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giovedì 25 maggio 2006, 00:00

Voto degli italiani all’estero, le prove della truffa

La bocciata Mirella Giai attacca: «Io denuncio la frode». Dirigente ds: «Se si rivota perdiamo le elezioni»

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Luca Telese

da Roma

Denunce, accuse di truffa, promesse di prebende. Ancora una volta si parla della pagina più contestata nelle ultime elezioni politiche, il voto degli italiani all’estero. Ma stavolta, ad aggiungere ombre sulle condizioni surreali in cui è avvenuto lo scrutinio, non sono esponenti di centrodestra, ma ben due candidate dei Ds - Marisa Bafile e Mirella Giai (una eletta trionfalmente, l’altra beffata da uno «scrutinio supplementare») - che denunciano brogli da parte di un altro candidato ulivista.
E poi c’è un documento in presa diretta, dove è filmata la spietatezza di questa battaglia politica italiana in sudamerica. È un bellissimo documentario - Hermanos de Italia - messo in cantiere (con incredibile lungimiranza) dal canale satellitare Cult prima del voto (andrà in onda l’11 giugno alle 22.50 seguito da uno analogo sul centrodestra). Un film in cui il regista che seguiva la sfida all’ultima preferenza nella lista dell’Unione, Volfango De Biasi, si è trovato testimone (insieme al suo operatore Niccolò Patriarca) di uno scontro feroce. Che si chiude, per citare una delle sequenze più incredibili, con una registrazione «sporca», quella che documenta il dialogo drammatico fra la candidata defraudata e un «commissario politico» venuto da Roma, il viceresponsabile italiani nel mondo dei Ds Norberto Lombardi. Avviene pochi minuti prima di una festa elettorale finita male. Mirella Giai era stata già proclamata eletta. Poi, un fantomatico ricomputo (nel senso che non si sa ancora chi lo abbia effettuato e come) le toglie il seggio, per affidarlo all’«indipendente» Edoardo Pollastri. Pollastri è vicino alla Margherita, in ottimi rapporti con il responsabile esteri del partito, Franco Danieli. E siccome tra i sei eletti dell’Unione ci sono troppi ds (effetto della formidabile organizzazione della Cgil, guidata dal responsabile Antonio Bruzzese), la Giai è convinta che quel «ritocco» sia stato dettato da una pressione di partito. Un sospetto grave, che viene avvalorato dal dialogo surreale con l’emissario di Roma. La scena si svolge a porte chiuse, dentro una stanzetta. La telecamera è nascosta, ma inquadra benissimo gli interlocutori. L’audio è perfetto. Le due compagne di partito vogliono fare ricorso contro quella che chiamano «una frode». Ma l’emissario di Piero Fassino - Lombardi - le scongiura di soprassedere. Le voci si sollevano. La Giai è durissima: «Io questa sera faccia denuncia, hanno dato volta, come si dice? Io denuncio la frode». Il dirigente del Botteghino non ci sta: «Questa cosa... meno si agita in questo momento, e meglio è...». La Bafile (eletta, ma solidale con la Giai è durissima). «Io non sono d’accordo. Il partito ci deve dare sostegno legale. Se le cose non stanno così, dovrete trovarvi solo dei Pollastri! Altrimenti quando chiederete qualcosa alla rete dei Ds vi arriverà una pernacchia internazionale! Non mettete in mezzo personaggi come Pollastri e Pallaro che vabbè... uno si tappa il naso per prenderli nell’Unione...». Lombardi, alla deputata: «Che dici?». La Bafile: «Dico...». È a questo punto che l’inviato del Botteghino fa un discorso di real politik spietato, ai limiti della morale. Spiega che il ricorso contro lo scrutinio (di cui evidentemente considera ovvio un successo) non va fatto per non mettere in discussione la vittoria elettorale determinante dell’Unione. E lo fa con queste parole: «Ma non capisci? Sei troppo intelligente per non sapere che nella situazione del quattro più uno più uno (ovvero quattro eletti dell’Unione e solo due del centrodestra. ndr) abbiamo noi interesse a non far muovere paglia e a ... (parola incomprensibile, ndr
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