martedì 09 febbraio 2010
 
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mercoledì 11 marzo 2009, 19:57

Williamson, scrive il Papa: "Un caso imprevedibile"

Benedetto XVI sulla revoca della scomunica ai lefebvriani e interviene sulle critiche divampate dentro la Chiesa

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 Il blog di Andrea Tornielli
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E' un testo articolato, bello, umile e allo stesso tempo forte: il Papa vuole fare chiarezza circa le polemiche sollevate dalla revoca della scomunica ai quattro vescovi lefebvriani e dal caso Williamson, e interviene sulle critiche divampate anche e soprattutto dentro la Chiesa. Lo fa con una lettera inviata a tutti i vescovi cattolici, ricordando che il caso “ha suscitato all’interno e fuori della Chiesa cattolica una discussione di tale veemenza quale da molto tempo non si era più sperimentata“.

Benedetto XVI ricorda la “valanga di proteste” e l’accusa a lui rivolta di voler tornare indietro rispetto al Concilio. “Una disavventura per me imprevedibile è stata il fatto che il caso Williamson si è sovrapposto alla remissione della scomunica. Il gesto discreto di misericordia verso quattro vescovi, ordinati validamente ma non legittimamente, è apparso all’improvviso come una cosa totalmente diversa: come una smentita della riconciliazione tra cristiani ed ebrei, e quindi come la revoca di ciò che in questa materia il Conciloio aveva chiarito per il cammino della Chiesa“.

L’invito alla riconciliazione con un gruppo che si era separato, è stato dunque presentato come una volontà di creare nuove fratture fra cristiani ed ebrei. Nelle parole di Papa Ratzinger emerge tutto il dolore che questa strumentalizzazione gli ha provocato, dato che proprio la riconciliazione tra cristiani ed ebrei “fin dall’inizio era stato un obbiettivo del mio personale lavoro teologico“.

Benedetto XVI spiega che in futuro la Santa Sede dovrà prestare più attenzione alle notizie diffuse su Internet (le dichiarazioni di Williamson erano circolavano infatti sul Web già prima della pubblicazione della revoca della scomunica) e aggiunge: “Sono rimasto rattristato dal fatto che anche cattolici, che in fondo avrebbero potuto sapere meglio come stanno le cose, abbiano pensato di dovermi colpire con un’ostilità pronta all’attacco. Proprio per questo ringrazio tanto più gli amici ebrei che hanno aiutato a togliere di mezzo prontamente il malinteso e a ristabilire l’atmosfera di amicizia e di fiducia“.

Il Papa si rammarica poi per il fatto che la stessa revoca della scomunica, “la portata e i limiti del provvedimento” non siano stati “illustrati in modo sufficientemente chiaro al momento della sua pubblicazione“. E precisa che la scomunica colpisce persone, non istituzioni: la revoca è un atto disciplinare, che rimane ben distinto dall’ambito dottrinale: “Il fatto che la Fraternità San Pio X non possieda una posizione canonica nella Chiesa, non si basa in fin dei conti su ragioni disciplinari ma dottrinali” e i suoi ministri, anche se “sono stati liberati dalla punizione ecclesiastica, non esercitano in modo legittimo alcun ministero nella Chiesa“.

Continuando su questo tema, il Pontefice annuncia di voler collegare la commissione Ecclesia Dei, che si occupa dei lefebvriani, con la Congregazione per la dottrina della fede. E a proposito del Concilio dice: “Non si può congelare l’autorità magisteriale della Chiesa all’anno 1962 - ciò deve essere ben chiaro alla Fraternità. Ma ad alcuni di coloro che si segnalano come difensori del Concilio deve essere pure richiamato alla memoria che il Vaticano II porta con sé l’intera storia dottrinale della Chiesa. Chi vuole essere obbediente al Concilio, deve accettare la fede professata nel corso dei secoli e non può tagliare le radici di cui l’albero vive“. Benedetto XVI - ed è la parte più commovente della lettera - risponde poi alla domanda critica che molti gli hanno rivolto in queste settimane: la revoca della scomunica era necessaria? Era davvero una priorità?

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25 commenti su  1  2  3  4  5   pagine dal più vecchio | dal più recente
#25 EmanuelTribbia (172) - lettore
il 12.03.09 alle ore 10:25 scrive:
sempre per #10 Emanuele : la risposta se l'è data da solo, lei "può" giudicare in quanto libera persona pensante, ma "non deve" giudicare in quanto cristiano, se non anteponendo prima e solo e sempre innanzitutto la carità, che sta al di sopra, e dalle sue parole - mi scusi - ma non leggo niente di tale virtù fondamentale... Dopo tante citazioni bibliche - mi sembra un pastore protestante, senza offesa - le rinnovo comunque l'invito a ritirarsi a vita monastica e pregare per il nostro Papa, e non si dimentichi appresso l'Imitazione di Cristo.
#24 leopardo (1339) - lettore
il 11.03.09 alle ore 22:11 scrive:
Lo spessore umano-morale di Papa Ratzinger è un milione di volte superiore a quel cretino pseudo-prete che nega l'Olocausto.
#23 voce nel deserto (5845) - lettore
il 11.03.09 alle ore 19:58 scrive:
Questi pretacci comincino a rispettare il Papa. Non si ricordano del primato pietrino che discende da Cristo? Lo Spirito Santo soffia dove vuole ma sicuramente in modo particolare in direzione del Vescovo di Roma.
#22 QuoVadis (238) - lettore
il 11.03.09 alle ore 19:30 scrive:
Per Emanuele: Quanti anni ha Obama? Credo più di 30... E allora non è una buona parodìa. Per quanto mi riguarda, sono sempre pronto e se mi troverò nei tempi tanto temuti in questa discussione, saprò riconoscerlo e di sicuro mi schiererò con il S. Padre: per me lui è la Roccia vivente, figura di quella del Cielo che è il Signore Gesù Cristo. Spero per voi e per me di avere la grazia speciale della perseveranza... La trovata di Assisi non è piaciuta neanche a me: vedendo quelle immagini ho avuto la netta impressione che ognuno stava per i fatti suoi, e questo non è certo comunione. Ma, è innegabile, il magistero di Giovanni Paolo II è stato veramente elevato. Comunque, in Dt 6, 5 non c'è la limitazione al prossimo, ma l'amore verso il Signore con tutta la propria persona. Con affetto e rispetto, ma mi sembri un pò vicino alle posizioni lefevriane; o sbaglio?
#21 Emanuele (1901) - lettore
il 11.03.09 alle ore 18:25 scrive:
SEGUE Quando Gesù dice: "Io sono la via, la verità, e la vita, Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me." Cosa intende? Quello che dice il Padre «Tu sei il mio diletto Figlio; in te mi sono compiaciuto».(Matteo 3:13-17), «Questo è il mio Figlio diletto, nel quale mi sono compiaciuto; ascoltatelo» (Matteo 17:1-8). E allora cosa è Cristo? Il Suo comandamento dell'Amore da leggere con molta attenzione: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima, e con tutta la tua mente, e amerai il prossimo tuo come te stesso» (Mt 2-. 2,37-38). PRIMA viene l'amore per DIO poi per l'uomo. Papa non si preoccupa di insegnare l'amore per Dio come cosa primaria? "amerai il prossimo tuo come te stesso» infatti non è un detto non è specifico di Gesù, è dell'AT (Dt 6,5; Lv 19,18) ed è anche di Confucio o Lao-Tze. L'insegnamento specifico di Gesù è l'amore per DIO prima di tutto. Altrimenti l'amore dei genitori coi figli basterebbe... e Cristo che è morto a fare?
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