrare il patrimonio di Berlusconi

I magistrati di Palermo pronti a indagare il premier per "concorso esterno in associazione mafiosa". L’obiettivo è l’immediato esproprio dei suoi beni grazie all’articolo 416bis. E a quel punto toccherebbe a lui dimostrare la provenienza delle sue ricchezze

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Palermo - Se tutto va come certi pm siciliani sognano vada, per Silvio Berlusconi l’aggressione al «patrimonio» di famiglia avvenuto con la condanna al risarcimento da 750 milioni di euro per il Lodo Mondadori, rischia di rappresentare uno sgradevole antipasto. Perché l’obiettivo finale che taluni magistrati si sarebbero prefissati inseguendo le parole dei pentiti e taluni flussi finanziari ritenuti sporchi, punterebbe a indagare il premier per concorso esterno in associazione mafiosa e poi, in tale veste, chiedere al tribunale l’immediata applicazione delle misure di prevenzione, personali e patrimoniali.

Con ciò arrivando al sequestro del suo intero patrimonio. L’abito criminale a cui si starebbe lavorando è lo stesso che anni fa si pensò di cucire su misura per il medesimo personaggio politico: quello della legge Rognoni-La Torre sulla confisca dei patrimoni dei boss. All’indagato per 416 bis possono essere infatti sequestrati, e successivamente confiscati, i beni di proprietà, e ciò indipendentemente dall’esito del procedimento penale.

Col risultato che se l’indagato per concorso esterno verrà assolto potrebbe vedersi comunque il patrimonio sequestrato nel caso in cui non riuscisse a dimostrare fino in fondo la provenienza lecita della stesso. Per legge oggi basta il «sospetto» che il capitale in oggetto sia di provenienza mafiosa. È necessario che sussistano meri «indizi» che il patrimonio s’è formato anche grazie all’apporto mafioso, indizi assemblabili con la chiamata in correità (non riscontrata) dei pentiti. Ma c’è di più. L’onere della prova non ricadrebbe sul pm bensì su Berlusconi: toccherebbe a lui dimostrare che ogni euro del suo capitale non s’è sporcato con Cosa nostra. In caso contrario, l’intero patrimonio risulterebbe aggredibile.

Seguendo questo percorso scatterebbero, come presupposto, anche le misure di prevenzione personali per sottoporlo a situazioni di limitazioni della libertà, ivi compreso il divieto «autorizzativo» che lo potrebbe privare finanche della possibilità di ricoprire incarichi pubblici o di svolgere l’attività di imprenditore. E se per la «patrimoniale» occorrono indizi sulla riconducibilità mafiosa dei soldi, per la «personale» bastano indizi ancora più blandi o semplici chiamate in correità, di quelle che abbondano al processo Dell’Utri o nelle indagini sulle stragi dal ’92 al ’94 aperte a Caltanissetta, Palermo e Firenze, dove l’argomento del giorno è sempre il Cavaliere. I pentiti, da Spatuzza a Grigoli, fanno a gara a parlare di Berlusconi «grazie al quale avevamo ottenuto tutto» (dice il primo) e di Dell’Utri, «il politico in contatto con Cosa nostra» (ribatte il secondo).

Proprio seguendo il filone finanziario, i pm di Firenze il 5 novembre scorso chiedono a Grigoli notizie sui «rapporti imprenditoriali» fra Dell’Utri e i boss Graviano trapiantati a Milano e ritenuti, dagli stessi collaboranti, i referenti diretti dell’attuale senatore del Pdl sotto processo a Palermo. Ossessivamente si stanno rileggendo atti già sconfessati, inerenti il «peccato originale». Cioè il presunto apporto «economico» della mafia alla nascente Forza Italia, atti disintegrati dai processi ma «riletti» sotto una nuova luce «finanziaria» che tiene conto di nuovi pentiti ma non dell’archiviazione a Caltanissetta dell’inchiesta per concorso in strage che vedeva indagati Berlusconi e Dell’Utri: ecco allora che si vanno a rispolverare verbali sui mai riscontrati rapporti «finanziari» di Berlusconi coi boss Bontade, Lo Iacono e Teresi, secondo le chiacchiere dei pentiti Cangemi, Di Carlo o Calderone.

