È vero che le creazioni contemporanee sono influenzate dai comics?
«Senza i comics non ci sarebbe stata la Pop Art, e non solo. Del resto il fumetto è sovente espressione della mano di un grande artista».
Qualche nome?
«Uno per tutti: Benito Jacovitti, il più grande surrealista italiano».
Quindi anche per il critico d'arte Philippe Daverio il fumetto è una forma d' arte?
«Certamente. Il fumetto ha origini antichissime: non dobbiamo dimenticare che fin dal Medioevo, già nel Duecento, negli affreschi più significativi venivano messe in bocca ad alcuni dei soggetti ritratti delle parole scritte. Spesso accadeva con la personificazione della morte, che annunciava la sua venuta...».
Ben prima dunque di Dylan Dog. Come giudica il fumetto contemporaneo?
«Dopo anni felicissimi, dal mio punto di vista sta vivendo un momento di crisi: non vedo niente di originale o di innovativo all'orizzonte».
Quali sono gli anni felici cui si riferisce?
«Penso alla grande scuola di Hugo Pratt e ai tentativi iper-raffinati e intellettualistici di Frigidaire (rivista a fumetti degli anni Ottanta cui collaborava anche Andrea Pazienza, ndr). Ovviamente mi riferisco anche a tutta la scuola di casa Bonelli, antica e gloriosa per aver ideato personaggi indimenticabili come Tex».
Quali sono i suoi eroi a fumetti preferiti?
«Non è un eroe, ma un'eroina: la Valentina di Crepax».
E dell'armata Disney non salva nessuno?
«Come si fa a non amare Topolino? È lui il mio prediletto»".
Stando al parere degli addetti ai lavori, anche il mercato della compravendita del fumetto è vivace.
«Certamente e lo dimostrano manifestazioni come questa del Salone del Fumetto di Milano dove molti appassionati vanno a caccia di rarità. Non sono al corrente delle singole quotazioni, ma so per certo che le prime edizioni dei grandi classici possono valere una fortuna».
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