Si riesumano i legami di Berlusconi, cessati nel 1973, con la Banca Rasini di Milano considerata solo dieci anni più tardi una lavanderia di denaro sporco; si rielaborano le risultanze del procedimento 6031/94 trasmigrate nel processo Dell’Utri per dimostrare una mai dimostrata ipotesi di riciclaggio finalizzata a coinvolgere Berlusconi; si cercano spunti all’originario rapporto del Ros di Caltanissetta del febbraio ’99 sulle 401 società riconducibili alla Fininvest; si ri-studia la perizia depositata al processo Dell’Utri su operazioni fra il Banco Ambrosiano di Calvi e la Fininvest Limited Gran Cayman; si lavora d’archivio soprattutto per un raccordo con l’attualità scaturita dalle dichiarazioni su Dell’Utri (e quindi Berlusconi) fatte da Massimo Ciancimino, figliolo di quell’ex sindaco mafioso di Palermo, don Vito, legatissimo all’imprenditore Zummo accusato recentemente dalla Dda di Palermo d’aver fatto sparire alle Bahamas parte del tesoro di Ciancimino senior quantificabile in 13 milioni di euro.

Riciclaggio, sospettano i pm, avvenuto con l’aiuto di Nicola Bravetti, socio fondatore della Banca Arner considerata dai pm l’istituto di credito della Fininvest, delle holding numerate dei figli del premier e del Cavaliere che vi ha personalmente depositato 60 milioni di euro. Per la cronaca, il pm che indaga sulla Arner è lo stesso che ha criticato il governo ad Annozero e che da mesi confessa il giovane Ciancimino dopo aver messo in croce il senatore Dell’Utri.

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COMMENTI

218 commenti su  1  2  3  4  5  6  7  8  9  10   pagine dal più vecchio | dal più recente
#218 Zdenek (1189) - lettore
il 27.11.09 alle ore 9:14 scrive:
#213 roberto zanella, la Democrazia č messa in pericolo dalla concessione del diritto di voto a soggetti come Lei.
#217 popolino (58) - lettore
il 26.11.09 alle ore 17:40 scrive:
a un mio commento precedente han detto che il mio esempio era troppo banale, mi chiedo quanti condividano invece quello di #214 syntronik vorrei solo ribadire che, dato il numero di azioni legali e processuali rivolte contro il premier berlusconi, e' statisticamente probabile che almeno sia basata su un fatto criminoso avvenuto. Al contrario, pensare che in tutti questi anni i giudici abbiano sempre preso abbagli, e sempre e solo su di lui, e' proprio difficile crederlo la mia opinione e' che i giudici si accaniscano su berlusconi non tanto perche' c'e' un complotto in corso, piu' probabilmente perche' ne ha fatte talmente tante che e' difficile pure per ghedini scudarlo alla bisogna. Il fatto che poi lo stesso berlusconi dia lo zuccherino al popolo ogni tanto (ai terremotati, per la spazzatura, ecc) a me sembra sia proprio per creare una coalizione di devoti ammiratori che possano difendere le sue porcherie
#216 Dadotondo (166) - lettore
il 26.11.09 alle ore 13:23 scrive:
Mi domando cosa scriveranno fra 50 anni i libri di storia di Berlusconi e dell'Italia Berlusconiana. Forse ci saranno dei riferimenti a Kennedy ma temo pių probabili quelli a Chavez.
#215 flordluna (3015) - lettore
il 26.11.09 alle ore 11:05 scrive:
Ed ecco che salta fuori la verita'! Debenedetti vuole i soldi della causa che grazie agli amici magistrati rosso fuoco.....ha vinto! La magistratura di sinistra sta lottando per considerare mafioso il premier onde levargli soldi e proprieta'! I mendicanti di sinistra che da tempo cercano endovenose di quattrini per le loro sudicerie, ed e' tanto che lo scrivo, avrebbero in questo modo la possibilita' di darsi alla bella vita...che per ora non riescono a condurre! Pero' dato che noi italiani saggi non vogliamo un ribaltone procurato da sordidume morale come quello della sinistra....non sarebbe il caso di scendere in piazza a ribadire sostegno al premier ed a chiedere a questa sinistra allucinante di darsi una calmata?
#214 syntronik (1088) - lettore
il 26.11.09 alle ore 5:00 scrive:
Le provano tutte, anche quelle che li rendono ridicoli e assurdi alla faccia degli italiani, e delle persone normali, ma non si rendono conto, che in questo modo rendono visibile anche ai ciechi, le loro assurde teorie, mi sembra di vedere un filmato del coiote alle prese con la catapulta, per catturare il velocissimo (bipbip), per poi scoprire alla fine che era il suo acerrimo rivale che le costruiva.
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